MILANO - Risotto zucca e amaretti dei fratelli Costardi con Grana Padano extravecchio.
Manuel e Cristian Costardi, migliori emergenti del 2010 per L'Espresso, sono i fratelli del risotto. Vercellese, che lo dico a fare, del ristorante Cinzia, nel "mare a quadretti".
Riso Airone, cottura di 14-15 minuti, zucca gialla Okkaido al naturale, mantecato con Grana o provola affumicata (ma che tende a filare) e amaretti aggiunti al piatto insieme a una riduzione di aceto balsamico.
Risotto tendente al dolce, molto al dente, con un po' meno burro delle mantecature di una volta. Nei prossimi giorni il video.
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lunedì 31 gennaio 2011
++Bottura Miglior Chef Mondiale++
MILANO - Massimo Bottura è il miglior chef del mondo per l'accademia internazionale della cucina di Parigi, votato da francesi, spagnoli, giapponesi.
La notizia e' arrivata via telefono direttamente allo chef modenese allo stand di Spigaroli a Identita' golose a Milano e sara' annunciata tra due ore alla manifestazione stessa.
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La notizia e' arrivata via telefono direttamente allo chef modenese allo stand di Spigaroli a Identita' golose a Milano e sara' annunciata tra due ore alla manifestazione stessa.
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Il Civet di Lepre di Bottura
MILANO - Un passato senza nostalgia. Bottura fisicamente assomiglia sempre più ad Alain Ducasse. E' lui a tracciare la via italiana alla nuova cucina con l'idea della concentrazione dei sapori al naturale.
La ricerca della verita' dei piatti e' l'idea base del suo civet di lepre. Foie gras puro alla vaniglia per mantecare la polpa di lepre, la schiuma del caffè, olio essenziale alla nocciola.
Si tostano caffè, tartufo e pane croccante, si spruzza di riduzione di melograno e di rapa rossa, gel di funghi. Si prepara la quenelle con la lepre cruda e il civet caldo servito in un calice. Una ricetta che trasuda forse anche troppo della recente esperienza in Lapponia di Bottura.
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La ricerca della verita' dei piatti e' l'idea base del suo civet di lepre. Foie gras puro alla vaniglia per mantecare la polpa di lepre, la schiuma del caffè, olio essenziale alla nocciola.
Si tostano caffè, tartufo e pane croccante, si spruzza di riduzione di melograno e di rapa rossa, gel di funghi. Si prepara la quenelle con la lepre cruda e il civet caldo servito in un calice. Una ricetta che trasuda forse anche troppo della recente esperienza in Lapponia di Bottura.
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domenica 30 gennaio 2011
Cecchi e il 3x3 a Identita' Golose
MILANO - Gelatina di coniglio e pane all'uvetta, schiacciata con la guancia lessa del Gozzi (il macellaio di Colle val d'Elsa) che veniva venduta a cubettoni e Panforte senese.
Tre scatoline di assaggi con tre vini. Il coniglio col Chianti classico 2009 Villa Cerna, la "gota" col Villa Cerna Riserva 2007, e il Panforte con il Coevo 2007.
Quest'ultimo in particolare ha riproposto l'emozione dei grandi rossi aperti nelle giornate speciali di festa, tecnicamente con la potenza di aromi e polialcoli in grado di sostenere la speziatura e la dolcezza del Panforte.
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Tre scatoline di assaggi con tre vini. Il coniglio col Chianti classico 2009 Villa Cerna, la "gota" col Villa Cerna Riserva 2007, e il Panforte con il Coevo 2007.
Quest'ultimo in particolare ha riproposto l'emozione dei grandi rossi aperti nelle giornate speciali di festa, tecnicamente con la potenza di aromi e polialcoli in grado di sostenere la speziatura e la dolcezza del Panforte.
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La Petite Marmite di Scabin
MILANO - Animelle ripassate in padella con peperoncino aglio e olio, lingua salmistrata, lessata e brasata, cervella al naturale. Con asparagi e cavolo cinese (per la parte carnosa tipo sedano) e foie gras crudo.
Dopo il grande successo del rognone al gin, Davide Scabin torna sulle frattaglie a Identita' golose e per completare la sua petite marmite fatta tradizionalmente con brodi di carne, usa un dashi tradizionale giapponese (con tonno essiccato, funghi, sedano, carota, cipolla e soia con aggiunta di un po' di Mirin).
Sua anche la variazione di sei patate (dalle Charlotte alle Ratte) diverse a partire da una crema Parmantier, a dimostrazione di un'idea di materia prima povera come base di idee della nuova cucina.
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Dopo il grande successo del rognone al gin, Davide Scabin torna sulle frattaglie a Identita' golose e per completare la sua petite marmite fatta tradizionalmente con brodi di carne, usa un dashi tradizionale giapponese (con tonno essiccato, funghi, sedano, carota, cipolla e soia con aggiunta di un po' di Mirin).
Sua anche la variazione di sei patate (dalle Charlotte alle Ratte) diverse a partire da una crema Parmantier, a dimostrazione di un'idea di materia prima povera come base di idee della nuova cucina.
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Il Disagio della Lumaca
MILANO - In un bicchierino, cicale crude, con manna montata usata come isolante tra caldo e freddo, purea bollente di patate cotte sotto la cenere, le lumache saltate con una granella di pane e ancora la nota iodata delle cicale.
