PERUGIA - Antipasto-primo-secondo-e-dolce a 24 euro (senza ordinare piatti al tartufo), cantina solo umbra (anche al bicchiere e birra compresa), stile da enoteca di gusto sui toni chiari del legno nuovo non trattato.
Si chiama Osteria A Priori (+39 075 5727098), il locale aperto al posto dell'ex Cinastic in via dei Priori a Perugia da Alessandro Casciola e dalla signora Adonella.
Lui e' il direttore della Strada del Sagrantino e lei una cuoca autodidatta col gusto per la semplicita' dei piatti freschi come una risina del Trasimeno con panzanella e omelette di cipolle.
Un piatto da guerra, la cipolla, dai tempi delle commedie di Aristofane. Qui con l'attenzione che fosse bianca, più dolce della dorata o della rossa (Tropea esclusa).
E di secondo un vitello tagliato all'inglese con salsa verde e verdure grigliate, da un menu del giorno con prevalenza di legumi tra i primi e dolci fatti in casa. Una cucina classica all'ombra della chiesa di San Filippo Neri, il più bel barocco della citta'.
E se su quell'architettura si discute ancora se fosse espressione del potere o della decadenza della Chiesa post concilio tridentino, il classicismo fresco di questo locale ha il sapore di un piccolo Rinascimento.
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domenica 29 agosto 2010
venerdì 27 agosto 2010
Belvedere al Monte
MONTE SAN SAVINO - Dal Guinness della porchetta al Monte come chiamano qui il paese della provincia di Arezzo mi era rimasta una segnalazione. Il Belvedere.
Massimo Rossi e' uno dei coordinatori Ais della zona, ma la carta dei vini e' senza vanita' e si concentra sulle referenze locali.
Anche la cucina non ha svolazzi rispetto alla materia prima locale. Lo dicon le ricette: gli ottimi nervetti serviti tiepidi o le tagliatelle con ragu di Chianina (qui c'e' da crederci) vestito in bianco come una debuttante tanto e' raro senza lo stupro del pomodoro!
Una terrazza panoramica, en cas de nuit meno da matrimonio e aperta fino a tardi previa prenotazione, forse retaggio dall'origine pratese e non chianina del proprietario. Sui 30 euro.
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Massimo Rossi e' uno dei coordinatori Ais della zona, ma la carta dei vini e' senza vanita' e si concentra sulle referenze locali.
Anche la cucina non ha svolazzi rispetto alla materia prima locale. Lo dicon le ricette: gli ottimi nervetti serviti tiepidi o le tagliatelle con ragu di Chianina (qui c'e' da crederci) vestito in bianco come una debuttante tanto e' raro senza lo stupro del pomodoro!
Una terrazza panoramica, en cas de nuit meno da matrimonio e aperta fino a tardi previa prenotazione, forse retaggio dall'origine pratese e non chianina del proprietario. Sui 30 euro.
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giovedì 26 agosto 2010
McPuddu Non e' Meglio di McDonald's
FIRENZE - La storia di McPuddu povero cuoco sardo di tradizione perseguitato dal colosso McDonald's e dal "continente sfruttatore" citato da Piovene, proprio non riesco a berla nemmeno nel caldo di agosto.
Questo signore apre un locale con l'impostazione tipica del fast food, compresi i menu sopra le casse e non trova un nome chesso' geografico come Capocaccia, bucolico tipo Ai Mirti o georgico stile Dal pastore.
Non trova niente di meglio che il prefisso di origine scozzese del colosso degli hamburger che giustamente gli scrive e intima di piantarla che il signor Ronald MD magari in zona ci fa pure le vacanze.
Ma il sardo cucina culurjones, malloreddu, fregola, pane carasau e a costo di servirli nei piatti di plastica e dio solo sa che altri know how industriali e' lo strenuo difensore della cucina dell'isola.
Cosi' anche la regione Sardegna via! schierata col malcapitato che dichiara di non avere nemmeno i soldi per cambiare l'insegna e ci ha messo il cartello "censured", nonostante abbia risparmiato qualche milione di passaggi spot tra quotidiani e tv.
Un marketing di una furbizia provinciale, tra l'altro manco originale (in Piemonte ci avevano gia' provato) e più vicina al chiagn 'e fotti campano che all'orgoglio autonomista sardo.
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Questo signore apre un locale con l'impostazione tipica del fast food, compresi i menu sopra le casse e non trova un nome chesso' geografico come Capocaccia, bucolico tipo Ai Mirti o georgico stile Dal pastore.
Non trova niente di meglio che il prefisso di origine scozzese del colosso degli hamburger che giustamente gli scrive e intima di piantarla che il signor Ronald MD magari in zona ci fa pure le vacanze.
Ma il sardo cucina culurjones, malloreddu, fregola, pane carasau e a costo di servirli nei piatti di plastica e dio solo sa che altri know how industriali e' lo strenuo difensore della cucina dell'isola.
Cosi' anche la regione Sardegna via! schierata col malcapitato che dichiara di non avere nemmeno i soldi per cambiare l'insegna e ci ha messo il cartello "censured", nonostante abbia risparmiato qualche milione di passaggi spot tra quotidiani e tv.
