venerdì 29 aprile 2011

Ristorante Il Maccherone a Doccia

DOCCIA (PONTASSIEVE) - Ero tentato dal titolo calembour Champagne a Doccia, per quanto ne abbiamo bevuto, ma poi il cibo che doveva essere solo comparsa e scenografia di una riunione carbonara di gourmet si è trasformato in, seppur non mattatore, protagonista.

Pranzo venerdì a Doccia al ristorante Il Maccherone, una trattoria appoggiata alle colline di un Appennino ancora dolce nelle pendenze e nell'indole delle persone: Aldo, Lisetta e soprattutto Sabrina che si è occupata del servizio ma che autorevoli fonti fiorentine mi dicono colta dottoressa dell'agroalimentare e penna non improvvisata.

Il pranzo è nato da un'idea di Alessandro del Sant'Ambrogio, caffè fiorentino da oltre 50 vini al bicchiere tra grandi toscani e Champagne millesimati. Con lui un paio di commerciali toscani del vino cresciuti per ristoranti dal grande Notari (Antinori-Il Grillesino) e quindi di mestiere; l'uomo di Oscar Farinetti in Fontanafredda; la Natascia Santandrea della Tenda Rossa; una giovane enologa francese; un importatore di Champagne e lo scrivente.

A me è toccato il compito di arginare il flusso delle portate di commensali timidi (a parole) ma che intuivo mangiatori formidabili. E' bastato qualche cenno d'intesa con Sabrina per dire di sì alle tagliatelle coi prugnoli freschi, ai tortelli di pecorino con la trippa, al fritto toscano (pollo e coniglio) e alla Fiorentina. Bella cucina schietta, già dal profumo che pervadeva la piazzetta della frazione. Qualche nota sui vini, presto via Twitter su @biasciantingoli.

mercoledì 27 aprile 2011

Alle Nozze di William e Kate, Servito Vino da 10 euro

LONDRA - Questa notizia piacerebbe a chi so io che mi chiede sempre il vino da tutti i giorni e stasera è a cena a Parigi. Kate e William brinderanno con un vino da 10 euro a bottiglia. La notizia dello Champagne Pol Roger per aprire il banchetto era già uscita su Scattidigusto e Winenews, ma il sito di Montalcino concludeva il 21 aprile: "voci di corridoio vorrebbero sulla tavola reale anche un vino inglese, di cui ancora non si sa niente".

Ora oltre alla conferma dello Champagne, si sa che la coppiettina di futuri reali ha scelto un vino "made in England", proveniente dai vigneti di Tenderden, nel Kent, sud-est dell’Inghilterra, che costa tra le 8,50 e le 14 sterline (9,50 e 15,70 euro) a bottiglia. Si chiama Chapel Down, produce pinot blanc, chardonnay, un blend e un vino dolce.


Il blanc de blanc prodotto da Sir Harold Nicholson è uno spumante tra i vini preferiti di Jancis Robinson secondo quanto scritto dalla giornalista su Twitter. Nella tenuta si organizzano anche fine settimana vendemmiali per 595 sterline a coppia. 

Ristorante La Posta a Spezia

LA SPEZIA - Cena a La Posta di La Spezia sabato sera lontano da obblighi toscani e lasciate prima di riprenderle le mondanita' versiliesi, grazie alla complicita' di una coppia di splendidi amici.

Una cena trasformatasi in brillante passerella di modernariato gastronomico grazie al proprietario, uno di quei ristoratori col gusto dell'autorita': dalla cravatta bordeaux al ruolo di primo piano rispetto alla cucina.

Ci ha portato una bottiglia di Champagne offerta da Fabrizio Scarpato, raffinato gourmet autoctono ed eclettico cinefilo, poi ne ha offerta un'altra lui stesso prima che c'immergessimo in una bella Coulee de Serrant 2005.

In attesa della dose di gamberi viola di cui e' dipendente il capocameista e firma del blog di Pignataro, Maffi, il ristoratore e' uscito a fare un carpaccio di manzo e porcini neri dal quale e' partito il refrain Anni Ottanta.