E' il disagio della lumaca secondo la cucina di Ciccio Sultano che ha presentato a Identita' golose insieme con il "caldume", preparato qui con grande eleganza e attenzione alla freschezza ma partendo dalla tradizione di strada della Sicilia.
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E' il disagio della lumaca secondo la cucina di Ciccio Sultano che ha presentato a Identita' golose insieme con il "caldume", preparato qui con grande eleganza e attenzione alla freschezza ma partendo dalla tradizione di strada della Sicilia.
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Mele Kanzi, Una Nuova Varieta'
MILANO - Kanzi, tesoro nascosto in swahili, e' la nuova varieta' di mela presentata oggi a Identita' Golose.
Soda, succosa e saporita, nasce dall'incrocio tra le mele Gala e Blackburn ha il colore della Pink Lady ma con note più calde che si ritrovano anche al gusto dolce.
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Soda, succosa e saporita, nasce dall'incrocio tra le mele Gala e Blackburn ha il colore della Pink Lady ma con note più calde che si ritrovano anche al gusto dolce.
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sabato 29 gennaio 2011
Un Risotto per Milano, Ratana'
MILANO - Il riso arriva da Groppello Cairoli (Pavia), un carnaroli Riserva San Massimo, con pannerone (un formaggio vaccino a latte intero senza sale) e melette rosa dei Sibillini.
Questo il primo Risotto per Milano (a 8 euro per la lotta contro l'Aids) che ha preparato Cesare Battisti, chef del ristorante Ratana' di Milano.
C'ero stato l'anno scorso per assaggiare il Coevo di Cecchi e da poco propongono anche i "rubit", robette nel dialetto della Scapigliatura, micropiattini a 1 euro per un buon aperitivo nella nuova Milano.
Amarognola la mantecatura del formaggio, alternata con la deliziosa dolcezza fresca delle melette saltate prima e poi aggiunte anticipando la cottura del riso.
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Questo il primo Risotto per Milano (a 8 euro per la lotta contro l'Aids) che ha preparato Cesare Battisti, chef del ristorante Ratana' di Milano.
C'ero stato l'anno scorso per assaggiare il Coevo di Cecchi e da poco propongono anche i "rubit", robette nel dialetto della Scapigliatura, micropiattini a 1 euro per un buon aperitivo nella nuova Milano.
Amarognola la mantecatura del formaggio, alternata con la deliziosa dolcezza fresca delle melette saltate prima e poi aggiunte anticipando la cottura del riso.
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mercoledì 26 gennaio 2011
Identità Golose, l'Assenza dell'Umbria
PERUGIA - L'assenza dell'Umbria al prossimo congresso italiano dell'alta cucina "Identità golose", a Milano da domenica per tre giorni, nasconde una notizia buona e una notizia cattiva.
Stavo scorrendo il programma del congresso del quale sarò ospite da domenica e ho notato presenze di valore, seppur non di volume come quelle del nord, per i cuochi del Centro Italia. Paolo Lopriore della Certosa di Siena su tutti, Marco Stabile dell'Ora d'Aria di Firenze o Loretta Fanella, la giovanissima pasticcera che lavorava con Ferran Adrià. Neanche un cuoco umbro (tantomeno un pasticcere).
Ovviamente non è una critica agli organizzatori che anzi ogni anno riescono a riunire i migliori chef italiani e stranieri del momento, così si spiega anche la crescita continua di un appuntamento giunto alla sua settima edizione. Ma vuol essere una riflessione sulla gastronomia umbra.
L'assenza dell'Umbria denota secondo me una cucina più "naturale" che "alta". Più basata sulle materie prime che sulla trasformazione. Più coerente con la mangiata in osteria che con un cuoco col microfono sul palco. Più seduta sulla propria fortuna che bisognosa d'imbellettarsi. E quella della ricchezza di verdure (il sedano nero di Trevi, la risina del Trasimeno, le lenticchie di Castelluccio), di carni di qualità (la tradizione di oca nel sud della regione e di maiale nel resto, la Chianina) e di vini schietti, è la buona notizia.
La cattiva notizia è che su questa ricchezza ci si è crogiolati troppo. Beandosi di questa sindrome da "vino del contadino" si è rallentato uno sviluppo enogastronomico che solo la lungimiranza di pochi produttori di vino (il Cavalier Lungarotti o Marco Caprai) e un ristoratore (Gianfranco Vissani) hanno saputo superare (senza necessariamente tradirla).
Piaccia o meno, è l'alta cucina che rinnova e rilancia la gastronomia. Oggi è uscito un importante studio che lo conferma. Condotto da un gruppo coordinato da Vincenzo Fogliano, docente ad Agraria dell’università Federico II di Napoli anche se riferito in particolare alla Campania, sostiene che "dai grandi chef arrivano gli impulsi alla filiera agroalimentare".
Occorrono idee, creatività, personaggi. E non mi riferisco alla cucina molecolare, intendiamoci. Una cuoca come Luisa Scolastra di Villa Roncalli, terrebbe il pubblico di Identità golose inchiodato ad ascoltarla proprio come i Saporito della Leggenda dei frati (SI) quando portarono l'insaccatrice ad Adria Cooking in mezzo a sifoni e rooner.
Per fare questo occorre un confronto serrato e aperto. In Umbria invece scrivere di ristoranti significa scriverne bene. La critica, motivata, elegante, costruttiva, è sempre una critica. E a criticare sono i nemici. Oggi però si respira un'aria diversa in alcuni ambienti più dinamici dell'enogastronomia locale. Tra i professionisti meno provinciali prevale decisamente la convizione che il confronto aperto sia costruttivo. Diamogli respiro.