Un marketing di una furbizia provinciale, tra l'altro manco originale (in Piemonte ci avevano gia' provato) e più vicina al chiagn 'e fotti campano che all'orgoglio autonomista sardo.
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mercoledì 25 agosto 2010
Ristorante Wasabi a Perugia
PERUGIA - Wasabi e' il primo kaiten-zushi di Perugia, aperto tre giorni fa all'inizio di via Cortonese. Non il mio primo, ma la prima volta che mangiavo a prezzo fisso con consumazione illimitata!
I kaiten-zushi sono i fast food giapponesi del pesce crudo con al centro il nastro trasportatore dal quale ci si serve di piattini dai colori diversi secondo il prezzo. A Tokyo l'anno scorso si spendevano 1 massimo 2 euro a portata.
Qui il nastro degli arrivals e' coperto e a due piani: sotto il sushi e sopra il cotto più di tradizione cinese come la proprieta'. Si spendono a prezzo fisso 12 euro a pranzo e 22 la sera bevande escluse (senza coperto e con la Peroni media a 2,50 euro).
Servire da mangiare a oltranza e' una sfida (teorica) alle capacita' pappatorie degli italiani di tradizione artusiana del ventre-mio-fatti-capanna, ma ben calcolata dai proprietari cinesi.
Ci sono spiedini di petto di pollo, la micro cappasanta e spaghetti di riso, ravioli alla piastra, sushi (solo salmone e polpo, rispetto alla carta), i coni di alga nori schiscetta del salary man japu: riso abbondante, pesce della Metro e cibo low cost.
Importante e' piuttosto sedersi nei posti vicini all'inizio del nastro (si possono prenotare) senno' i piatti migliori non vi toccheranno che dopo lunghe attese. Oppure all'ultimo come ho fatto io, approfittando della gentilezza dell'itamae cinese che mi ha passato sushi e sashimi controcorrente.
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I kaiten-zushi sono i fast food giapponesi del pesce crudo con al centro il nastro trasportatore dal quale ci si serve di piattini dai colori diversi secondo il prezzo. A Tokyo l'anno scorso si spendevano 1 massimo 2 euro a portata.
Qui il nastro degli arrivals e' coperto e a due piani: sotto il sushi e sopra il cotto più di tradizione cinese come la proprieta'. Si spendono a prezzo fisso 12 euro a pranzo e 22 la sera bevande escluse (senza coperto e con la Peroni media a 2,50 euro).
Servire da mangiare a oltranza e' una sfida (teorica) alle capacita' pappatorie degli italiani di tradizione artusiana del ventre-mio-fatti-capanna, ma ben calcolata dai proprietari cinesi.
Ci sono spiedini di petto di pollo, la micro cappasanta e spaghetti di riso, ravioli alla piastra, sushi (solo salmone e polpo, rispetto alla carta), i coni di alga nori schiscetta del salary man japu: riso abbondante, pesce della Metro e cibo low cost.
Importante e' piuttosto sedersi nei posti vicini all'inizio del nastro (si possono prenotare) senno' i piatti migliori non vi toccheranno che dopo lunghe attese. Oppure all'ultimo come ho fatto io, approfittando della gentilezza dell'itamae cinese che mi ha passato sushi e sashimi controcorrente.
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domenica 22 agosto 2010
A Tavola Con il Nobile
MONTEPULCIANO - E' Voltaia la contrada che ha vinto l'ultima edizione di A Tavola col Nobile, prologo gastronomico a Montepulciano del bravio delle botti.
Con una zuppa di farro tra i primi e un agnello e quenelle di melanzane tra i secondi, la contrada rossonera ha mandato in tavola un'alta cucina.
Nelle foto invece i pici all'anatra (abbinati al Nobile di Boscarelli e l'anatra farcita (abbinata a Salcheto) rispettivamente delle contrade San Donato e Gracciano, di una bella schiettezza moderna. Da segnalare anche il pane cotto a legna dei Collazzi preparato dalla signora Annarella (il marito ha un mulino).
Ma Gracciano merita una segnalazione a parte per l'accoglienza cosi appassionata da tirar fuori a notte fonda un pane-vino-e-zucchero (che non mangiavo da più di vent'anni) pur di accogliere con qualcosa gli ospiti.
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Con una zuppa di farro tra i primi e un agnello e quenelle di melanzane tra i secondi, la contrada rossonera ha mandato in tavola un'alta cucina.
Nelle foto invece i pici all'anatra (abbinati al Nobile di Boscarelli e l'anatra farcita (abbinata a Salcheto) rispettivamente delle contrade San Donato e Gracciano, di una bella schiettezza moderna. Da segnalare anche il pane cotto a legna dei Collazzi preparato dalla signora Annarella (il marito ha un mulino).
Ma Gracciano merita una segnalazione a parte per l'accoglienza cosi appassionata da tirar fuori a notte fonda un pane-vino-e-zucchero (che non mangiavo da più di vent'anni) pur di accogliere con qualcosa gli ospiti.
