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| Mihai Jecu produttore di Moscato ottonel |
TULCEA (ROMANIA) - Mihai Jecu oggi ha un ettaro di vigna dal quale produce un ottimo moscato dolce, ma in paese lui è il custode della “Sarica”, la cantina statale, del regime, di Nicolae Ceausescu fino alla rivoluzione rumena del 1989. Un mausoleo del socialismo reale nel quale si continua a produrre vino tra vignaioli locali, investitori esteri e ragnatele comuniste. Niculitel è un piccolo paese della Romania, sul Delta del Danubio, a un centinaio di chilometri circa dal Mar Nero e poco più di venti da Tulcea, il centro più vicino.
Nel 1956 su queste colline fu costruita una delle cantine più grandi della Romania «con così tanto cemento armato che nemmeno i carri armati riuscirebbero a demolirla» racconta l’enologo Adrian Luca, appena rientrato dal viaggio di nozze. I giovani si sposano oggi in Romania anche se un impiegato guadagna di media 300 euro al mese. Le strade vengono riasfaltate con i fondi europei e le gomme termiche sono obbligatorie non un optional, ma l’introduzione dell’euro è stata rinviata al 2014. E anche la cantina di Ceausescu riassume le contraddizioni di questa rinascita.
Fino al 1989 alla Sarica lavoravano 300 operai divisi in due turni da 12 ore ciascuno. La cantina aveva una capacità di 13 milioni di litri di vino, tanti, quanti tutta la produzione del Monferrato che però si ottiene in 99 comuni della provincia di Alessandria e in 118 della provincia di Asti. Solo uno degli edifici, oggi fatiscente e abbandonato, è composto da due cisterne in muratura alte decine di metri capaci di contenere circa 3 milioni di litri ciascuna. Di fronte alla cantina di vinificazione ci sono altre quattro cisterne cilindriche da 250mila litri ciascuna. Tanto grandi che il nuovo proprietario pensa di stoccarci vino spagnolo facendolo arrivare via Danubio.
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| Le cantine di Ceausescu viste dall'interno |
Si chiama Alfonso Cadaval, è azionista di Perica, viene da Bilbao e insieme con gli umbri Di Filippo, i toscani Antinori e l’inglese Halewood (scomparso appena una settimana fa) sono tra i primi produttori occidentali venuti a investire nelle vigne rumene. Cadaval arriva in elicottero. A conferma delle dimensioni della cantina, «ha previsto un investimento da 4 milioni di euro e da qui al 2016 prevede di portare la produzione dai 2187 ettolitri di vino quest’anno a 23055 ettolitri nel 2016» ha raccontato ancora Adrian Luca.
Ma è dal 2002 che lo spagnolo ha acquistato questi terreni. Rimettere in moto una macchina che funzionava con la manodopera sottopagata dei governi comunisti non è facile. Nel periodo tra l’89 e il 2002 a produrre vino furono i residenti che, risarciti dopo la rivoluzione dalle espropriazioni comuniste con piccoli terrazzamenti di vigna, si riunirono in cooperativa. «Molti di loro sono emigrati in Italia» spiega Emma Di Filippo dell’omonima azienda umbra che ha acquistato alcune delle vigne che all’epoca erano vinificate nella cantina del dittatore. Le conoscenze dell’enologia italiana e francese restano fondamentali. Gli enologi dell’epoca avevano studiato sì in Francia, come dimostrano vitigni tipo l’Aligotè, ma più per spionaggio che per imparare a fare il vino. E ora i rumeni, sperano negli investimenti esteri.


1 commenti:
Mi ricordo ..poco dopo la caduta di Caucescu ho incontrato una coppia di sposi rumeni nel castello di Dracula, come regalo di nozze hanno ricevuto una bottiglia di vino ( e solo quello) dalla cantina di Caucescu!
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