Stavo scorrendo il programma del congresso del quale sarò ospite da domenica e ho notato presenze di valore, seppur non di volume come quelle del nord, per i cuochi del Centro Italia. Paolo Lopriore della Certosa di Siena su tutti, Marco Stabile dell'Ora d'Aria di Firenze o Loretta Fanella, la giovanissima pasticcera che lavorava con Ferran Adrià. Neanche un cuoco umbro (tantomeno un pasticcere).
Ovviamente non è una critica agli organizzatori che anzi ogni anno riescono a riunire i migliori chef italiani e stranieri del momento, così si spiega anche la crescita continua di un appuntamento giunto alla sua settima edizione. Ma vuol essere una riflessione sulla gastronomia umbra.
L'assenza dell'Umbria denota secondo me una cucina più "naturale" che "alta". Più basata sulle materie prime che sulla trasformazione. Più coerente con la mangiata in osteria che con un cuoco col microfono sul palco. Più seduta sulla propria fortuna che bisognosa d'imbellettarsi. E quella della ricchezza di verdure (il sedano nero di Trevi, la risina del Trasimeno, le lenticchie di Castelluccio), di carni di qualità (la tradizione di oca nel sud della regione e di maiale nel resto, la Chianina) e di vini schietti, è la buona notizia.
La cattiva notizia è che su questa ricchezza ci si è crogiolati troppo. Beandosi di questa sindrome da "vino del contadino" si è rallentato uno sviluppo enogastronomico che solo la lungimiranza di pochi produttori di vino (il Cavalier Lungarotti o Marco Caprai) e un ristoratore (Gianfranco Vissani) hanno saputo superare (senza necessariamente tradirla).
Piaccia o meno, è l'alta cucina che rinnova e rilancia la gastronomia. Oggi è uscito un importante studio che lo conferma. Condotto da un gruppo coordinato da Vincenzo Fogliano, docente ad Agraria dell’università Federico II di Napoli anche se riferito in particolare alla Campania, sostiene che "dai grandi chef arrivano gli impulsi alla filiera agroalimentare".
Occorrono idee, creatività, personaggi. E non mi riferisco alla cucina molecolare, intendiamoci. Una cuoca come Luisa Scolastra di Villa Roncalli, terrebbe il pubblico di Identità golose inchiodato ad ascoltarla proprio come i Saporito della Leggenda dei frati (SI) quando portarono l'insaccatrice ad Adria Cooking in mezzo a sifoni e rooner.
Per fare questo occorre un confronto serrato e aperto. In Umbria invece scrivere di ristoranti significa scriverne bene. La critica, motivata, elegante, costruttiva, è sempre una critica. E a criticare sono i nemici. Oggi però si respira un'aria diversa in alcuni ambienti più dinamici dell'enogastronomia locale. Tra i professionisti meno provinciali prevale decisamente la convizione che il confronto aperto sia costruttivo. Diamogli respiro.
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sabato 22 gennaio 2011
Si Fa Presto a Dire Goudron
FIRENZE - Oggi ho stappato un vino Barbaresco Oddero del 1969 nel quale si' c'erano profumi di selvaggina di piuma, come nella sporta di un cacciatore di fagiani. Altro che note di...
E si fa sempre presto a dire goudron ma qui l'asfalto si risentiva anche digerendo i primi sorsi a stomaco vuoto in attesa che il carbone fosse pronto per la bistecca.
In bocca sembrava davvero il "sangue della terra", denso e di spettacolare freschezza. Col suo tartufo nero, il cacao era il timbro langarolo come quando ad Alba la Ferrero aggredisce i visitatori del centro coi suoi profumi.
Un vino piemontese dell'anno dell'uomo sulla luna (Usa), di Abbey road (Gb), de La mia droga si chiama Julie (F), che ci ricorda un'Italia più vera. Ti aspetteresti che a tradire sia il vecchio tappo e invece e' stato il vecchio amico.
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E si fa sempre presto a dire goudron ma qui l'asfalto si risentiva anche digerendo i primi sorsi a stomaco vuoto in attesa che il carbone fosse pronto per la bistecca.
In bocca sembrava davvero il "sangue della terra", denso e di spettacolare freschezza. Col suo tartufo nero, il cacao era il timbro langarolo come quando ad Alba la Ferrero aggredisce i visitatori del centro coi suoi profumi.
Un vino piemontese dell'anno dell'uomo sulla luna (Usa), di Abbey road (Gb), de La mia droga si chiama Julie (F), che ci ricorda un'Italia più vera. Ti aspetteresti che a tradire sia il vecchio tappo e invece e' stato il vecchio amico.
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venerdì 21 gennaio 2011
Leonardo era un cuoco
FIRENZE - Il prof Franco Cardini ha ridacchiato al telefono quando ieri gli ho chiesto cosa pensasse della teoria dei coniugi Routh contenuta in "Note di cucina di Leonardo da Vinci" secondo la quale Leonardo, l'autore dell'Ultima cena, avrebbe fatto il cuoco e aperto, con Sandro Botticelli, una taverna vicino al Ponte Vecchio a Firenze: Le Tre Rane.