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sabato 21 agosto 2010
Il Miglior Morellino 2008 a Vinellando
MAGLIANO IN TOSCANA - E' il Tempo dell'azienda Terre di Talamo, il miglior Morellino di Scansano 2008. Lo ha decretato ieri la giuria di Vinellando a Magliano in Toscana.
Il vino di Marco Bacci, noto per il Chianti Classico Castello di Bossi, ha quell'eleganza versatile dei blazer blu che a seconda di come indossi/stappi di pomeriggio con pane e salame o di sera con la bistecca fa sempre la sua figura.
Un'ottima lettura dell'anfiteatro di vigne davanti a Talamone in un'annata spazzata oltre la meta' di agosto da trombe d'aria e grandine, dal mare al Montecucco.
Secondo classificato La Fornace di Collecchio e terzo nonche' premiato come "vino più tipico", l'Asintone, tutti 2008.
Spodestato anche se di poco il Capatosta di Giampaolo Paglia vincitore delle ultime due edizioni (ancora troppo boise' in questa fase di gioventu') e troppo maturo il biologico Celestina Fe'.
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Il vino di Marco Bacci, noto per il Chianti Classico Castello di Bossi, ha quell'eleganza versatile dei blazer blu che a seconda di come indossi/stappi di pomeriggio con pane e salame o di sera con la bistecca fa sempre la sua figura.
Un'ottima lettura dell'anfiteatro di vigne davanti a Talamone in un'annata spazzata oltre la meta' di agosto da trombe d'aria e grandine, dal mare al Montecucco.
Secondo classificato La Fornace di Collecchio e terzo nonche' premiato come "vino più tipico", l'Asintone, tutti 2008.
Spodestato anche se di poco il Capatosta di Giampaolo Paglia vincitore delle ultime due edizioni (ancora troppo boise' in questa fase di gioventu') e troppo maturo il biologico Celestina Fe'.
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giovedì 19 agosto 2010
Birra Belga La Chouffe
ACHOUFFE - E' l'acqua di "brassage" delle Ardenne, una delle zone più verdi del Belgio il segreto della birra La Chouffe (insieme al coriandolo).
Profumi di nocciola, sapore dolce quasi a ricordare la mou e fresco di luppolo e coriandolo, e' una blonde sempre elegante con il finale cosi' pulito da lasciare in bocca un sapore di Kellog's proprio del cereale.
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Profumi di nocciola, sapore dolce quasi a ricordare la mou e fresco di luppolo e coriandolo, e' una blonde sempre elegante con il finale cosi' pulito da lasciare in bocca un sapore di Kellog's proprio del cereale.
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Barolo Gagliasso e Cascina Borio
ALBA - Durante il mio ultimo giro nelle Langhe qualche giorno fa sono rimasto affascinato dalla cultura del cru, vissuta nel quotidiano come radicamento, eredita' ecclesiastica e delle ambizioni cavouriane prima ancora che strategia qualitativo commerciale.
E mentre osservavo i vari cru di Cerequio dalla strada nuova di Barolo con l'aiuto dell'agronomo Federico Curtaz che mi accompagnava una minuta Mascarello con marsupio, scarpe da trekking e cappello di paglia in testa e' sbucata dalle vigne dove "passeggiava".
Il giorno precedente, alla Morra, nella discesa dell'Annunziata, avevo assaggiato il Barolo di Luca Gagliasso, schietto enologo trentenne cresciuto in Langa con esperienze nel Pomerol.
La sapidita' del suo ultimo Rocche dell'Annunziata, caratteristica del cru mi pare, mi ha impressionato nonostante il Torriglione (di cui divide il cru solo con Chiarlo) sia più equilibrato.
Altrettanto ha fatto l'accostamento al salame della Cascina Borio di Monforte dalle meravigliose carni piemontesi.
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E mentre osservavo i vari cru di Cerequio dalla strada nuova di Barolo con l'aiuto dell'agronomo Federico Curtaz che mi accompagnava una minuta Mascarello con marsupio, scarpe da trekking e cappello di paglia in testa e' sbucata dalle vigne dove "passeggiava".
Il giorno precedente, alla Morra, nella discesa dell'Annunziata, avevo assaggiato il Barolo di Luca Gagliasso, schietto enologo trentenne cresciuto in Langa con esperienze nel Pomerol.
La sapidita' del suo ultimo Rocche dell'Annunziata, caratteristica del cru mi pare, mi ha impressionato nonostante il Torriglione (di cui divide il cru solo con Chiarlo) sia più equilibrato.
Altrettanto ha fatto l'accostamento al salame della Cascina Borio di Monforte dalle meravigliose carni piemontesi.
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mercoledì 18 agosto 2010
Grazie New York e Grazie Nas
PERUGIA - A New York l'amministrazione ha deciso di dare i voti ai ristoranti e apporre delle lettere nelle vetrine che certificano la correttezza dei ristoratori, dove "A" è il massimo e con "C" sei quasi fuori dal mercato.
Intanto nelle stesse ore a Perugia i carabinieri del Nas guidati dal capitano Marco Vetrulli hanno scoperto un ristorante "di sushi" che aveva congelato abusivamente 160 chili di pesce, come riportava il Corriere dell'Umbria di questa mattina.
