venerdì 30 luglio 2010

Trattorie Italiane da Nord a Sud

BENEVENTO - Da domenica a martedì in tre sere ho cenato in tre trattorie italiane. Un mini viaggio da ghiottone errante stile Monelli scegliendo su consiglio di amici coinvolti a vario titolo nel mondo della gastronomia.

Una retta da Milano a Napoli passando per la Toscana, spendendo meno di 90 euro in totale e che mi pare lanci il Sud come miglior terra da trattorie tipiche.

Divertendomi a generalizzare mi pare che il Nord risenta della politica, il Centro subisca un turismo vorace e il Sud viva con più schiettezza la propria materia prima.

Sara' per l'Arco di Traiano dove furono rappresentati anche i plebei, per la chiesa di Santa Sofia costruita con materiali di risulta come tante monumentali ricette o per l'eleganza della dominazione pur fugace di Talleyrand, ma la trattoria beneventana e' stata l'esperienza più schietta del viaggio.

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giovedì 29 luglio 2010

Finali Guida Vinibuoni d'Italia 2010

BENEVENTO - Grande affermazione di Umbria e Toscana alle finali della Guida Vinibuoni d'Italia del Touring club italiano.
Per la piccola regione centrale, su otto finalisti ben sei vini sono stati premiati con l'eccellenza dalla commissione dei coordinatori regionali.

Quattro su quattro i sagrantini (Il Domenico 2005 di Adanti, Colle Grimaldesco 2006 di Tabarrini, il Collepiano e il "25 anni" 2007 di Caprai), insieme ai passiti 06 e 07 della Palazzola e di Barberani.

Il 75% dei premiati lancia a sorpresa l'Umbria come prima regione nel rapporto tra finalisti e "corone".

Dietro ai riconoscimenti il successo della ricerca enologica e agronomica delle grandi aziende applicata alla piccola dimensione e a un'idea allargata di cru.
Con 37 corone su 56 vini ottimo successo anche per la Toscana.

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mercoledì 28 luglio 2010

Trattoria da Nunzia a Benevento

BENEVENTO - Ieri sera cena da Nunzia a Benevento, da 83 anni e tre generazioni riferimento locale della cucina tipica del Sannio.

Ne ha gia' scritto Luciano Pignataro che, raggiunto al telefono ha indugiato in una lunga pausa prima di consigliarci il baccala' (e i silenzi, da queste parti, valgono quanto le parole).

La diffidenza iniziale aumenta a scorrere le targhe del locale ferme ai riconoscimenti 2007, poi arriva Nunzia appunto.

D'estate il baccala' non si fa, ma c'e' lo scarpariello, turgidi spaghetti alla chitarra con pomodoro fresco e basilico profumato.

Di secondo costolette di agnello morbide e ottime zucchine in scapece (un'altra sorta di carpione), con un bicchierino ghiacciato di Strega (per chi non lo sapesse e' di qui) a chiudere.

Anzi, c'e' ancora modo di non rifiutare un assaggio di salsiccia rossa di Castelpoto (piccante di maiale). A poco più di 20 euro per un cibo sano senza stare a guardar l'ambiente, un'altra consumazione obbligatoria.

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martedì 27 luglio 2010

Officina della Cucina Popolare

COLLE VAL D'ELSA (SIENA) - Carta gialla, calici semplici, ex bottiglie di vino molate per l'acqua, lavagna coi prodotti del giorno...

Si spendono 26,50 euro a testa all'Officina della Cucina Popolare (0577921796 via Gracco del Secco 86), osteria di Colle vecchia a poche decine di metri dal mitico Arnolfo di cui pure il cuoco e' stato allievo.

Si respira un'aria radical, sulle note di Rino Gaetano, De Gregori e Brassens, sulla trippa col sugo giustamente selvatica e con il conigliolo (sic) ripieno all'alloro; radical chic nel delizioso carpaccio di manzo, radicchio e mandorle a fettine sottili.

Dalla cantina tutta bio il Contadino7 (nerello mascalese etneo prodotto da Frank Cornelissen senza nemmeno il metabisolfito) e' l'esempio di un vino vero ma non di una grande espressione dell'Etna rosso.

Certi miei amici direbbero che e' un locale "da comunisti", un po' come la latteria di via Alfani a Firenze, ma per questa cucina schietta nelle ricette, tecnologica tra i fornelli e popolare davvero nei prezzi, sarebbe borghese e riduttivo. Consumazione obbligatoria.

