FIRENZE - Qualche giorno fa il Dottore mi ha chiesto consigli per una collega in gita a Firenze, tra i quali (tra gli altri) ho inserito informalmente queste poche righe.
"Di giorno Le volpi e l'uva, piazza de' Rossi, prima a sx (nascosta) da ponte vecchio verso Palazzo Pitti con vini eleganti non di marca tutti al bicchiere e piatti di formaggi Fra e Ita e/o salumi, foie gras, no cucina"...
E' una "casa" in cui vado da anni, da quando studiavo da sommelier e il Maestro mi dava i vini alla cieca che non distinguevo un merlot da una barbera.
Una piccola/grande enoteca gestita da un enologo e tre sommelier che semplicemente hanno gusto ed esperienza epaticopalatale, amanti del vino raffinato (ma anche di distillati francesi) dai tempi pre-parkerizzazione e riferimento per saggi bevitori seriali.
Inviato dal dispositivo wireless BlackBerry®
mercoledì 30 settembre 2009
lunedì 28 settembre 2009
Piazza della Passera e Il Magazzino

FIRENZE - Al ritorno dalle vacanze e prima di ripartire mi sono immerso con un amico nella pur mia Firenze declinata al vissuto di Piazza della Passera trovando il modo di cenare con Antonio, un gourmet catalano già chef nella pluristellata San Sebiastan e altri amici e amiche.
La Passera è una delle più giovani piazze di Firenze da quando un gentiluomo inglese chiese l'abbattimento di un palazzo per dare respiro ai vicoli tra Palazzo Pitti e Ponte Vecchio. In via Toscanella ci viveva l'artista Ottone Rosai e in uno di questi palazzi c'era un bordello.

Oltre ai 4 Leoni, ristorante di Stefano Di Puccio, altro personaggio del calcio storico fiorentino e fratello (coltello) dei'Bambino, da qualche anno c'è il Magazzino, una tripperia. E' qui che ho mangiato, dai tempi del Tramvai della signora Nanda in piazza Tasso, il miglior lampredotto bollito della città.
La Passera è una delle più giovani piazze di Firenze da quando un gentiluomo inglese chiese l'abbattimento di un palazzo per dare respiro ai vicoli tra Palazzo Pitti e Ponte Vecchio. In via Toscanella ci viveva l'artista Ottone Rosai e in uno di questi palazzi c'era un bordello.
In via dei Sapiti nacque l'idea di rendere la strada galleria d'arte all'aperto, ma non se ne fece niente e chissà che il nuovo sindaco, più sensibile a certe dinamiche, non ritrovi il cassetto in cui la proposta fu chiusa all'epoca.

Oltre ai 4 Leoni, ristorante di Stefano Di Puccio, altro personaggio del calcio storico fiorentino e fratello (coltello) dei'Bambino, da qualche anno c'è il Magazzino, una tripperia. E' qui che ho mangiato, dai tempi del Tramvai della signora Nanda in piazza Tasso, il miglior lampredotto bollito della città.
Merito di Luca Cai, bravo cuoco senza fronzoli che faceva i panini al Vinitaly allo stand Cecchi e che a una rotta del vino incassò pure l'apprezzamento di Vizzari per un piatto di tagliatelle schiette in mezzo a tante ricette pédé. Deliziose anche le polpettine o i ravioli di lampredotto e buona la cantina, non solo toscana, comprensiva della modaiola Blanchette. Sui 30 euro.
Etichette:
lampredotto,
magazzino,
ristoranti a firenze,
trippa,
tripperia
| Reazioni: |
sabato 26 settembre 2009
Osteriglia, l'osteria della Bastiglia
SPELLO - La comunicazione, il lavoro, il matrimonio, oggi si declinano sempre più spesso come internet, precariato, convivenza.
In tale contesto la nuova generazione pretende anche la ristorazione più informale e veloce, ma non meno "alta" nel piatto, esaltando oltre (non sminuendo) il ruolo degli chef.