Spesso anche su queste pagine abbiamo rischiato di passare per esosi a criticare certi ristoranti che secondo noi nascondevano dietro a sedicenti prodotti tipici o ricette, una cucina bluff per spillare soldi a clienti un po' sempliciotti, con l'obiettivo di evitarli.
Se è vero che al ristorante ognuno fa tutte le variazioni che vuole, una ricetta è una ricetta. Il pesto, l'amatriciana, la costoletta alla milanese, gli involtini primavera, il sushi, gli yakitori, la pizza, il risotto alla milanese, la francesina e tutto ciò che vi può venire in mente ha una codifica precisa di partenza.
In tempo di crisi, come questo, la gente non può permettersi di padellare quell'uscita a cena già più rara. E l'autorità fa bene a intervenire nei casi più gravi o dove la critica non può arrivare (nella foto la vignetta di Altan uscita qualche settimana fa sull'Espresso).
Intanto nelle stesse ore a Perugia i carabinieri del Nas guidati dal capitano Marco Vetrulli hanno scoperto un ristorante "di sushi" che aveva congelato abusivamente 160 chili di pesce, come riportava il Corriere dell'Umbria di questa mattina.
Spesso anche su queste pagine abbiamo rischiato di passare per esosi a criticare certi ristoranti che secondo noi nascondevano dietro a sedicenti prodotti tipici o ricette, una cucina bluff per spillare soldi a clienti un po' sempliciotti, con l'obiettivo di evitarli.
Se è vero che al ristorante ognuno fa tutte le variazioni che vuole, una ricetta è una ricetta. Il pesto, l'amatriciana, la costoletta alla milanese, gli involtini primavera, il sushi, gli yakitori, la pizza, il risotto alla milanese, la francesina e tutto ciò che vi può venire in mente ha una codifica precisa di partenza.
In tempo di crisi, come questo, la gente non può permettersi di padellare quell'uscita a cena già più rara. E l'autorità fa bene a intervenire nei casi più gravi o dove la critica non può arrivare (nella foto la vignetta di Altan uscita qualche settimana fa sull'Espresso).
martedì 17 agosto 2010
Consumazioneobbligatoria Blog n.49 su Wikio
FIRENZE - "Salve Aldo, Se non lo sai già, Wikio è uno degli aggregatori social e blog più importanti in Italia! Indicizziamo migliaia di blog, ripartiti in varie classifiche tematiche. Con grande piacere ti annuncio che questo mese il tuo blog Consumazione Obbligatoria è entrato nella nostra classifica Gastronomia alla posizione n.49!
Rimango a disposizione, buona giornata, Florie C. Community Manager @ Wikio IT"
Ricevo e volentieri pubblico questa email che parla di noi. Come sapete per me il blog è un quaderno di appunti con "avanzi" di notizie dalle testate per le quali lavoro, e lo dico in senso buono: in cucina, gli avanzi hanno un posto speciale per i buongustai e i primi grandi vini li ho assaggiati dalla culaccia di qualche bottiglia.
Tanto per capirsi, il 49esimo posto significa dietro Pignataro (12), Bonilli (21) o Romanelli (29), ma anche davanti a mostri sacri come Paolo Marchi o profani come Viaggiatore gourmet. Non sono un voyeur delle statistiche e la signora C. può confermare che mi sono ritrovato in questa classifica senza iscrivermi, ma nemmeno così ipocrita da dire di non provare curiosità a scorrerla. Grazie a tutti.
Rimango a disposizione, buona giornata, Florie C. Community Manager @ Wikio IT"
Ricevo e volentieri pubblico questa email che parla di noi. Come sapete per me il blog è un quaderno di appunti con "avanzi" di notizie dalle testate per le quali lavoro, e lo dico in senso buono: in cucina, gli avanzi hanno un posto speciale per i buongustai e i primi grandi vini li ho assaggiati dalla culaccia di qualche bottiglia.
Tanto per capirsi, il 49esimo posto significa dietro Pignataro (12), Bonilli (21) o Romanelli (29), ma anche davanti a mostri sacri come Paolo Marchi o profani come Viaggiatore gourmet. Non sono un voyeur delle statistiche e la signora C. può confermare che mi sono ritrovato in questa classifica senza iscrivermi, ma nemmeno così ipocrita da dire di non provare curiosità a scorrerla. Grazie a tutti.
Antica Osteria L'Agania ad Arezzo
AREZZO - Ho sempre preferito la tensione calma del palio della balestra biturgense all'azione della giostra del saracino (non me ne vogliano gli aretini), ma per chi andasse a vederla l'ultima domenica di agosto ecco un indirizzo divertente.
Si chiama Antica Osteria L'Agania (0575295381, Arezzo, via Mazzini) questo locale stretto come un budello ma altrettanto caldo e schietto.
Il proprietario ha l'aria trasandata più da ex marinaio che da oste, un soprannome poco felice e una vecchia 993, l'ultima raffredata ad aria, roba da porscheisti puristi.