La storia (che trovate oggi ampiamente documentata sul Corriere Nazionale) è questa. Nel 1473 Leonardo fa il garzone alle Tre Lumache, ma siccome un giorno muoiono tutti i cuochi per avvelenamento, assumono lui come cuoco. E siccome lui è un creativo, uno che serve "quattro fettine di carota e un'acciuga" (ora ho capito a chi s'ispira il genio di Lopriore), lo cacciano. E quando il ristorante va a fuoco per una lite tra fiorentini, lo rilevano lui e Botticelli, ma senza miglior sorte.
Leonardo si ritrova disoccupato e quindi torna a bottega dal Verrocchio a lavorare al Battesimo di Gesù. Lo stesso Leonardo, in futuro, si sarebbe reso protagonista di invenzioni come il tovagliolo, il girarrosto, lo "spago mangiabile" (e allora Marco Polo?) tra le corti dei Medici e degli Sforza.
Fonte: il Codex Romanoff sull'affidabilità del quale, però, gli storici sono divisi. Franco Cardini, professore e autore del libro "Per una storia della cucina", ha commentato che "tutto è possibile, ma che è anacronistico impostare una ricostruzione come ai tempi nostri". "Che il gusto era inteso soprattutto come fisiologia, come salubrità". "E che Leonardo stesso si sarebbe meravigliato di sentirsi chiamare inventore. Lui interpretava la natura". Una lezione attuale ancora oggi.
La storia (che trovate oggi ampiamente documentata sul Corriere Nazionale) è questa. Nel 1473 Leonardo fa il garzone alle Tre Lumache, ma siccome un giorno muoiono tutti i cuochi per avvelenamento, assumono lui come cuoco. E siccome lui è un creativo, uno che serve "quattro fettine di carota e un'acciuga" (ora ho capito a chi s'ispira il genio di Lopriore), lo cacciano. E quando il ristorante va a fuoco per una lite tra fiorentini, lo rilevano lui e Botticelli, ma senza miglior sorte.
Leonardo si ritrova disoccupato e quindi torna a bottega dal Verrocchio a lavorare al Battesimo di Gesù. Lo stesso Leonardo, in futuro, si sarebbe reso protagonista di invenzioni come il tovagliolo, il girarrosto, lo "spago mangiabile" (e allora Marco Polo?) tra le corti dei Medici e degli Sforza.
Fonte: il Codex Romanoff sull'affidabilità del quale, però, gli storici sono divisi. Franco Cardini, professore e autore del libro "Per una storia della cucina", ha commentato che "tutto è possibile, ma che è anacronistico impostare una ricostruzione come ai tempi nostri". "Che il gusto era inteso soprattutto come fisiologia, come salubrità". "E che Leonardo stesso si sarebbe meravigliato di sentirsi chiamare inventore. Lui interpretava la natura". Una lezione attuale ancora oggi.
giovedì 20 gennaio 2011
Io Osteria Personale a Firenze
FIRENZE - E' candidato a diventare il migliore bistrot di Firenze l'Io-Osteria Personale aperto il 4 dicembre in Borgo San Frediano e già meta di raffinati gourmet e cuochi un po' come Le Baratin a Parigi. Non lo trovate su quelle rivistucole che spacciano per recensioni testi autoscritti a pagamento, ne ha parlato solo, per altro in modo tiepido, il Romanelli.
Il proprietario Matteo Fantini è un giovanissimo veterinario con una passione per la ristorazione che si nota nell'organizzazione del ristorante, nelle lavagne con i piatti disegnati anziché scritti, nei tre pani fatti in casa serviti dopo il benvenuto, nel appetiser di benvenuto stesso (crema di cavolo e bottarga), nel cambio delle posate a ogni portata, nei vini al bicchiere... ma soprattutto nella scelta del cuoco.
Si chiama Nicolò Baretti, ha appena 23 anni ed è nato a Pontedera come un altro chef fiorentino (Marco Stabile). Baretti ha lavorato con Berasategui, con Berton dalla cucina del quale è scappato (confermando seppur senza volere la tesi Marchesi) e con Valeria Piccini a Caino a Montemerano: esperienza quest'ultima che lo ha segnato e plasmato.
Il locale è un vero bistrot per come è costruito su due file di tavolini sui lati di quella che era una macelleria da generazioni (un colpo di fortuna il soffitto a cassettone scoperto durante il restauro). Ma è un bistrot anche per il menu, nel quale mancano i primi piatti (però chef, almeno un risotto potresti inserirlo!).
Ci sono scelte di mare e di terra. Il menu degustazione costa 55 euro per sei portate. Piccole si lamenterà qualcuno per trovar da ridire. Ma eleganti, puliti, leggeri. La tartara di Chianina con barbe rosse e gelato al pecorino, la purea di patate e olio nuovo con cuore di caprino, i nastrini di calamari in una crema di ceci alla salvia.
Poi i piatti si rinforzano con il baccalà con mela verde e crema di topinambur, il lampredotto mantecato al pecorino con crema di finocchi e olive (questo sì molto alla Caino), e il gelato al castagnaccio o la pralina di gelato al vinsanto per dolce. Una ventata di novità a Firenze con due giovani outsider del mondo della ristorazione da togliersi il cappello.
Il proprietario Matteo Fantini è un giovanissimo veterinario con una passione per la ristorazione che si nota nell'organizzazione del ristorante, nelle lavagne con i piatti disegnati anziché scritti, nei tre pani fatti in casa serviti dopo il benvenuto, nel appetiser di benvenuto stesso (crema di cavolo e bottarga), nel cambio delle posate a ogni portata, nei vini al bicchiere... ma soprattutto nella scelta del cuoco.