Ottima sintesi l'Osteriglia, con le ricette barocche della Bastiglia semplificate e sfrondate dallo spoletino Marco Gubbiotti per questo salotto arredato a meta' tra un fumoir e un vecchio pub inglese originale con poltrone di pelle, sedie di legno e lungo bancone.
Si mangia un'elegante zuppa di ceci con un non snaturato femminino baccala', il pollo alla diavola con cappelle di porcini alla griglia per contorno, vini al bicchiere e un ottimo Armagnac nero per non più di 30 euro. Consumazione obbligatoria.
Inviato dal dispositivo wireless BlackBerry®
In tale contesto la nuova generazione pretende anche la ristorazione più informale e veloce, ma non meno "alta" nel piatto, esaltando oltre (non sminuendo) il ruolo degli chef.
Ottima sintesi l'Osteriglia, con le ricette barocche della Bastiglia semplificate e sfrondate dallo spoletino Marco Gubbiotti per questo salotto arredato a meta' tra un fumoir e un vecchio pub inglese originale con poltrone di pelle, sedie di legno e lungo bancone.
Si mangia un'elegante zuppa di ceci con un non snaturato femminino baccala', il pollo alla diavola con cappelle di porcini alla griglia per contorno, vini al bicchiere e un ottimo Armagnac nero per non più di 30 euro. Consumazione obbligatoria.
Inviato dal dispositivo wireless BlackBerry®
venerdì 25 settembre 2009
Sushi di Cappesante a Perugia
PERUGIA - Finalmente un sushi buono a Perugia. Sono al Gus, in via Mazzini, nuovissimo ed eclettico locale aperto dalle 5 per colazione e caffè fino al dopo teatro (prenotazioni per ora al 3291033947, chiuso domenica).
Livio Fancelli, vulcanico patron della Bastiglia di Spello e dell'Osteriglia di cui parlero' presto, dopo Le Cirque e' approdato nella soporifera acropoli umbra.
Dove oltre a delle zuppe di roveja (un legume del Trasimeno) si mangia il sushi appunto, ottimo di cappesante.
Poi ho tenuto le chopstick per le salsiccie di Reginaldo Sentinelli a Fabriano, senza conservanti e animali da non piacere a palati vergini. Per il pecorino stagionato alle visciole e il pane e accighe del consorzio Cetarii.
Inviato dal dispositivo wireless BlackBerry®
Livio Fancelli, vulcanico patron della Bastiglia di Spello e dell'Osteriglia di cui parlero' presto, dopo Le Cirque e' approdato nella soporifera acropoli umbra.
Dove oltre a delle zuppe di roveja (un legume del Trasimeno) si mangia il sushi appunto, ottimo di cappesante.
Poi ho tenuto le chopstick per le salsiccie di Reginaldo Sentinelli a Fabriano, senza conservanti e animali da non piacere a palati vergini. Per il pecorino stagionato alle visciole e il pane e accighe del consorzio Cetarii.
Inviato dal dispositivo wireless BlackBerry®
martedì 22 settembre 2009
Tre Stelle Michelin da 25 Anni
POGGIBONSI - Domenica a San Fabiano Calcinaia si sono ritrovati insieme in cucina tre chef italiani stellati Michelin da 25 anni per festeggiare il quarto di secolo delle vendemmie dell'omonima azienda della località alle spalle di Poggibonsi, di proprietà di Guido Serio.
E come il vino, anche la cucina di Paolo Teverini dell'hotel Tosco Romagnolo di Bagno di Romagna, Sauro Brunicardi della Mora di Lucca e Massimo Viglietti della Palma di Alassio anziché invecchiare si è affinata.
A ripensarci oggi al 1984 di 25 anni fa, alle Fiat Uno, a Spielberg che girava E.T. e Pollack Tootsie, alla Michelin curata da Benito Broggiato, alla moda dei paninari chiamati così perché in Italia sbarcava il fast food, tanto è cambiato.
La genialità di alcuni chef oggi rivelatasi effimera, doveva ancora svettare. Il Marchesi di via Bonvesin avrebbe preso le tre stelle soltanto l'anno successivo. E Brera diceva che il suo cuoco lombardo preferito era Mario Musoni sulla strada dell'Oltrepo' dove oggi si emozionerebbe per la cucina di Enrico Bartolini.