Come da "puristi" della cucina popolare e' il menu. Trippa in umido, coniglio in porchetta, anitra (sic) arrosto, fegatelli, arista di maiale, bollito misto e soprattutto grifi.
Oltre a mazzafegati, roventini e tonno del Chianti, in Toscana del maiale si mangia anche il grifo, il naso, il muso, la parte più nervosa, rumorosa, mai doma dei large white.
Bolliti e cotti in umido con vino e pomodoro, sono specialita' gustosa, schietta e senza fronzoli di questo rusticissimo locale. A meno di 30 euro.
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Si chiama Antica Osteria L'Agania (0575295381, Arezzo, via Mazzini) questo locale stretto come un budello ma altrettanto caldo e schietto.
Il proprietario ha l'aria trasandata più da ex marinaio che da oste, un soprannome poco felice e una vecchia 993, l'ultima raffredata ad aria, roba da porscheisti puristi.
Come da "puristi" della cucina popolare e' il menu. Trippa in umido, coniglio in porchetta, anitra (sic) arrosto, fegatelli, arista di maiale, bollito misto e soprattutto grifi.
Oltre a mazzafegati, roventini e tonno del Chianti, in Toscana del maiale si mangia anche il grifo, il naso, il muso, la parte più nervosa, rumorosa, mai doma dei large white.
Bolliti e cotti in umido con vino e pomodoro, sono specialita' gustosa, schietta e senza fronzoli di questo rusticissimo locale. A meno di 30 euro.
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lunedì 16 agosto 2010
Il Meglio di Jo a Viareggio
VIAREGGIO - Alcuni amici mi hanno chiesto come si e' arrivati al cuoco del Meglio di Jo di Viareggio tra gli emergenti segnalati sull'ultimo numero di Repubblica.
Gionata Rossi, ex executive di Ivana Trump, e' un ragazzone appassionato che mette d'accordo diversi critici per il pregio di fare une cuisine du marche'.
Non si tratta cioe', come scriveva Bocuse, di stilare un menu e comprare il necessario al mercato, ma di trovare i prodotti migliori al mercato e poi scrivere il menu.
Ricordo la ricetta che mischiava pesce povero e cavolo nero lo scorso marzo, data della mia ultima visita: ingrediente, accompagnamento e contrasto per piatti lineari e gustosi.
Un'idea di cucina che mostra anche una volonta' d'interpretare la crisi e quindi di stare con prezzi bassi (sui 40 euro) vicino alla clientela comune, in una regione spesso falsata dal turismo.
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Gionata Rossi, ex executive di Ivana Trump, e' un ragazzone appassionato che mette d'accordo diversi critici per il pregio di fare une cuisine du marche'.
Non si tratta cioe', come scriveva Bocuse, di stilare un menu e comprare il necessario al mercato, ma di trovare i prodotti migliori al mercato e poi scrivere il menu.
Ricordo la ricetta che mischiava pesce povero e cavolo nero lo scorso marzo, data della mia ultima visita: ingrediente, accompagnamento e contrasto per piatti lineari e gustosi.
Un'idea di cucina che mostra anche una volonta' d'interpretare la crisi e quindi di stare con prezzi bassi (sui 40 euro) vicino alla clientela comune, in una regione spesso falsata dal turismo.
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giovedì 12 agosto 2010
L'Uomo Che Nutriva le Formiche
FIRENZE - Ieri pomeriggio ero a correre al parco delle Cascine quando mi sono imbattuto in una di quelle scene agostane all'apparenza senza senso.
Dall'altro lato della strada c'era in prossimita' dello zoccolo in pietra serena che corre parallelo alla siepe lungo i platani del viale, un uomo con un pacco bianco e rosso di zucchero in mano.
Sui 35 anni, vestito a mo' d'impiegato in pensione, pakistano come mi dira' poi, lasciava cadere a tratti i granelli di zucchero sul bordo dello zoccolo di pietra, in prossimita' di lunghe code che andavano a ingrossarsi di formiche.
Faceva il primo giorno di ramadan e oltre a digiunare per se' fino al tramonto, voleva nutrire gli altri come nello spirito di quel suo momento religioso.
Aveva tutta l'aria di chi e' costretto a vivere alla giornata, con una camicia lisa e gonfia su una magrezza antica, e cio' nonostante con pochi spiccioli aveva trovato il modo di regalare un banchetto di zucchero raffinato alle formiche.
Al di la' di morali o di fedi, la cultura del cibo e' spesso fatta anche di generose attenzioni che si trovano più nell'apertura della mente umana che sulla lista dei fornitori o dei presidi.
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Dall'altro lato della strada c'era in prossimita' dello zoccolo in pietra serena che corre parallelo alla siepe lungo i platani del viale, un uomo con un pacco bianco e rosso di zucchero in mano.
Sui 35 anni, vestito a mo' d'impiegato in pensione, pakistano come mi dira' poi, lasciava cadere a tratti i granelli di zucchero sul bordo dello zoccolo di pietra, in prossimita' di lunghe code che andavano a ingrossarsi di formiche.
Faceva il primo giorno di ramadan e oltre a digiunare per se' fino al tramonto, voleva nutrire gli altri come nello spirito di quel suo momento religioso.