Si chiama Nicolò Baretti, ha appena 23 anni ed è nato a Pontedera come un altro chef fiorentino (Marco Stabile). Baretti ha lavorato con Berasategui, con Berton dalla cucina del quale è scappato (confermando seppur senza volere la tesi Marchesi) e con Valeria Piccini a Caino a Montemerano: esperienza quest'ultima che lo ha segnato e plasmato.
Il locale è un vero bistrot per come è costruito su due file di tavolini sui lati di quella che era una macelleria da generazioni (un colpo di fortuna il soffitto a cassettone scoperto durante il restauro). Ma è un bistrot anche per il menu, nel quale mancano i primi piatti (però chef, almeno un risotto potresti inserirlo!).
Ci sono scelte di mare e di terra. Il menu degustazione costa 55 euro per sei portate. Piccole si lamenterà qualcuno per trovar da ridire. Ma eleganti, puliti, leggeri. La tartara di Chianina con barbe rosse e gelato al pecorino, la purea di patate e olio nuovo con cuore di caprino, i nastrini di calamari in una crema di ceci alla salvia.
Poi i piatti si rinforzano con il baccalà con mela verde e crema di topinambur, il lampredotto mantecato al pecorino con crema di finocchi e olive (questo sì molto alla Caino), e il gelato al castagnaccio o la pralina di gelato al vinsanto per dolce. Una ventata di novità a Firenze con due giovani outsider del mondo della ristorazione da togliersi il cappello.
domenica 16 gennaio 2011
La Tranquillona a Serravalle Pistoiese
SERRAVALLE PISTOIESE - La Locanda La Tranquillona a Serravalle Pistoiese è stata una delle mie scoperte 2010. La prima recensione è comparsa sull'ultima Guida ai ristoranti dell'Espresso con buona pace di coloro che sostengono che l'informazione cartacea sia morta (ammesso e non concesso che sia in coma a ucciderla non saranno certo i blogger di cui sopra).
Il ristorante domina la Valdinievole dalla punta di Serravalle Alto con una terrazza panoramica aperta in estate. Si mangia di fronte alla cucina a vista, in un salone luminoso, oppure nella cantinetta più romantica, su tavoli col piano in marmo come nelle vecchie osterie e sedie thonet coi braccioli. Alle pareti, le opere ironiche di un artista locale oggi in Usa.
E' una vera trattoria moderna, senza "ma". Tra le bettole di una volta e questo locale c'è solo la stessa differenza che passa tra un vino del contadino e un vino biologico. Professionalità. In cantina ad esempio si bevono Tignanello '98 a 55 euro o Flaccianello 2006 a 40.
Il menu costa 30 euro, tra le specialità si segnalano i carciofi ripieni e fritti al pecorino, specialità ternana. Ottima frittura e sapore nelle frittelle di baccalà al pomodoro. Come ha scritto il Maffi qui, un po' meno convincenti soltanto le tagliatelle di castagne alla ricotta, ma non è stagione ancora per quella buona. E poi io adoro i cardi, quindi il crostone nonostante il taleggio non sia un superformaggio, mi è piaciuto tanto.
Golosi da mangiare l'ossobuco e la trippa alla parmigiana qui fatta col foiolo, dal sapore giustamente virile di frattaglia ma elegante. E la ricotta con la composta di castagne per dolce. Una bella realtà, dove si-mangia-bene-e-si-spende-poco come si dice tra gente comune e in cui il giovanissimo cuoco David Ardita accetta con intelligenza la sfida di proporsi al pubblico coi piatti che tutti conoscono e sui quali tutti pretendono confrontarsi. Consumazioneobbligatoria.
Il ristorante domina la Valdinievole dalla punta di Serravalle Alto con una terrazza panoramica aperta in estate. Si mangia di fronte alla cucina a vista, in un salone luminoso, oppure nella cantinetta più romantica, su tavoli col piano in marmo come nelle vecchie osterie e sedie thonet coi braccioli. Alle pareti, le opere ironiche di un artista locale oggi in Usa.
E' una vera trattoria moderna, senza "ma". Tra le bettole di una volta e questo locale c'è solo la stessa differenza che passa tra un vino del contadino e un vino biologico. Professionalità. In cantina ad esempio si bevono Tignanello '98 a 55 euro o Flaccianello 2006 a 40.
Il menu costa 30 euro, tra le specialità si segnalano i carciofi ripieni e fritti al pecorino, specialità ternana. Ottima frittura e sapore nelle frittelle di baccalà al pomodoro. Come ha scritto il Maffi qui, un po' meno convincenti soltanto le tagliatelle di castagne alla ricotta, ma non è stagione ancora per quella buona. E poi io adoro i cardi, quindi il crostone nonostante il taleggio non sia un superformaggio, mi è piaciuto tanto.
Golosi da mangiare l'ossobuco e la trippa alla parmigiana qui fatta col foiolo, dal sapore giustamente virile di frattaglia ma elegante. E la ricotta con la composta di castagne per dolce. Una bella realtà, dove si-mangia-bene-e-si-spende-poco come si dice tra gente comune e in cui il giovanissimo cuoco David Ardita accetta con intelligenza la sfida di proporsi al pubblico coi piatti che tutti conoscono e sui quali tutti pretendono confrontarsi. Consumazioneobbligatoria.
sabato 15 gennaio 2011
Al Ristorante con le Ballerine
FIRENZE - Una volta, di una cameriera con le ballerine credo di essermi innamorato, anche se ero gia' troppo adulto per ammetterlo. Che chiccheria! Che vezzo e che deliziosa tortura pur di essere belle.
