LIVORNO - Ho appreso soltanto ieri che il 3 agosto scorso è morto Aldo Santini. Aveva 89 anni, era di Livorno. Fu inviato dell'Europeo della stagione d'oro, collega di Oriana Fallaci dalla quale era stimato e temuto. E fu una grande penna enogastronomica, una delle migliori. Con poco da invidiare a Veronelli, Brera e Soldati.
Forse è a quest'ultimo che più assomigliava la sua scrittura. Aldo Santini scriveva con una chiarezza che illuminava la pagina a ogni riga. Era incredibile come riuscisse a citare letteratura antica (soprattutto), teatro, storia (tantissima) per scrivere di un produttore di vino con la scorrevolezza del romanzo di viaggio.
Mi ricordo ancora in "Brunello sei grande" (Muzzio editore) quando raccontava con squisita autoironia di aver strusciato la marmitta (doveva amare le auto sportive) per andare nella cantina di un produttore, o quando descriveva tutta la vicenda matrimoniale legata ad Argiano col gusto aristocratico del pettegolezzo distaccato ed elegante, ma anche beffardo da toscanaccio di Livorno.
Santini non era un esperto di vino o di cibo come tanti si spacciano di essere oggi. Lo era forse di più, ma nel suo modo di porsi di fronte alla pagina scritta si percepiva soprattutto il cronista curioso e intelligente, incapace di perdere l'essenza delle persone che incontrava o le verità dei fatti raccontati. Il lettore penserà ch'io scriva per ammirazione, ed è vero. Ma la grande attualità di quelle pagine prova ch'io dico il vero.
Non è solo una coincidenza se nel cassetto in redazione ho una copia della sua Cucina maremmana. Dove si racconta delle zuppe mangiate "col cucchiaio nella destra e la cipolla nella sinistra". Dove si sostiene la tesi delle influenze spagnole nella cucina dell'Argentario dai tempi dello Stato dei Presidi. Con le ricette del pollo "in galera", delle folaghe pucciniane oggi vietate, dei ciaffagnoni, delle lumache, delle rane pescate alla maniera dei romani (e giù la citazione di Clodia e dei suoi "amanti come rena").
E poi la storia. Una Toscana con "tanti bovi da dipingere, ma pochi da mangiare" sintetizzando il tardo Ottocento di Carducci e dei Macchiaioli a testimoniare la povertà di soldi epperò la ricchezza di cultura. Santini raccontava la gastronomia con la tensione vibrante dell'inviato di guerra e l'ironia leggera dell'uomo di mondo. Come ha chiesto per la sua lapide, Santini non è morto: "Ha vissuto".
1 commenti:
Un mito! Bravo Aldo, finalmente leggo qualcosa che Gli rende merito.
I suoi libri sono stati e sono la bibbia per la mia formazione enogastronomica/storica/culturale livornese-maremmana e sono una continua delizia per lo stile letterario arguto, spiritoso e ironico.
Cristina
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