Aveva tutta l'aria di chi e' costretto a vivere alla giornata, con una camicia lisa e gonfia su una magrezza antica, e cio' nonostante con pochi spiccioli aveva trovato il modo di regalare un banchetto di zucchero raffinato alle formiche.
Al di la' di morali o di fedi, la cultura del cibo e' spesso fatta anche di generose attenzioni che si trovano più nell'apertura della mente umana che sulla lista dei fornitori o dei presidi.
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martedì 10 agosto 2010
Al Massiano Ristorante a Perugia
PERUGIA - Aveva ragione Baudelaire a scrivere nel Poison che "il vino sa rivestire la più sordida stamberga di un lusso miracoloso".
Ieri sera sono stato Al Massiano a Perugia, in via Cortonese (non importa prenotare) l'unico ristorante aperto di notte in una citta' che non ha vita gastronomica di dopoteatro se non a morsi di kebab.
Un amico cuoco mi raccontava di un locale frequentato da lucciole e trans, ma nonostante zona e orari d'apertura (fino alle 2,20 si puo' ordinare) e un certo fascino noir in quella confessione non c'e' traccia ne' degli uni ne' delle altre.
Anzi, ch'io sappia c'era un ballerino di tango reduce dal suo spettacolo, una giovane ristoratrice del Sud della citta', uno con l'aria da giocatore professionista, altri avventori e lo scrivente.
Ho trovato invece una vera bufala nella Margherita e anche quel po' di basilico fresco altrove ignorato perche' non si congela.
E una cantinetta con le bottiglie a 45 gradi, la temperatura controllata, la luce smorzata. Non grandi cru forse, ma una selezione italiana per spendere il giusto.
Come sulle birre tra cui la sempre appagante Leffe (3,50 euro).
Gentile il cameriere che mangiava una carbonara lasciata dal cuoco un po' più baveuse in modo da potersi trascurare tra un'ordinazione e l'altra senza che si rovinasse troppo o che i clienti dovessero aspettare. Pizza e birra sui 10 euro.
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Ieri sera sono stato Al Massiano a Perugia, in via Cortonese (non importa prenotare) l'unico ristorante aperto di notte in una citta' che non ha vita gastronomica di dopoteatro se non a morsi di kebab.
Un amico cuoco mi raccontava di un locale frequentato da lucciole e trans, ma nonostante zona e orari d'apertura (fino alle 2,20 si puo' ordinare) e un certo fascino noir in quella confessione non c'e' traccia ne' degli uni ne' delle altre.
Anzi, ch'io sappia c'era un ballerino di tango reduce dal suo spettacolo, una giovane ristoratrice del Sud della citta', uno con l'aria da giocatore professionista, altri avventori e lo scrivente.
Ho trovato invece una vera bufala nella Margherita e anche quel po' di basilico fresco altrove ignorato perche' non si congela.
E una cantinetta con le bottiglie a 45 gradi, la temperatura controllata, la luce smorzata. Non grandi cru forse, ma una selezione italiana per spendere il giusto.
Come sulle birre tra cui la sempre appagante Leffe (3,50 euro).
Gentile il cameriere che mangiava una carbonara lasciata dal cuoco un po' più baveuse in modo da potersi trascurare tra un'ordinazione e l'altra senza che si rovinasse troppo o che i clienti dovessero aspettare. Pizza e birra sui 10 euro.
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sabato 7 agosto 2010
Le Ali del Falconiere
CORTONA - Vorrei segnalare una brillante recensione del Falconiere nel blog di Pignataro, dopo una scorribanda gastronomica dello scrivente, con Maffi e l'avvocato Grammauta che leggete qui. Uno dei commenti pubblicati mi ha ricordato l'emozione per un grande piatto solo accennato qui in precedenza.
E’ da "pazzi" servire in un relais&chateau pesce bollito con verdure e forse non a caso Silvia Baracchi ha ricevuto il patentino di follia dei non troppo lontani eugubini, giro intorno alla fontana del paese compreso. Così il marito Riccardo, altrettanto erasmiano da produrre champenoise con sangiovese e trebbiano commercializzati anche senza sboccatura (da stappare sciabolando).
Ma sono proprio le ali di razza con la giardiniera (foto) uno dei piatti che più mi ha emozionato l’ultima volta per la sua ricercatezza sottile, sobria, non ostentata. Se ci sono pesci adatti per l’entroterra la razza è tra le poche specie che devono frollare dopo la pesca. Le ali, insieme alle guance, sono le parti più pregiate. La cottura nel latte, rispettosa.
La giardiniera di verdure, da schiscetta lombarda ante litteram a elegante contorno, qui non senza snobismo. E soprattutto, il vasetto (in modo che non si ossidi) monoporzione di maionese preparata al momento con le uova delle galline del Maffi, qui con massimo snobismo. Il tutto accompagnato da un trebbiano spumantizzato metodo classico, col solo difetto di un leggero residuo zuccherino ma quasi obbligato con le varietà autoctone.
Discorso diverso per il sangiovese che col suo naso da vino rosso (a degustarlo in un bicchiere alla cieca quanti ci cascherebbero…) di violetta, fragola e cuoio, a qualche anno ormai dai primi esperimenti ha già dimostrato il pregio della sua "lucida follia".