Nell'anno delle polemiche (volgari) contro la gastronomia molecolare, riassaggiare i ravioli di polenta fresca e porcini di Luca Sicchi (attuale chef della Mora), l'opulenta speziatura brulé del peposo di Teverini o l'eclettica tartara di sugarelli e salsiccia alla lavanda da bucare e succhiare di Viglietti, ha più sapore di solida modernità di qualche banale invenzione.
mercoledì 16 settembre 2009
Enologica 30, l'anno del Sagrantino
Che il 2009 fosse l'anno del Sagrantino di Montefalco si era intuito già da gennaio. Nei primi mesi dell'anno si era registrata una certa concentrazione di personaggi del panorama enogastronomico internazionale non sfuggita ai produttori sempre sul campo.
In una stessa settimana si erano incrociati Clara Barra, ispettrice del Gambero Rosso di li' a poco destinata a diventare direttore della guida ristoranti; Salvatore Marchese, firma di Food&Beverage (e autore del delizioso libro Le cucine dell'Umbria) per un servizio sul vino; Antonio Galloni, nuovo collaboratore per l'Italia di Robert Parker e del temuto Wine Advocate; last - e in questo caso anche least - lo scrivente...
Non solo. A fine marzo una bottiglia speciale di Sagrantino è stata dedicata da Marco Caprai ai 100 anni del Nobel Rita Levi Montalcini. Poche settimane fa durante una riunione del "Cenacolo dei palati" tra i dieci grandi rossi 1997 presenti i cenacolanti hanno stabilito all'unanimità che fosse proprio un Sagrantino il migliore (e c'erano Amarone, Brunello, Taurasi, Chianti classico). Rispondendo così anche al quesito posto da Alice Feiring sul New York Times se fosse - c'è il tannino ok, ma l'acidità? era la domanda - un vino longevo.
Che infine fosse l'anno di queste grandi uve di Montefalco, si era intuito soprattutto con le degustazioni di giugno delle guide. Eleganti i 2006, la nuova annata presentata in questi giorni. Vinibuoni d'Italia del Touring, la prima a render note le sue finali, ha aumentato i primi di eccellenza molti dei quali a vini base (non riserve o selezioni). Come se non bastasse è di quest'anno la decisione di aumentare il disciplinare per far uscire il Sagrantino con sei mesi in più di affinamento (in bottiglia), difficile scelta di qualità
Etichette:
enologica 30,
sagrantino di montefalco
| Reazioni: |
lunedì 14 settembre 2009
Cena da 11mila dollari per Obama

WASHINGTON - Fortuna che a Obama piace il cibo italiano, chissà se era amante della cucina francese quanto avrebbe speso. Secondo un gruppo privato americano che si occupa di diritti dei cittadini e si chiama Judicial Watch, il presidente Usa e la moglie Michelle hanno "fatto spendere" ai contribuenti 11mila dollari per una cenetta galante.
La notizia è stata pubblicata ieri da Politico 44, un giornale che cita l'associazione di diritti su documenti della Casa Bianca. Che avranno mangiato? E dove? Ma soprattutto che avranno bevuto? Forse l'acqua "Obama" fotografata alla Rinascente di Milano la scorsa settimana e che costa 300 euro a bottiglia?
In realtà, a parte l'acqua minerale, il costo della cena sarebbe imputabile a motivi di sicurezza e quindi alle spese per il personale a protezione della coppia presidenziale in libera uscita, senza far menzione del gossip gastronomico di Barack e Michelle.
domenica 13 settembre 2009
Lo Skiwasser del Sant Ambroeus
MILANO - Qualche volta si puo' o si deve anche scegliere un aperitivo analcolico, che definito cosi' non sembra interessante.
Invece lo skiwasser, del quale avevo gia' parlato (vedere dalla barra delle ricerche), ha la sua declinazione migliore al Sant'Ambroeus di Milano, come bevanda naturale coi lamponi freschi di stagione, prima che cocktail analcolico.
