40 - 60 - 90 non sono le misure di una bella ragazza senza seno. ma una misura, intesa come equilibrio, un riferimento ai prezzi nella ristorazione. in questi giorni d'inizio 2008, a proposito buon anno di cuore a tutti, colleghi, riviste, newsletter, forum eccetera non parlano altro che di prezzi a tavola, che l'alta ristorazione non può non costare, ed è partita una moda a trovare la metafora che funziona: "i grandi ristoranti sono come le ferrari, tutti ne parlano ma pochi se le possono permettere", oppure "andare in un grande ristorante è come vestire armani", e via così. metafore secondo me poco indovinate perché la cucina è condivisione non è possesso. il suo fascino sta anche in questo quindi è più facile paragonarla a una bella donna che a una bella macchina, no? proviamo allora a dare qualche riferimento. secondo me un ristorante corretto, come una buona osteria, non dovrebbero far pagare più di 40 euro: 10 a portata. per meriti dello chef o per le attenzioni alla ricerca della qualità della materia prima si può giustamente arrivare intorno a 60/70 euro. si dovrebbero poter spendere 90 euro nei migliori ristoranti in assoluto. poi alcuni di questi si distinguono nel tempo per fama, affidabilità, arredi, specialità, cantina, e possono diventare luoghi di lusso che, come tali, non hanno prezzo.
8 commenti:
"la cucina è condivisione non è possesso": è un concetto che mi sento di condividere pienamente! quanto ai prezzi, le categorie che hai fatto mi sembrano altrettanto condivisibili, ma piazzerei le osterie/trattorie al di sotto dei 25 euro(ricordiamoci con nostalgico rispetto le vecchie 50mila lire: io non le ho mai spese in trattoria prima del 2002!)
;-)
ah, dimenticavo, ovviamente bisogna considerare che ci sono differenze abissali da regione a regione in italia per i prezzi medi: a milano con 25 euro non mangi neanche una pizza, mentre nella mia regione fai una cena pantagruelica in qualche genuina osteria :)
Sì è vero salsa. Non c'è molta considerazione per i danari e nonostante la gente ne sia sempre senza non ne attribuisce consono valore. Io non ne spenderò mai certe cifre x desinare anche se non mi lamento e non sputo sulle mie entrate. Li spendo per libri se posso.
@salsadisapa vada per le vecchie 50mila lire. il riferimento era all'alta ristorazione, ma proprio quelle osterie sono merce rara e perciò... preziosa.
@stefano, penso che i 90 euro chessò di cracco, lo priore, scabin siano ben spesi. impegnativi, certo, ma non venite a dirmi che la gente non li ha perch^ conosco operai che con il loro stipendio vanno una domenica si e una no in trasferta allo stadio! a ognuno...
Caro Aldo su alcune cose mi trovo in accordo con te. Spiego meglio il mio pensiero che ho rivelato anche a salsa. In effetti per assaggiare qualcosa di esclusivo - di particolare - ben venga un investimento che ti regali una serata che non dimeticherai mai. Non discuto quel tipo di locali e chef di cui io stesso ne ho parlato e apprezzo. Intendevo tutto sommato i posti mediani dove talvolta l'aumento dei prezzi o certi conti sono esagerati. Poi, bisogna anche dire, per onestà, che manca per alcuni una cultura gastronomica. Per taluni è meglio mangiare tanto anche se non è buono e bere ciò che capita..
Con l'occasione un sincero buon 2008 a te Aldo e ai tuoi lettori
Sb
Complimenti, è un blog molto interessante e pieno di spunti di riflessione.
Buon Anno!
fiordisale
tutte osservazioni condivisibili: io sono fra coloro che, pur di permettersi una volta ogni tanto di cenare a "il canto" o in qualche altro bel ristorante rinunciano ad altre cose. è ovvio che non si può pretendere che tutti abbiano la passione per il cibo o per l'alta ristorazione: sarebbe come pretendere che tutti si interessino, che so, di calcio :-) però una cosa auspicabile c'è: un minimo di cultura della buona tavola, e un minimo di capacità di discernimento tra fregature inaccettabili e prezzi alti ma giustificabili ;-)
preferisco parlare di misure femminili...sono satollo
marco
www.chefmarco.splinder.com
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