E’ da "pazzi" servire in un relais&chateau pesce bollito con verdure e forse non a caso Silvia Baracchi ha ricevuto il patentino di follia dei non troppo lontani eugubini, giro intorno alla fontana del paese compreso. Così il marito Riccardo, altrettanto erasmiano da produrre champenoise con sangiovese e trebbiano commercializzati anche senza sboccatura (da stappare sciabolando).
Ma sono proprio le ali di razza con la giardiniera (foto) uno dei piatti che più mi ha emozionato l’ultima volta per la sua ricercatezza sottile, sobria, non ostentata. Se ci sono pesci adatti per l’entroterra la razza è tra le poche specie che devono frollare dopo la pesca. Le ali, insieme alle guance, sono le parti più pregiate. La cottura nel latte, rispettosa.
La giardiniera di verdure, da schiscetta lombarda ante litteram a elegante contorno, qui non senza snobismo. E soprattutto, il vasetto (in modo che non si ossidi) monoporzione di maionese preparata al momento con le uova delle galline del Maffi, qui con massimo snobismo. Il tutto accompagnato da un trebbiano spumantizzato metodo classico, col solo difetto di un leggero residuo zuccherino ma quasi obbligato con le varietà autoctone.
Discorso diverso per il sangiovese che col suo naso da vino rosso (a degustarlo in un bicchiere alla cieca quanti ci cascherebbero…) di violetta, fragola e cuoio, a qualche anno ormai dai primi esperimenti ha già dimostrato il pregio della sua "lucida follia".
venerdì 6 agosto 2010
E' ufficiale, la Leggenda dei Frati Trasloca
CASTELLINA IN CHIANTI - Ombretta, Filippo e Nicola Saporito traslocano. Il ristorante la Leggenda dei Frati dalla primavera 2011 si sposta in Casa Cecchi, di fronte alla cantine di Villa Cerna, dove in una costruzione classica di mattoni vecchio stile troverà posto il nuovo ristorante gourmet.
Nuovi indirizzi dalla primavera 2011:
LA LEGGENDA DEI FRATI
Località Cascina dei Ponti, 57
Castellina in Chianti (SI)
tel e fax 0577 301222
laleggendadeifrati@libero.it
http://www.laleggendadeifrati.it/
FUTURA OSTERIA DI ABBADIA ISOLA
Piazza Garfonda 7
53035 ABBADIA A ISOLA
MONTERIGGIONI (SI)
tel e fax 0577301240
info@futuraosteria.it
http://www.futuraosteria.it/
Ma nel borghetto di Abbadia Isola dove i frati oziavano nella loro "vinolenzia" il locale attuale diventerà la Futura Osteria, con lo stesso spirito che ha caratterizzato la Leggenda dei Frati e che vedrà ai fornelli lo chef e amico dei Saporito Samuele Bravi che ho incontrato personalmente e mi ha fatto un'ottima impressione.
Come i Saporito cioè, mi sembra un giovane che prima di bravo è appassionato non solo di cucina ma anche di tavola. E diciamocelo sottovoce... alla fine dei salmi, dei fiori, dei germogli, dei bicchierini, delle creme, dei centrini, la cucina è vera quando sa pronfondamente di se stessa non quando sembra chic.
Una doppia bella notizia per la Toscana che conferma la vivacità di proposta dei Jre italiani (a differenza dei francesi) e la cartinaditornasole di chi lavora con cultura e serietà meritando le belle parole spese qualche mese fa da Gianni Mura sul Venerdì di Repubblica proprio per il piatto nella foto: un paté di fegatini trasformato in delizioso flan, una sorta di foie caramel.
Nuovi indirizzi dalla primavera 2011:
LA LEGGENDA DEI FRATI
Località Cascina dei Ponti, 57
Castellina in Chianti (SI)
tel e fax 0577 301222
laleggendadeifrati@libero.it
http://www.laleggendadeifrati.it/
FUTURA OSTERIA DI ABBADIA ISOLA
Piazza Garfonda 7
53035 ABBADIA A ISOLA
MONTERIGGIONI (SI)
tel e fax 0577301240
info@futuraosteria.it
http://www.futuraosteria.it/
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giovedì 5 agosto 2010
L'Oasis di Vallesaccarda
VALLESACCARDA - Cena all'Oasis di Vallesaccarda qualche sera fa, ristorante di punta del Beneventano consigliatomi dai colleghi campani.
In mezzo alla semplicita' della provincia italiana ancora contadina o allevatrice un 16,5 de L'Espresso "a quel loco ch'era forte/per lo pantan ch'avea da tutte le parti" ma grazie anche alla dedizione e a un certo gusto raffinato bisogna dire, della famiglia Fischetti.
Sull'impegno basti pensare che la cameriera era cosi' concentrata che per farla sorridere abbiamo dovuto minacciare di raccontarle una barzelletta...
In tavola ravioli di ricotta alle noci e aglio bruciato, piatto storico della cucina; spaghetti De Matteis, alici di Menaica, cipolle di Montoro e mandorle di Tritto, un po' slegati ma eleganti.