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lunedì 26 luglio 2010

Osteria della Buona Condotta a Ornago

ORNAGO - Ormai la marchetta e' cosi' diffusa che anche l'amicizia di chi chiami per un consiglio viene dopo la prenotazione al cuoco da arruffianarsi.

Questa dell'Osteria della Buona Condotta di Ornago e' la cronaca di una delusione più personale che gastronomica. Ero galvanizzato dal nome da romanzo d'appendice dell'osteria e rassicurato dall'amico ghiottone al quale avevo chiesto una cucina lombarda aperta domenica a pranzo.

Lampadari post legge Merlin, tende da casa al mare, travi di legno alternate a controsoffitti da sala convegni, bric a brac abbondante...

Nel menu foie gras, orata... le uniche cose che si avvicinavano alla mia idea di tradizione lombarda erano i missoltini (più invernali) e un risotto al Grana Padano cosi' scotto (si vede anche dalla foto) che verra' lasciato per oltre meta' senza scomporre cuoco o conto.

L'insistente invito a coprire l'attesa del primo con un antipasto e' stato compensato con l'offerta di un "pata nera" cosi' in menu e citato a voce al posto dell'originale "pata negra", riservando ai maiali lo stesso tatto in uso tra i non razzisti.

Il gelato al pistacchio di Bronte era color latte e menta (al naturale non e' mai verde, ma nocciola cupo) e sapeva di mandorla. Bronte "presidiata" era lontana, i 50 euro buttati.

Il cuoco Matteo Scibilia e' potente in un'associazione datoriale del settore mi hanno spiegato poi fonti milanesi mentre cercavo di capire le ragioni recondite di come ero stato consigliato.

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sabato 24 luglio 2010

Finali Vinibuoni d'Italia 2010

ACQUI TERME - Sono in corso ad Acqui le finali pubbliche della guida Vinibuoni d'Italia del Touring club.

La commissione ancora riunita mentre scrivo assaggia a ritmi incalzanti ma mi piace segnalare qui il vino lento di un uomo veloce.

La Marsala (sul maschile o femminile ci sono varie scuole di pensiero come per la Barbera) nell'annata 1994 etichetta Targa Florio, dedicata all'omonima corsa mito degli Anni Settanta.

I sommelier diranno che sa di pollaio, al più di merde de poule. Un bevitore dira' che profuma di rancio' come i francesi sull'Armagnac invecchiato.

Intenso da profumare una stanza con un calice riempito a meta' di nitidi sentori nocciolati al naso e in bocca, salmastro, dal gusto interminabile.

Un vino denso, aristocratico come non se ne assaggiano che sempre più di rado, come la storia della terra che l'ha vendemmiato, piaccia o meno.

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venerdì 23 luglio 2010

Osteria da Bigat ad Acqui Terme

ACQUI TERME - Primo piatto dell'infinito aristotelico (da mangiare con filosofia, ecco tutto) ieri sera da Bigat (0144324283) nel centro di Acqui, osteria da 20 euro a cranio che si chiama cosi' dal 1885 per i sonnellini del proprietario: "U dorm 'cme i Bigat" (dorme come un baco da seta).

Il tris di Bigat con buseca (la trippa, centopelli comprese), bughe (i pesci boga) in carpione e stoccafisso "accomodato" mischia le tre specialita' del locale in un piatto a tre scomparti e tre sapori l'uno più deciso dell'altro in una successione non per tutti i palati.

Si mangia lo stoccafisso per coprire il carpione, la trippa per coprire lo stoccafisso, il carpione per coprire la trippa e cosi' all'infinito del viril palato fino a trovare l'esistenza di un dio della Barbera che con la sua acidità viene in soccorso di tanto deciso sapore.

C'e' la farinata (una cecina del Monferrato) cotta a legna, questa si' specialita' del locale croccante con il cuoco davanti al forno anche d'estate; il bollito al bagnet verd; le formaggette e il Brus. La cucina chiude alle nove, come la ricerca della felicita'.

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giovedì 22 luglio 2010

Piazza Duomo ad Alba

ALBA - Dopo il ristorante da 17/5 dell'Espresso e due stelle, dopo la Piola per tajarin e vitello tonnato, il mondo gastronomico dei Ceretto aprira' l'8 ottobre una "bottega" per nocciole, tartufi e altre eccellenze langarole.

Ma e' un piatto degno di una cucina "kaiseki" in Italia cio' che più ha impressionato a una cena due sere fa. Un'elegante successione nello scampo dalla cottura impalpabile, con mousse di melanzana, gelatina di acqua di pomodoro e burrata fresca a ricordare la "parmigiana".

