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| La foto di gruppo scattata a Sendai (thank's to Bea Lombardi) |
Ricordo ancora quel giovane in giacca, cravatta e valigetta che cinque minuti a mezzanotte cambiò strada per accompagnarmi all'entrata della metro di Guinza per me introvabile. Io presi il mio treno, lui con ogni probabilità perse il suo. Ma anche se non avessi vissuto da gaijin la solidarietà giapponese, sarei commosso dalla riconoscenza dei cuochi italiani a Tokyo.
di Beatrice Lombardi (From Toscana to Japan)
TOKYO - Molte sono state le cose dette sugli eventi che hanno devastato la costa orientale dell’Honshu in Giappone. Molte. A volte troppe. Spesso sono state scovate le storie piu’ tristi, quelle piu’ emotivamente coinvolgenti, quelle senza speranza o quelle che raccontano di brandelli di vita rimasti appesi fortuitamente da qualche parte e non spazzati via dalla furia dello tsunami.
Spesso sono state raccolte le testimonianze degli italiani che rientravano in patria, spaventati, terrorizzati, e che si erano lasciati alle spalle tutto quello che avevano costruito dal momento in cui avevano deciso che il Giappone diventasse casa. Ma quello che non e’ mai stato raccontato e’ quello che gli italiani, che non sono scappati, che non sono fuggiti, che – anche con la paura negli occhi – hanno scelto di restare per questo paese, hanno fatto nel momento piu’ difficile: ricambiare il rispetto ricevuto per altro rispetto. Dare per il piacere di dare, con il cuore in mano. E quando si tratta di cuore gli Italiani sono imbattibili.
La comunita’ si e’ subito attivata, grazie anche alla chiesa di Yotsuya dove sono stati convogliati gli aiuti. Vestiti, coperte, biancheria, spazzolini e dentifrici, giocattoli, riso, pane, acqua sono arrivati senza nemmeno chiedere, senza nemmeno coordinare. Tutti si sono improvvisati imballatori, magazzinieri cosi’ che gli aiuti potessero essere facilmente trasportati nelle zone colpite dal sisma da altri gruppi di volontari che hanno guidato di notte durante i fine settimana per vedere di nuovo sui volti della gente un sorriso di speranza.
Anche se tutta la comunita’ ha lavorato alacremente ed incessantemente, credo che sottolineare l’impegno di Elio Orsara e Salvatore Cuomo sia quanto mai doveroso. Elio e Salvatore sono entrambi ristoratori e grazie alla loro passione e professionalita’ hanno reso il nostro paese famoso ancor di piu’ in Giappone. Elio, nato a Cetraro nella provincia di Cosenza, e’ il proprietario del ristorante Locanda Italiana e da poco ha aperto anche una panetteria/alimentari, mentre Salvatore, nato a Napoli, ha tappezzato Tokyo con i suoi locali che servono vera pizza napoletana e che portano il suo nome.
Ma, nonostante il lavoro e gli affari entrambi non si sono dimenticati che il successo che hanno, non e’ solo dovuto alle loro straordinarie capacita’, ma anche grazie a questo popolo che ha saputo e sa apprezzare la buona cucina. Cosi’ in questi giorni hanno infornato piu’ pane, cucinato piu’ porzioni e messo sottovuoto salumi e formaggi, con un obiettivo in mente: aiutare chi ha perso tutto a ritrovare la forza per rialzarsi e ricominciare. Ed allora, Elio in collaborazione con la Camera di Commercio, l’Istituto di Cultura, l’Associazione Donne Italiane e la Misericordia Japan ha organizzato dei mercati il cui incasso e’ stato devoluto in beneficenza, e non si e’ sottratto al compito di guidare di notte per portare ogni sorta di aiuti alla gente di Rikuzentakata.
Salvatore, invece, ha fortissimamente voluto che 30 pizzaioli su dei camion-pizzeria equipaggiati con forni rigorosamente a legna impastassero, infornassero e donassero pizza ai cittadini di Sendai. E nonostante le macerie, e le costanti scosse di assestamento, che spaventano ancora, si e’ rivisto il Giappone che ci piace, che ci affascina, il Giappone che Elio e Salvatore amano: il Giappone ordinato, silenzioso, in fila, in attesa di qualcosa che porta un sorriso, una speranza, una rinascita.

1 commenti:
abbiamo tanto da imparare
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