La giovane del ristorante dove ho cenato ieri sera era di quelle che girano un braccio a elle dietro la schiena quando osservano la sala. Che sembrano ancora capaci di imbarazzarsi. Coi capelli legati ma un ciuffetto lasciato sciolto. Con un grembiule legato alto in vita quasi all'orientale e un andamento leggermente supinatorio.
Non sono un feticista dei piedi e non mi piacciono le ragazze remissive, ma lei esprimeva un non so che, come un timore reverenziale per la cucina, il rispetto di chi si sente in un grande ristorante anche se lavora in un (per altro ottimo) micro bistrot. Era puro marketing per lo chef e arte per gli avventori.
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La giovane del ristorante dove ho cenato ieri sera era di quelle che girano un braccio a elle dietro la schiena quando osservano la sala. Che sembrano ancora capaci di imbarazzarsi. Coi capelli legati ma un ciuffetto lasciato sciolto. Con un grembiule legato alto in vita quasi all'orientale e un andamento leggermente supinatorio.
Non sono un feticista dei piedi e non mi piacciono le ragazze remissive, ma lei esprimeva un non so che, come un timore reverenziale per la cucina, il rispetto di chi si sente in un grande ristorante anche se lavora in un (per altro ottimo) micro bistrot. Era puro marketing per lo chef e arte per gli avventori.
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mercoledì 12 gennaio 2011
Ha Chiuso l'Enoteca Guidi di Firenze
FIRENZE - Ecco cosa rimane di un altro piccolo tassello di storia enogastronomica fiorentina.
Scaffali mezzi vuoti, rovinati da freddo, polvere e umidita' con le ultime bottiglie di vino italiano e francese consumate dal tempo.
Un'enoteca per gli esperti ma anche di quartiere in una zona residenziale, vicino alla stazione di Toraldo di Francia allo Statuto, per gente comune.
Su questi scaffali per anni si sono fatti compagnia Chateau d'Yquem e Centerbe, Krug e prosecco, lambrusco e brunello.
Il Guidi fu uno dei fondatori dell'Enoteca comunale di via Ghibellina, destinata solo dopo a diventare Pinchiorri. Erano gli anni in nasceva il Tignanello e si cominciava a pensare alle prime barrique che sarebbero arrivate di li' a poco (1985).
Ora il Guidi vinaio ha lasciato il posto al Guidi oste figlio, istrionico restaurant manager noto a Firenze per aver risollevato il ristorante dell'ex Bambino e oggi a fianco della famiglia Cambi al Conte Mascetti.
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Scaffali mezzi vuoti, rovinati da freddo, polvere e umidita' con le ultime bottiglie di vino italiano e francese consumate dal tempo.
Un'enoteca per gli esperti ma anche di quartiere in una zona residenziale, vicino alla stazione di Toraldo di Francia allo Statuto, per gente comune.
Su questi scaffali per anni si sono fatti compagnia Chateau d'Yquem e Centerbe, Krug e prosecco, lambrusco e brunello.
Il Guidi fu uno dei fondatori dell'Enoteca comunale di via Ghibellina, destinata solo dopo a diventare Pinchiorri. Erano gli anni in nasceva il Tignanello e si cominciava a pensare alle prime barrique che sarebbero arrivate di li' a poco (1985).
Ora il Guidi vinaio ha lasciato il posto al Guidi oste figlio, istrionico restaurant manager noto a Firenze per aver risollevato il ristorante dell'ex Bambino e oggi a fianco della famiglia Cambi al Conte Mascetti.
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lunedì 10 gennaio 2011
Il Panettone dei Terùn
FIRENZE - Non se n'abbiano a male alla pregiata forneria Lenti se mi permetto di definire il loro come il panettone dei terùn. Lo dico come un complimento, come lo direbbe un vero lombardo dopo averlo assaggiato e ritenuto un panettone anche migliore di quello lombardo.
Non sono stato ai saldi della gastronomia. Ma per chi visita molti ristoranti al mese, qualche attenzione a tavola è d'obbligo. Così è soltanto in questi giorni che ho assaggiato questo panettone regalo di un cuoco ansioso di farmelo assaggiare. Basta coi consigli polverosi dei dietologi. Quei suggerimenti di magro hanno solo il numero di notizie che arriva nei giorni festivi nelle redazioni. Ve lo do io un consiglio. Dolci solo a colazione durante e dopo le feste, comunque sempre la mattina e sempre fuori dai pasti.
Un dolce con lievito madre che mi è piaciuto per la freschezza, che sviluppava un'acidità al palato diversa da certi pastoni margarinosi dell'industria, con un'alveolatura ampia dalla vera lievitazione naturale di chi fa il panificatore di professione, cotto a legna, pirlato a mano, canditi e uvette intensi questi sì, dal sapore del Sud.
Per me il panettone è stato Cova o Sant'Ambroeus quando mio zio veniva a Firenze per Natale. Poi mio zio ha cambiato lidi, la gastronomia è diventata un lavoro e il mangiar sano un'esigenza. Quindi ho scoperto Loison e il panbriacone di Bonci, infine la forneria Lenti. E voi che panettoni avete scoperto per le feste?