Enrico Crippa e' uno dei marchesiani italiani gia' allievo di Michel Bras e della tradizione giapponese, anche nel carattere schivo e rigoroso.

Ha emozionato per la delicatezza delle ricette di una cucina italiana e a tratti piemontese con equilibri impalpabili e naturali come le note negli accordi musicali.

L'eleganza del risotto ai porcini e anice stellato o delle animelle di vitello; la virilita' del piccione toscano, sodo, da masticare; e la raffinatezza delicata dello scampo e "parmigiana" citato.

Abbinato a un Criot Batard Montrachet Grand Cru di Gagnard 2007 e poi ai Bricco Rocche di Ceretto (il 2006, il Prapo' 1990 e il nuovo cru di Cannubi ancora segreto per il quale si studia un super lancio).

Chapeau al lavoro dei Ceretto, ai limiti del mecenatismo quanto alla passione per la cultura gastronomica di Langa.

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mercoledì 21 luglio 2010

Krug all'Enoteca Marcucci

PIETRASANTA - Il discorso fatto su Soldati ha forse nello Champagne uno dei più cristallini esempi.

Piccoli produttori ottimi, ma Krug e' sempre Krug. A cominciare dalla grand cuvee, per la sua profondita', la frutta secca insieme agli aromi agrumati.

Con Christian Roger, ambasciatore della maison in Italia, due sere fa c'e' stato modo di assaggiare anche due supertop della produzione all'Enoteca Marcucci di Pietrasanta, club Basetta' compreso.

Piatti (tartare di Balik ed erbe aromatiche, zuppa di orzo, guance di Pata Negra, gelato alla crema) a far da comparsa ai vini e una compagnia di dotti gourmand (vedi blog Pignatoro dopo le 11).

Il Clos du Mesnil 1998 (ieri sera in carta in un bistellato a 1.800 euro) 96/100 di Wine Spectator e' un blanc de blanc di rara mineralita' e impressionante per la pienezza.

Il progetto segreto e svelato del blanc de noir Ambonnay (ancora più costoso) mi ha convinto meno ammettendo la mia poca esperienza in materia. Ma il primo per una grande occasione non me lo perderei.

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lunedì 19 luglio 2010

Bisogna Uccidere Soldati

FIRENZE - Lettura, ozio (padre di tutti i vizi ma come diceva Eluard "il vizio e' il padre di tutte le arti") e un viaggio enogastronomico italiano.

Vacanze senza scoperte, le mie. Nei giorni scorsi i mai banali Gentili e Rizzari sul loro blog hanno stigmatizzato i giornalisti feticisti della scoperta (di vini e ristoranti).

Devo dirmi d'accordissimo nel merito ma per una volta non nell'analisi. La cronaca enogastronomica cioe' mi rendo conto solo oggi quanto sia figlia e dipendente di Soldati e del "vino buono, buono malgrado l'etichetta". Logica l'insistenza sulle "scoperte".

Vini di podere, di contadino, biologici, di mille bottiglie, vini di m... marketing fatto in casa, sono tutti figli del Soldati-pensiero di Vino al vino che pero' nasceva a fine dei Cinquanta.

Il mio viaggio sara' banale. Dove va un toscano che sverna in Umbria se non in Piemonte e Campania? (l'Emilia e la Lombardia mi si confanno più alle mangiate invernali).

Niente recoltant, biodinamici, terrazze di Lessona sottratte ai boschi. Invece Krug, il Barolo, i gianduiotti, un allievo di Marchesi... i cosi' grandi da essere restati semplici "malgrado l'etichetta".

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sabato 17 luglio 2010

Frescobaldi Wine Bar Firenze

FIRENZE - Se la letteratura merita essere risciacquata in acqua dolce come fece Manzoni in Arno coi Promessi Sposi altrimenti troppo pomposi, così la cucina merita essere risciacquata in mare. Nella fattispecie, quello di Bibbona.

La presenza di Luciano Zazzeri della Pineta di Marina di Bibbona a fianco di Alessandro Zanieri, cuoco del Frescobaldi Wine Bar (055284724) di Firenze, sembra infatti aver giovato non poco ad alcuni fronzoli di questa cucina pur corretta e tradizionale già da prima.

Un bel rischio collaborare a Firenze con l'ex pescatore livornese visto che ha sempre fatto della sua materia prima la sua principale virtù. E invece, la scommessa mi par vinta. E qualche giorno fa ho potuto saggiarne, non senza sorpresa, gli effetti.

