venerdì 25 novembre 2011

Top Ten Wine Spectator

La Top ten di Wine Spectator e' "una cagata pazzesca". Non me ne vogliano i colleghi della rivista, e' una citazione dalla commedia all'italiana.

Per dire basta. Basta ai giornali italiani che riprendono una classifica che nulla ha a che fare con il gusto europeo del vino. Non c'e' un Borgogna, non c'e' un Bordeaux. C'e' un Rodano di seconda fascia. Ma dai...

Ho assaggiato alcuni di quei vini e sono buoni ci mancherebbe. E a parte che sarei curioso di sapere dove si comprano in Italia, dico che sono vini da degustazione, vini bibita. Non sono vini da bere a tavola come i nostri.

Qualche anno fa in quella classifica e' finito un Brunello la cui azienda e' poi rimasta coinvolta nello scandalo del sangiovese chi-l'ha-visto a riprova di scelte fino a che punto votate all'espressione di un terroir non si sa.

Nonostante cio' ancora oggi uffici stampa, consorzi e quotidiani fanno eco alla corazzata americana, per raccattare due briciole di profitto e una vagonata di provincialismo.

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2 commenti:

poverimabelliebuoni/insalata mista ha detto...

senza peli sulla lingua eh? bravo! complimenti
Cristina

Chiara ha detto...

Sfugge però un dettaglio che proprio piccolo non è. La rivista di cui parli non ha valore tanto per il mercato americano o per lo meno non è così importante quanto si creda in quel territorio, dove la conoscenza in materia vino supera la necessità di affidarsi al critico o giornalista che sia. Ottenere anche una menzione facilita invece l'ingresso in quei nuovi mercati in cui poca è la cultura vino, mercati che invece si affidano a Wine Spectator e a altre riviste perchè hanno bisogno di punti di riferimento e in cui promuovere un prodotto di qualità senza riconoscimenti non è cosa semplice. Oppure dove ancora vige il monopolio, per cui a parità di prezzo, qualità è un buon punteggio che può fare la differenza. Chiara