Inviato dal dispositivo wireless BlackBerry®
Invece lo skiwasser, del quale avevo gia' parlato (vedere dalla barra delle ricerche), ha la sua declinazione migliore al Sant'Ambroeus di Milano, come bevanda naturale coi lamponi freschi di stagione, prima che cocktail analcolico.
Inviato dal dispositivo wireless BlackBerry®
venerdì 11 settembre 2009
Il Marchesino a Milano
MILANO - Oggi pranzo al Marchesino, in piazza della Scala a Milano. Un modo per iniziare l'anno lavorativo con una nitida cucina italiana.
Con una cucina, quella di Gualtiero Marchesi, da sempre archetipo del gusto di una semplicita' di disarmante eleganza. Basti pensare al salmone marinato all'aneto e servito pulito, senza tracce di erba aromatica, quasi come un sashimi anche nel sapore sottolineato dalla pera alla mostarda come fosse un wasabi.
Ottimi i piatti più tradizionali della grande cucina come le animelle alla bieta e mandorle con grattata di lime oggi molto di moda (speriamo non venga abusata).
Emozionanti quelli della tradizione milanese come il pollo alla Kiev fritto direi nel burro chiarificato e servito su un stecco con salsa (a parte) di burro, erba cipollina e limone, o l'arrosto di vitella (al femminile, son toscano, il Maestro capira'...).
Un misunderstanding con un maitre molto in gamba mi aveva prospettato il rustin nega' delle pacciade lombarde presto nel menu invernale, ma quel secondo mi ha riportato a una cena a Erbusco rimastami nel cuore. Sui 20 euro a portata, a 50 il business lunch.
Inviato dal dispositivo wireless BlackBerry®
Con una cucina, quella di Gualtiero Marchesi, da sempre archetipo del gusto di una semplicita' di disarmante eleganza. Basti pensare al salmone marinato all'aneto e servito pulito, senza tracce di erba aromatica, quasi come un sashimi anche nel sapore sottolineato dalla pera alla mostarda come fosse un wasabi.
Ottimi i piatti più tradizionali della grande cucina come le animelle alla bieta e mandorle con grattata di lime oggi molto di moda (speriamo non venga abusata).
Emozionanti quelli della tradizione milanese come il pollo alla Kiev fritto direi nel burro chiarificato e servito su un stecco con salsa (a parte) di burro, erba cipollina e limone, o l'arrosto di vitella (al femminile, son toscano, il Maestro capira'...).
Un misunderstanding con un maitre molto in gamba mi aveva prospettato il rustin nega' delle pacciade lombarde presto nel menu invernale, ma quel secondo mi ha riportato a una cena a Erbusco rimastami nel cuore. Sui 20 euro a portata, a 50 il business lunch.
Inviato dal dispositivo wireless BlackBerry®
Miss Vigna
MILANO - L'unico concorso in Italia sulla valorizzare di una vigna e non di un vino, a Isera (Tn), città pioniera di avanguardie ecologiche come il polo per l'energia rinnovabile. "La Vigna Eccellente" domenica 20 arriva alla sua XI edizione e mi piace segnalarla perche' come dice l'enologo toscano bicchierino Gambelli "il vino si fa in vigna".
La giuria che valuterà il miglior vigneto è composta da nomi importanti dei settori protagonisti, fra cui il prof. Attilio Scienza, Ordinario di Viticoltura presso il Dipartimento di Produzione Vegetale della Facoltà di Agraria dell'Università degli Studi di Milano.
Inviato dal dispositivo wireless BlackBerry®
La giuria che valuterà il miglior vigneto è composta da nomi importanti dei settori protagonisti, fra cui il prof. Attilio Scienza, Ordinario di Viticoltura presso il Dipartimento di Produzione Vegetale della Facoltà di Agraria dell'Università degli Studi di Milano.