Non sono stato ai saldi della gastronomia. Ma per chi visita molti ristoranti al mese, qualche attenzione a tavola è d'obbligo. Così è soltanto in questi giorni che ho assaggiato questo panettone regalo di un cuoco ansioso di farmelo assaggiare. Basta coi consigli polverosi dei dietologi. Quei suggerimenti di magro hanno solo il numero di notizie che arriva nei giorni festivi nelle redazioni. Ve lo do io un consiglio. Dolci solo a colazione durante e dopo le feste, comunque sempre la mattina e sempre fuori dai pasti.
Un dolce con lievito madre che mi è piaciuto per la freschezza, che sviluppava un'acidità al palato diversa da certi pastoni margarinosi dell'industria, con un'alveolatura ampia dalla vera lievitazione naturale di chi fa il panificatore di professione, cotto a legna, pirlato a mano, canditi e uvette intensi questi sì, dal sapore del Sud.
Per me il panettone è stato Cova o Sant'Ambroeus quando mio zio veniva a Firenze per Natale. Poi mio zio ha cambiato lidi, la gastronomia è diventata un lavoro e il mangiar sano un'esigenza. Quindi ho scoperto Loison e il panbriacone di Bonci, infine la forneria Lenti. E voi che panettoni avete scoperto per le feste?
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sabato 8 gennaio 2011
Le Francesi al Ristorante
FIRENZE - L'italiana e' under 30, magra, un po' gobbetta e con poche forme. Ha la gonna e un vestitino nero, viso emaciato e capelli raccolti. E' carina e sta con un giovane. Bevono (poco) Franciacorta.
La francese e' over 40, magra e appassionata, la schiena dritta. Ha i jeans e un maglione, capelli sciolti e gonfi. E' affascinante e sta con un signore. Bevono (tanto) Chianti classico.
Io sono solo, fingo di simpatizzare con la coppia che ha portato al ristorante una neonata da latte scorpione ascendente leone che fara' dannare tra vent'anni un uomo come stasera le mie orecchie. Del Rubacuori non mi resta che il passito faentino di Morini.
Osservare gli altri al ristorante e' divertente. In questo caso mi suggerisce la riflessione che all'Italia manca ancora una consapevolezza gastronomica diffusa, quella che rende: i borgognoni diversi dagli ilcinesi, i piatti belli diversi da quelli colmi, i gourmet dai gourmand.
Quella di comprare Reblochon e foie gras, di tenere un Bordeaux in casa, di andare ogni tanto in un ristorante famoso, di parlare poco di cibo e praticarne tanto. Come le francesi.
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La francese e' over 40, magra e appassionata, la schiena dritta. Ha i jeans e un maglione, capelli sciolti e gonfi. E' affascinante e sta con un signore. Bevono (tanto) Chianti classico.
Io sono solo, fingo di simpatizzare con la coppia che ha portato al ristorante una neonata da latte scorpione ascendente leone che fara' dannare tra vent'anni un uomo come stasera le mie orecchie. Del Rubacuori non mi resta che il passito faentino di Morini.
Osservare gli altri al ristorante e' divertente. In questo caso mi suggerisce la riflessione che all'Italia manca ancora una consapevolezza gastronomica diffusa, quella che rende: i borgognoni diversi dagli ilcinesi, i piatti belli diversi da quelli colmi, i gourmet dai gourmand.
Quella di comprare Reblochon e foie gras, di tenere un Bordeaux in casa, di andare ogni tanto in un ristorante famoso, di parlare poco di cibo e praticarne tanto. Come le francesi.
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mercoledì 5 gennaio 2011
Podere Paganico Brunello 2006
MONTALCINO - Quello del Podere Paganico 2006 e' un Brunello fatto con una mano sola. Schietto, rilassante, pulito al naso nel suo fruttato, in levare come i piatti ben pensati.
Fatto con una mano sola perche' ci senti il pregio dell'azienda agricola, delle settemila bottiglie, del lavoro in vigna, senza sentirci puzze o vaniglie enologiche.
E fatto con una mano perche' Anna Maria Budzon deve badare a tre iene, come chiama lei i suoi tre figli maschi e a un dolcissimo Labrador.
E sara' per questa suggestione familiare, sembra un Brunello che sa di latte, puro, rubizzo. Per la verita' una sfumatura di latte e menta ce si sente.
In attesa di Benvenuto Brunello a febbraio sono contento di aver iniziato i miei assaggi da un vino cosi', penso che la 2006 sara' un'annata divertente da assaggiare e ringrazio Alessia per avermi presentato la mamma del Brunello (e delle tre iene).
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Fatto con una mano sola perche' ci senti il pregio dell'azienda agricola, delle settemila bottiglie, del lavoro in vigna, senza sentirci puzze o vaniglie enologiche.
E fatto con una mano perche' Anna Maria Budzon deve badare a tre iene, come chiama lei i suoi tre figli maschi e a un dolcissimo Labrador.
E sara' per questa suggestione familiare, sembra un Brunello che sa di latte, puro, rubizzo. Per la verita' una sfumatura di latte e menta ce si sente.
In attesa di Benvenuto Brunello a febbraio sono contento di aver iniziato i miei assaggi da un vino cosi', penso che la 2006 sara' un'annata divertente da assaggiare e ringrazio Alessia per avermi presentato la mamma del Brunello (e delle tre iene).
