La Top ten di Wine Spectator e' "una cagata pazzesca". Non me ne vogliano i colleghi della rivista, e' una citazione dalla commedia all'italiana.
Per dire basta. Basta ai giornali italiani che riprendono una classifica che nulla ha a che fare con il gusto europeo del vino. Non c'e' un Borgogna, non c'e' un Bordeaux. C'e' un Rodano di seconda fascia. Ma dai...
Ho assaggiato alcuni di quei vini e sono buoni ci mancherebbe. E a parte che sarei curioso di sapere dove si comprano in Italia, dico che sono vini da degustazione, vini bibita. Non sono vini da bere a tavola come i nostri.
Qualche anno fa in quella classifica e' finito un Brunello la cui azienda e' poi rimasta coinvolta nello scandalo del sangiovese chi-l'ha-visto a riprova di scelte fino a che punto votate all'espressione di un terroir non si sa.
Nonostante cio' ancora oggi uffici stampa, consorzi e quotidiani fanno eco alla corazzata americana, per raccattare due briciole di profitto e una vagonata di provincialismo.
Inviato dal dispositivo wireless BlackBerry®
2 commenti:
senza peli sulla lingua eh? bravo! complimenti
Cristina
Sfugge però un dettaglio che proprio piccolo non è. La rivista di cui parli non ha valore tanto per il mercato americano o per lo meno non è così importante quanto si creda in quel territorio, dove la conoscenza in materia vino supera la necessità di affidarsi al critico o giornalista che sia. Ottenere anche una menzione facilita invece l'ingresso in quei nuovi mercati in cui poca è la cultura vino, mercati che invece si affidano a Wine Spectator e a altre riviste perchè hanno bisogno di punti di riferimento e in cui promuovere un prodotto di qualità senza riconoscimenti non è cosa semplice. Oppure dove ancora vige il monopolio, per cui a parità di prezzo, qualità è un buon punteggio che può fare la differenza. Chiara
Posta un commento