Mangiando solo pesce. A cominciare da un tonno crudo, per me sempre più parco nelle ordinazioni, marinato da una parte e sott'olio (fatto in casa) dall'altra. Poi un risotto (vialone nano) fragrante al sapore (anche se io sono per un "al dente" più alla piemontese/carnaroli) e un bell'incontro seppie al nero e triglia.

Un locale gestito in modo brillante da una "vecchia volpe" della ristorazione fiorentina come Duccio Magni (anche lui cresciuto a un angolo di via Ghibellina se la memoria non mi tradisce) sempre attento alla sua clientela.

E una carta dei vini incentrata sul vino della casata, che poi significa spaziare da Montesodi e Mormoreto, ai vini di Pomino (il rosso presto cambierà uvaggio) al vermentino maremmano, all'Attemps Attems, al brunello di Castelgiocondo e ad Ornellaia (a 30 euro anche al bicchiere). Si spendono circa 45 euro.

giovedì 15 luglio 2010

Ora d'Aria, Bello e Possibile

FIRENZE - Bello e possibile il nuovo ristorante Ora d'Aria in via de'Georgofili a Firenze. Ne hanno già parlato il collega Calabrese, la blogger di Io amo Firenze e lo scrivente, ma ecco le prime foto della sala.

E' stata la prima emozione. Perché la vetrata a tutta parete della cucina sui tavoli è come il tavolo in cucina oggi tanto di moda. La sensazione d'intimità però è più quella dell'avventore da sushi bar dello snobismo da privilegiato gourmet.

Nella stessa ottica di condivisione e democrazia (vera e non pigliancula come quella dei patron compro-prosecco-offro-spumante) il menu del pranzo con le portate "tapas", microporzioni di quelle standar a cinque, sei, sette euro al massimo.

Così ho pagato tre filettini di faraona (un po' fuori stagione e un po' fighetta al sapore, ma vabbè) con salsa di ciliegia e aglio, rifacimento di un'antica ricetta fiorentina e con la pelle crocchiante (più che croccante) passata sotto la nuova salamadra hi-tech della cucina.

Nelle tovagliette di lino a mezzogiorno, la massima onni soit qui mal y pense (malvagio è chi pensa male, dal francese antico) a sintetizzare la doppia svolta di Marco Stabile, che già in via Ghibellina (mica una strada qualsiasi) aveva dimostrato di avere i numeri.

Doppia perché un ristorante di cucina viva, brillante e fragrante deve essere aperto a pranzo, non può porsi in modo provinciale come i musei chiusi la sera o i metrò che si fermano alle otto. E prima l'Ora d'aria non lo era.

Eppoi perché la microporzione, con un microprezzo, zittisce quei mangioni che quando vanno nei ristoranti di alta cucina criticano le porzioni piccole perché non sanno cos'altro dire. Sei microportate, una Baladin (0,75cl), acqua e caffè, 40 euro.  

mercoledì 7 luglio 2010

Parmesan e Mozzabella, Indignatevi Piano

Parmesan, Cabonzola, Mozzabella, hanno in comune nomi posticci da cartone animato sulla little Italy, ma sono imitazioni con gradi diversi di responsabilità diverse (anche degli italiani). Il produttore dei primi due, diventerà cavaliere del lavoro non senza merito.
Ieri presidio al Brennero in difesa del made in Italy agroalimentare. Oggi al porto di Ancona. Ieri subito scoperti prosciutti “taglio Parma” destinati a Langhirano (ma il consorzio del Parma dop ha ribadito che i suoi sono tutti provincia-made).
Benissimo mantenere alta la tensione sui controlli dopo la mozzarella blu, con batteri da mancata igiene seppure non nocivi. Un campanello d’allarme suonato per evitare una metanolo del cibo.
Però una cosa sono il Parmesan e se vogliamo anche il Cabonzola, altra la Mozzabella. Il primo è una imitazione di un prodotto a denominazione di origine, un tipo… di formaggio legato cioè direttamente alla regione da cui proviene.
La mozzarella è un tipo di formaggio, come il pecorino, non necessariamente… legato a una denominazione geografica. Si protegge come marchio italiano, ma poi ci mancano i volumi produttivi per il mercato interno e la appaltiamo ai tedeschi, figuriamoci per l’export.
Il Cabonzola (non mi abituerò mai a questo nome) dovrebbe o potrebbe chiamarsi Blu del Maryland, per esempio, ma indignatevi con morigeratezza di questo pseudo Gorgonzola perché in Italia chiamiamo come il paese vicino Milano formaggi delle province di Bergamo, Brescia, Novara, Cremona, Varese fino ad alcuni comuni dell’Alessandrino.