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martedì 4 gennaio 2011
Cosa Sono e Come Si Cucinano i Ciccioli
SPELLO - Ecco con Antonio e Bruno di una fattoria della valle umbra ai confini tra Spello e Cannara, da cosa si ricavano e come si cucinano i ciccioli (ottimi con lo Champagne) e lo strutto. Un grasso tanto deprecato non a torto dai dietologi, ma che rispetto a tanti prodotti industriali confezionati e idrogenati è tutto da rivalutare soprattutto per alcune cotture.
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lunedì 3 gennaio 2011
Del maiale non si butta(va) niente
SPELLO - In queste immagini si capisce perché in certe zone del Centro Italia si usa dire "spaccare" il maiale. Poi Antonio, figlio di macellai, mostra come si avvia la macellazione e spiega quali sono i tagli di carne prima ancora della frollatura.
A cominciare dalle frattaglie, sode e vive nei colori, che mostrano la salubrità del suino e che poi saranno portate dal veterinario per il controllo. Una volta ottenuto il via libera e finita la frollatura di circa 48 ore inizierà la selezione vera e propria.
In Umbria come noto chiamano Coppa quella che in Toscana è la soprassata, fanno generose salagioni del prosciutto (meno comunque di quanto si pensi assaggiando prodotti industriali) lo bagnano col vino bianco "d'uva francese", trebbiano e grechetto al posto del fortana emiliano di Soldatiana memoria e prediligono stagionature medio corte.
Di tradizione i mazzafegati (le salsicce di fegato) e il sanguinaccio qui in versione dolce, con cioccolato e spezie. Ma per la prima volta sfatiamo il luogo comune che del maiale non si butta via niente. Infatti, il sangue, ormai anche nelle piccole fattorie non sempre viene conservato.
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domenica 2 gennaio 2011
La Morte del Maiale
SPELLO - Questa mattina all'alba ho assistito alla macellazione di un maiale. E' un video abbastanza forte, ma documenta senza alcun commento e senza retorica né in un senso né in un altro quanto accade nelle fattorie per far arrivare sulle tavole rosticciana, prosciutti, ciccioli, filetti, zamponi, culatelli e strolghini.
Vorrei potervi raccontare che questa bestiola si chiamava chessò Peggy ed era cresciuta in una fattoria in mezzo ai bambini. Ma è stata acquistata a settembre 2010, era una fattrice che non figliava più, si chiamava PGB929, pesava tre quintali ed era un suino di razza Landrace.
Si tratta secondo Istruzione Agraria di una delle "razze più selezionate e più stimate al mondo", nata da un incrocio (da bacon) con la Large White. In questo caso, Antonio, Mauro, Ninetto, Bruno ed Elvio, l'hanno macellata dopo averla ingrassata anche a ghiande, soprattutto per ricavarne norcineria umbra da affinare nell'umida piana di Spello. Alcune di queste carni, in altri tempi, sono state acquistate anche da Vissani.
Vorrei anche potervi dire che col colpo in testa non ha sofferto. Ma non è vero neanche questo. Aveva una scatola cranica più grande e il colpo, una volta sezionata la scrofa, si è visto come non fosse penetrato all'interno del cervello.
sabato 1 gennaio 2011
Buon 2011
FIRENZE - Vi spiego perche' ho festeggiato il mio Capodanno con un rosso di Montalcino (Poggio di Sotto 2005) e niente di più blasonato (a parte qualche Champagne con gli amici).
Non ho sentito il Discorso del Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano dal Quirinale, ma la crisi c'e', i giovani? pochi sono disponibili a dar loro fiducia e comunque un basso profilo sentito e motivato puo' starci...
Il contenuto e' più importante del contenitore. Ci sono vini incipriati da regalare e vini da bere con gli amici. Vini da tavola e vini da conversazione, in piedi, magari sulle note di Nina Simone che canta Ain't got no...
Montalcino merita più di quanto rappresentano quattro "beccamorti", come li chiamano i senesi dopo Montaperti, che hanno messo in crisi per quattro o cinque centesimi di punteggi tutt'una denominazione. Basta scorrere i bandi internazionali sul vino per capire cosa e' richiesto. Altro che merlot.
Tendo a fidarmi di un produttore come Piero Palmucci, non solo e non tanto perche' scrive "in conversione biologica" sulla retroetichetta, ma per la sua storia e i vini.
Gia' nel XIII secolo a Poggio di Sotto gli abati di Sant'Antimo producevano questo vino nella spiritualita' della loro opera. E cultura, conoscenza e consapevolezza continueranno a fare la differenza.
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Non ho sentito il Discorso del Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano dal Quirinale, ma la crisi c'e', i giovani? pochi sono disponibili a dar loro fiducia e comunque un basso profilo sentito e motivato puo' starci...
Il contenuto e' più importante del contenitore. Ci sono vini incipriati da regalare e vini da bere con gli amici. Vini da tavola e vini da conversazione, in piedi, magari sulle note di Nina Simone che canta Ain't got no...
Montalcino merita più di quanto rappresentano quattro "beccamorti", come li chiamano i senesi dopo Montaperti, che hanno messo in crisi per quattro o cinque centesimi di punteggi tutt'una denominazione. Basta scorrere i bandi internazionali sul vino per capire cosa e' richiesto. Altro che merlot.
Tendo a fidarmi di un produttore come Piero Palmucci, non solo e non tanto perche' scrive "in conversione biologica" sulla retroetichetta, ma per la sua storia e i vini.
Gia' nel XIII secolo a Poggio di Sotto gli abati di Sant'Antimo producevano questo vino nella spiritualita' della loro opera. E cultura, conoscenza e consapevolezza continueranno a fare la differenza.
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