Inviato dal dispositivo wireless BlackBerry®
mercoledì 9 settembre 2009
Café de Flore, Paris 6
PARIGI - Metti una domenica mattina presa comoda in una Parigi settembrina da buona vendemmia, col giornale della dimanche dove i Blues hanno perso e qualche noioso cagnolino che ha convinto la sua bella proprietaria a farsi vedere in giro. Garçon! Un Flore... Si diceva una volta al Café de Flore, in boulevard Saint-Germain des Prés, nel sesto di Parigi.
Un locale denso di storia parigina, dai più noti Simone de Beauvoir, Sartre e Juliette Greco riuniti qui per porre le basi dell'existentialisme, ma anche dalla redazione del "Soirées de Paris" di Apollinaire sur le banquettes de velours rouge, ad Albert Camus, Boris Vian, Picasso, Truman Capote, l'Henri Miller dei tropici, l'Hemingway di Fiesta: "Approdai, dopo un lungo giro, al marciapiede del Café de Flore. Mi sedetti a un tavolo di gente che conoscevo poco. Avevo l'impressione d'essere importuno, ma non me ne andavo. Gli altri parlavano con la massima serietà d'ogni cosa che era avvenuta e di cui era utile essere informati: mi apparivano tutti di una realtà precaria, con il cranio vuoto".
In onore alle battaglie di uova durs o fresche ho ordinato un'omelette jambon et fromage con un bicchiere di (infimo) Bordeaux. Il locale oggi infatti è piuttosto caro, coi 1er cru a 600 euro la bottiglia, Gin Tonic 14, un quarto di pollo e insalata 16 o crabe royale 35, soprattutto per gli avventori non abituali. Ma il menu è agevole anche con un club sandwich o un'ottima omelette appunto e le frequentazioni dell'ex quartiere latino sempre interessanti.Ps. Al Flore non si prenota, si punta un tavolino con discrezione e si assicura con una mancia al cameriere.
Les Beaux Arts, Paris 6

PARIGI - Mangiar bene a Parigi non vuol dire solo girare ristoranti tres etoiles di Pierre Gagnaire e company - chapeau -, o provare le novita' dell'abbinamento del cibo al vino (e non viceversa) accreditate di essere care abbastanza da rubare la scena a una serata.
Significa piuttosto ritrovare amici e amiche davanti al buon bicchiere di vino di un bistrot sans pretentions hautement gastronomiques - dicono qui - mais aux agreables accents bourgeois come Les Beaux Artes all'Odeon 76, rue Mazarine Paris 6 (0143257116).
Tavoli a quadretti bianchi e rossi, oste magro e capellone da Renault 4, una famiglia francese al tavolo accanto che quando lui ha ordinato i miei stessi piatti mi son sentito quasi del posto anch'io.
Da bere Crozes Hermitage Les Chenets d'annata, escargot a la bourguignonne con pane nero e baguette, boudin noir de Normandie (trop brulee' al primo tentativo) con patate. Sui 35 euro.
Etichette:
bistor odeon,
mangiare a parigi,
paris restaurant
| Reazioni: |
martedì 8 settembre 2009
Le Cronache di Irene da Nyc/3
NEW YORK - Souen si trova al 28 East della 13esima http://souen.net.
Ristorantino macrobiotico alla mano e pienissimo da prenotazione obbligatoria. Tanto legno, colori tenui accolgono facendoti trarre un respiro di sollievo dall'asfalto e dai grattacieli, architetture incombenti, vagamente imbarazzanti.
Ho assaggiato un piatto di verdure con la clorofilla salvaguardata, riso integrale il tutto accompagnato da cappesante in salsa di cocco. Mi rendo conto che potrebbe far rabbrividire leggendolo così ma il mix si fondeva benissimo.
Irene di Cucina Senza senza
Ristorantino macrobiotico alla mano e pienissimo da prenotazione obbligatoria. Tanto legno, colori tenui accolgono facendoti trarre un respiro di sollievo dall'asfalto e dai grattacieli, architetture incombenti, vagamente imbarazzanti.
Ho assaggiato un piatto di verdure con la clorofilla salvaguardata, riso integrale il tutto accompagnato da cappesante in salsa di cocco. Mi rendo conto che potrebbe far rabbrividire leggendolo così ma il mix si fondeva benissimo.