martedì 6 luglio 2010

L'Officina Ristorante a Perugia (per il dopoteatro)

PERUGIA - Ieri sera sono tornato dopo quasi un anno all'Officina di Perugia, vicino a San Pietro. Non mi pareva fosse passato così tanto tempo da una cena di fine estate in compagnia di un'amica di nero vestita, perché in effetti, sembra impossibile nel 2010 parlare ancora di queste cose in un capoluogo di regione, è una delle poche cucine aperte dopo le undici postmeridiem a Perugia.

Eravamo stati a (ri)vedere lo spettacolo del Romanelli al Parco Sant'Angelo (altro spazio interessante dell'Acropoli, abbandonato a se stesso). Merito un'idea di Jacopo Cossater che ha invitato Leonardo e il Masti a portare "Come diventare sommelier in 50 minuti" in questa arena estiva.

Così siamo andati dalla cheffa che ci ha aspettato fino a mezzanotte (ma è arrivato un tavolo anche dopo di noi!). L'Officina, col suo legno opaco, le bottiglie sugli scaffali come fossero libri in un archivio, la cucina nascosta dietro una ferro e trasparenze di una vetrata industriale...

Secondo me, questo locale è quanto in Umbria si avvicini di più a uno spazio Soul Kitchen. Se ci fosse una cucina come da film citato, sarebbe il mio preferito in città. Invece quando è troppo manierata (foie gras, gamberi crudi, ecc...) o almeno abbastanza da perdere in fragranza mi diverte meno.

Ci si consola con una cantina non banale (meglio scegliere dallo scaffale) dalla quale abbiamo stappato l'Etna di Girolamo (Giuseppe) Russo, ma ci sono anche tante birre artigianali e una bella selezione di distillati. Consumazione per il dopoteatro.

venerdì 2 luglio 2010

Il Falconiere a Cortona


CORTONA - Questa foto sintetizza le scene d'inizio estate di un grande relais di campagna come il Falconiere dove una combriccola con la passione per la gastronomia incontra Riccardo e Silvia Baracchi, una coppia che da vent'anni si è realizzata nel piacere (e nel sacrificio) di un'ospitalità, "quadrata" come la pianta della chiesa di Santa Maria Nuova (Vasari) che ti guarda dalla collina sotto Porta Colonia e naturale come la natura che la circonda.

Ieri zingarata gastronomica a Cortona con l'avvocato, il Maffi e ovviamente le uova delle sua galline "borgognone". Da quando Lorenzo Viani le ha volute per la maionese che prepara personalmente al tavolo, anche Silvia Baracchi ha chiesto di provarle per il suo uovo e fiore alla crema di Parmigiano.


Ottime anche per un piatto delizioso come le ali di razza (al latte) con giardiniera di verdure nella maio decisa ma soffice con l'extravergine della fattoria, una sintesi della cucina italiana del Falconiere: non "a km zero" ma con prodotti locali e stagionali; non "fusion" ma con spunti alloctoni; non casalinga ma nemmeno priva di ricette tipiche. Una classica cucina italiana.


Non manca il pesce, come il crudo che oggi va di moda e che qui, a seconda dei giorni viene presentato in carezzevole marinatura. Ma per il resto dal fiore con l'uovo, appunto, al vitello di Chianina tonnato, ai ravioli di ortica con il baccalà, al risotto al basilico rosa e ginger, a questa tavola i piatti non sono ostentati, ma giocano un ruolo nel concerto d'ospitalità.


Lascerò alla penna brillante del Maffi la recensione sul blog di Pignataro, ma ero curioso di assaggiare il nuovo spumante metodo classico di trebbiano presentato in questi giorni da Baracchi. Dopo avermi conquistato con quello di sangiovese, questo con uve bianche degorgiato risente di un leggero residuo zuccherino (come quello della Palazzola a Terni), ma sono in procinto di "sciabolare" quello naturale poi riferirò.


Ma questo relais è uno dei luoghi del cuore per incontrarsi in maniche di camicia, sedersi su una delle sedie liberty del parco tra ulivi, viti, ginestre e gelsomini, stappare una "bollicina" ghiacciata e godersi natura e compagnia.