Il divieto ai ristoranti etnici nel centro di Lucca deciso dalla giunta locale sta scatenando un vespaio di polemiche e subito alcuni personaggi del mondo culinario si sono erti a paladini dell'integrazione gastronomica. Gli stessi che ieri hanno inneggiato alla spesa a chilometri zero.
La notizia "toscana" mi è arrivata ieri sera da Chef Kumalè, critico dell'Espresso per i ristoranti etnici e l'avrete letta sul giornale o su altri blog. Ma si può essere d'accordo senza essere definiti razzisti si è chiesto il trattore fiorentino Burde? Certo che sì...
Chi segue questo blog conosce l'amore dello scrivente per le culture gastronomiche tutte ed è ovvio per ogni gourmet degno di questo nome che la cucina sia una "fusion" di per se stessa, basti pensare agli italianissimi eppur importati pomodori e patate. Eppure...
Se il provvedimento vuol essere un freno contro le improvvisazioni di cinesi e arabi che, magari laureati in ingegneria, si ritrovano ad aprire un ristorante in Italia e cucinare, allora questo succede anche nelle italianissime pizzerie. E i suddetti paladini hanno perso un'occasione.
Se invece vuol essere un invito alla valorizzazione del territorio, delle tradizioni locali, delle osterie, dei "chilometri zero", di quelle realtà che non esistono quasi più e che invece la gente torna a cercare perché viaggia (come chi cerca il cinese in Cina e il kebab in Turchia) e non vuole trovare il tonno al sesamo ovunque, allora viva Lucca.
8 commenti:
secondo me, l'impiego, poco delicato, del termine "etnico" in questo caso è sconcertante. Lucca è un tesoro e va protetto e custodito... ma non a spesa dell'umanità... Sono convinto che il patrimonio linguistico (e ideologico) dei lucchesi è tale da poter fornire un termine più idoneo...
e comunque sono d'accordissimo (e che c'entro io che non sono italiano?) con il congedo del tuo post...
comunque tanti articoli su sto tema!!! anch'io lo trovo ridicolo ma sarebbe il caso parlarne con chi ha attuato e innescato il fatto...giusto per capire e discuterne
BY
www.chefmarco.splinder.com
concordo con te: non so se sia questo il modo giusto per salvaguardare/valorizzare la cultura gastronomica italiana, ma è pur sempre un campanello d'allarme che ci ricorda che forse qualcosa bisogna davvero fare. pensa al centro di perugia, aldo: quanti chioschetti che vendono torta al testo o porchetta? due. quanti kebabbari? una dozzina ormai. nulla in contrario per quanto mi riguarda: frequento indifferentemente gli uni e gli altri, ma questi numeri devono far riflettere.
@sapina, l'esempio di perugia è emblematico.
@marco, secondo me la giunta cmq voleva l'effetto mediatico più che altro...
@do bianchi, di dove sei?
@aldo
concordo con l'effetto mediatico
ottima intuizione
www.chefmarco.splinder.com
sono della California (nato a Chicago) ma vivo attualmente ad Austin nel Texas.
La cadenza veneta è dovuta agli anni di studio presso la facoltà di lettere all'università di Padova.
— Jeremy Parzen (Do Bianchi = Due [vini] Bianchi)
Thnx, ricambio il link...
Dobbiamo subire le conseguenze nefaste della globalizzazione in ogni settore. Giusto proteggere, tutelare e valorizzare le uniche cose che nessuno potrà mai copiarci o produrre sotto costo:
Il patrimonio artistico, culturale ed enogastonomico italiano!
Il kebab lo vendano in autogrill, non nei centri storici delle nostre città d'arte!
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