Irene di Cucina Senza senza
lunedì 7 settembre 2009
Aigner, Tradizionale a Berlino
BERLINO - Gendarmenmarkt e' una delle piazze più eleganti di Berlino in cui convivono lungo i marciapiedi Audi, Porsche e vecchie Trabant restaurate, in un silenzio surreale a meta' tra un'atmosfera da guerra fredda e una citta' di provincia.
Pensato come un bistrot, con boiserie di legno, antiche Berkel e abat-jour, Aigner e' una delle più caratteristiche espressioni di quel poco di cucina tradizionale che conserva l'eclettica Berlino.
Pane nero e salato con extravergine dalla Grecia in attesa di un Gruner Veltliner d'annata provenienza Wachau. Sempre dall'Austria una wiener schnitzel non cosi' sottile e non di diametro come dovrebbe essere la nota cotoletta asburgica.
Di specialita' locali qui si trovano pero' alcune tra le più buone konisberger klopsen, polpettine di vitello con capperi, sauer sauce, patate ed erba cipollina. Oppure lingua e spalla di vitello servite anche con la zuppa. L'equivalente di un 13.5/20 italiano, ma brillantemente tipico. Sui 45 euro.
Inviato dal dispositivo wireless BlackBerry®
Pensato come un bistrot, con boiserie di legno, antiche Berkel e abat-jour, Aigner e' una delle più caratteristiche espressioni di quel poco di cucina tradizionale che conserva l'eclettica Berlino.
Pane nero e salato con extravergine dalla Grecia in attesa di un Gruner Veltliner d'annata provenienza Wachau. Sempre dall'Austria una wiener schnitzel non cosi' sottile e non di diametro come dovrebbe essere la nota cotoletta asburgica.
Di specialita' locali qui si trovano pero' alcune tra le più buone konisberger klopsen, polpettine di vitello con capperi, sauer sauce, patate ed erba cipollina. Oppure lingua e spalla di vitello servite anche con la zuppa. L'equivalente di un 13.5/20 italiano, ma brillantemente tipico. Sui 45 euro.
Inviato dal dispositivo wireless BlackBerry®
domenica 6 settembre 2009
60 Anni di Currywurst a Berlino
BERLINO - La currywurst e' una ricetta brevettata. La signora Herta Heuwer fu la prima a servirla nel suo Imbiss (lo snack bar in tedesco) il 4 settembre del 1949, 60 anni fa (ma c'e' chi sostiene si mangiasse nella Ddr dal 1930 col curry caduto per sbaglio in un panino o fosse stato cucinato ad Amburgo gia' nel 1947).
Non una semplice wurst (una salsiccia di maiale) con salsa di pomodoro piccante spolverata di curry, ma la tradizione dei berlinesi, la pizza margherita dei tedeschi, il cibo di strada mitteleuropeo.
Si ordina "ohne darm" senza pelle o "mit darm" con. Anche se in qualche guida vi indichera' di sceglierlo ohne per tradizione, con la pelle croccante e' più saporito e gustoso.
Sconsigliato perche' turistico il Curry 36, piacevoli il Konnopke's Imbiss e l'Imbiss dietro Postdamer platz, vicino all'ex check point Charlie, con una signora dai modi bruschi ma gentile.
Inviato dal dispositivo wireless BlackBerry®
Non una semplice wurst (una salsiccia di maiale) con salsa di pomodoro piccante spolverata di curry, ma la tradizione dei berlinesi, la pizza margherita dei tedeschi, il cibo di strada mitteleuropeo.
Si ordina "ohne darm" senza pelle o "mit darm" con. Anche se in qualche guida vi indichera' di sceglierlo ohne per tradizione, con la pelle croccante e' più saporito e gustoso.
Sconsigliato perche' turistico il Curry 36, piacevoli il Konnopke's Imbiss e l'Imbiss dietro Postdamer platz, vicino all'ex check point Charlie, con una signora dai modi bruschi ma gentile.
Inviato dal dispositivo wireless BlackBerry®
Iscriviti a:
Post (Atom)