La prima volta che ho scritto di questo talento cristallino della cucina è stato per Vanity Fair nel novembre del 2007. Martinelli aveva da poco lasciato i palazzi della regina Rania di Giordania per la quale aveva cucinato circa un anno.
E ogni giorno, lei in persona scriveva accanto al menu (in cinque portate quotidianamente diverse, immaginate lo stress anche se la spesa aveva budget illimitato) se i piatti erano good (raro), very good, excellent (frequente) oppure massimo della critica regale not good as usual (una volta).
Oggi i menu in originale tra quelli pubblicati anche su Vanity sono incorniciati nella Locanda. A Nibbiaia sulle colline dietro Castiglioncello. Dove Michele Martinelli ha deciso di ritirarsi (si fa per dire) con la bella moglie Evelyn e una splendida bimba.
Dopo aver incassato il plauso e i voti dei giurati (tra i quali lo scrivente ma soprattutto Vizzari, Fadda e Arrighi) vincendo la Rotta del Vino 2007 con una zuppa di pesce e verdure cotti a vapore, Martinelli è tornato a proporre la sua cucina sana e fresca, dalla leggerezza impalpabile, di quelle che mezz'ora dopo potresti ricominciare.
Il suo torcione di foie gras per esempio è di straordinaria pulizia e non solo per uno standard non francese. Il suo baccalà lasciato elegantemente virile. Gli assaggi di antipasto con il sandwich di pesce, il suo zimino, la raffinatezza del raviolo "bicolore" con i gamberi rossi. Una grande cucina, personale abbastanza da evitare che s'invochi il nuovo Pierangelini.
Una carta dei vini stringata, essenziale, con scelte eleganti, e l'ambiente di una casa ben arredata non priva di una saletta privata con tanto d'ingresso secondario. Diversi ex committenti vip gli hanno già fatto visita per la sua cucina, ma l'esperienza dello chef è a prova di paparazzi. Si spendono circa 40 euro.
1 commenti:
bravissimo Michele, i complimenti fiordelliani sono da incorniciare come quelli di Rania :-))
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