Un agnello irpino con pomodorini e menta povero nel taglio e la ricotta fresca nel canestrello monoporzione, come dessert. Grande ricerca e citazione di materie prime locali, insomma.
Il Cerequio 1999 di Chiarlo non sapeva di Armillaria mellea (il fungo del tappo), ma aveva quel sentore di tappo dovuto all'assottigliarsi del medesimo nel tempo. Ciò, nonostante le resistenze del proprietario, poi molto gentile a scusarsi dopo esserci tornato sopra col naso mentre noi ci si godeva la seconda bottiglia. Sui 50 euro.
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In mezzo alla semplicita' della provincia italiana ancora contadina o allevatrice un 16,5 de L'Espresso "a quel loco ch'era forte/per lo pantan ch'avea da tutte le parti" ma grazie anche alla dedizione e a un certo gusto raffinato bisogna dire, della famiglia Fischetti.
Sull'impegno basti pensare che la cameriera era cosi' concentrata che per farla sorridere abbiamo dovuto minacciare di raccontarle una barzelletta...
In tavola ravioli di ricotta alle noci e aglio bruciato, piatto storico della cucina; spaghetti De Matteis, alici di Menaica, cipolle di Montoro e mandorle di Tritto, un po' slegati ma eleganti.
Un agnello irpino con pomodorini e menta povero nel taglio e la ricotta fresca nel canestrello monoporzione, come dessert. Grande ricerca e citazione di materie prime locali, insomma.
Il Cerequio 1999 di Chiarlo non sapeva di Armillaria mellea (il fungo del tappo), ma aveva quel sentore di tappo dovuto all'assottigliarsi del medesimo nel tempo. Ciò, nonostante le resistenze del proprietario, poi molto gentile a scusarsi dopo esserci tornato sopra col naso mentre noi ci si godeva la seconda bottiglia. Sui 50 euro.
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mercoledì 4 agosto 2010
Merenda con il Gouda e Vermentino
SIENA - Merenda con il Gouda qualche giorno fa a Siena. E' il bello dei ritorni dalle vacanze che portano prodotti locali più o meno esotici dai viaggi.
E' un formaggio vaccino color caramello, dall'occhiatura rada e pasta semidura, che al palato ricorda vagamente il sapore di mou grazie alla sua dolcezza.
Nelle zone delle Abbazie spesso e' servito insieme alla birra, anche con un trito di spezie. Qui bagnato invece dal Vermentino di Cecchi summer label.
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E' un formaggio vaccino color caramello, dall'occhiatura rada e pasta semidura, che al palato ricorda vagamente il sapore di mou grazie alla sua dolcezza.
Nelle zone delle Abbazie spesso e' servito insieme alla birra, anche con un trito di spezie. Qui bagnato invece dal Vermentino di Cecchi summer label.
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martedì 3 agosto 2010
Da Don Ottavio a Benevento
BENEVENTO - Se non fosse stato per la bella Maria non avrei scoperto il Cotton club a Benevento, osteria casalinga a dispetto del nome, nascosta tra i vicoli della citta' vecchia.
E soprattutto Don Ottavio che mi ha sintetizzato in cinque minuti la storia di venti secoli chiosando dai romani, a Talleyrand, ai fascisti, fino a 'sta munnezza 'e oggi.
La moglie di Don Ottavio cucina semplici piatti tipici locali ma anche una versione propria della vucciria, figlia dell'innamoramento palermitano della coppia. Prodotti locali, per il fomaggio anche con la foto (d'autore) dell'allevamento. Sui 26 euro.
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E soprattutto Don Ottavio che mi ha sintetizzato in cinque minuti la storia di venti secoli chiosando dai romani, a Talleyrand, ai fascisti, fino a 'sta munnezza 'e oggi.
La moglie di Don Ottavio cucina semplici piatti tipici locali ma anche una versione propria della vucciria, figlia dell'innamoramento palermitano della coppia. Prodotti locali, per il fomaggio anche con la foto (d'autore) dell'allevamento. Sui 26 euro.
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lunedì 2 agosto 2010
Birra Senza Glutine Estrella
PERUGIA - Si chiama Daura la birra Estrella senza glutine che ho appena assaggiato sotto i pini delle sette valli a Pila, fuori Perugia.
Ero alla Luna nel Pozzo, ristorante pluricoperto per famiglie a una cena orario giornalisti con pizza da poco (ma il personale e' stato attento e voleva portarmi anche quella per celiaci)
La Daura ha 5,4% di alcol e cede un po' a centro bocca. Al naso il leggero profumo di lievito vira subito verso l'acqua di geranio e il metallico non lasciando un gran sapore.
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Ero alla Luna nel Pozzo, ristorante pluricoperto per famiglie a una cena orario giornalisti con pizza da poco (ma il personale e' stato attento e voleva portarmi anche quella per celiaci)
La Daura ha 5,4% di alcol e cede un po' a centro bocca. Al naso il leggero profumo di lievito vira subito verso l'acqua di geranio e il metallico non lasciando un gran sapore.
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