I gamberi viola sono finiti in un cocktail tanto improvvisato quanto fresco ed elegantemente lontano dai cliche' da buffet nuziale, nel menu i tranci di sanpietro erano chicchissime e desuete "darne" con un termine da registro alto.

Ma quando il patron ci ha rovesciato un cucchiaio di caviale nei calici dello Champagne citazione gastronomica da "Io sto con gli ippopotami", Maffi e' tornato agli anni delle Porsche, io ai tempi del Nesquik a merenda e le ragazze credo al latte materno.

Bellissima cena di cibo sano, cucina ironica che non si da troppa importanza, bei vini francesi, grande ospitalita' e ottima compagnia (femminile, Maffi!).

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martedì 26 aprile 2011

Il Gambero Rosso Non Riaprirà

SAN VINCENZO - Nei giorni scorsi il mio girovagare gastronomico per la Toscana mi ha portato tra gli altri a San Vincenzo. In lontananza ho visto per quelle coincidenze fortuite che capitano talvolta a viaggiare Manuela Cattani che ritirava la posta del Gambero Rosso chiuso.

Non posterò foto pseudo scooppettare e subdolamente vendicadive delle saracinesche abbassate come ha fatto chi non era abbastanza considerato da Fulvio Pierangelini in questi anni. Solo l'informazione, per quelli che hanno apprezzato la moglie dello chef anche più dello stesso, che il Gambero non riaprirà.

Manuela, con un velo di abbronzatura, due raffinati shahtoosh intorno al collo e le sue Dunhill nella borsa, si è intrattenuta a chiacchierare con me per qualche minuto. Forse aprirà una bottega nelle ex cantine del Gambero. Per vendere qualche vino importante, ma ispirato alla carta del ristorante: non troppo caro né di marca popolare. Insieme a qualche piatto o bicchiere raffinati, qualche accessorio elegante. Un negozio eclettico e colto per ingannare l'attesa dell'apertura del Bucaniere prevista a luglio inoltrato e mantenere viva quella ventata d'aria fresca portata a San Vincenzo.

Pierangelini, invece, che secondo voci confermate dalla stessa Manuela negli ultimi mesi piuttosto insistenti, sembrava in procinto di aprire un bistrot a Parigi, sarebbe pronto a partire per tutt'altri lidi. Una conferma che questo cuoco, senza una moglie così, non sarebbe diventato il personaggio che ha impersonato tanti anni.

sabato 23 aprile 2011

Buona Pasqua a Tutti

FORTE DEI MARMI - Buona Pasqua a tutti dai bagni Texas. A chi e' in vacanza, a chi lavora, a chi e' in viaggio, a chi in ospedale. E soprattutto agli amici giapponesi, al di la' del Pacifico. Speriamo tra un anno di festeggiare la loro Resurrezione.

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sabato 16 aprile 2011

Il Sauternes a Firenze

FIRENZE - «L’abbinamento che preferisco per il mio vino è berlo con una bella donna» ha detto il marchese Lur-Saluces a sottolineare la preziosità del Sauternes. Un’opportunità rara, se non unica, quella offerta dal Four Seasons di Firenze domenica 17 la degustazione di 12 grandi vini dolci bordolesi da un’idea di Enzo Vizzari, direttore di Le Guide de L’Espresso.

In degustazione la crème de la crème dei più grandi e ricercati vini liquorosi del mondo, i Sauternes & Barsac, presentati dai loro stessi produttori riuniti nell’associazione presieduta da Bérénice Lurton, patronne
di Château Climens. Un evento del quale hanno parlato L'Espresso, Panorama, Spirito di Vino e tutti i giornali locali.

Un banco d’assaggio eccezionale, dalle 15 alle 19, per soli 35 euro (più del valore di una singola di queste bottiglie), nel quale ben dodici dei ventisei crus classés di Sauternes & Barsac, ciascuno in tre differenti annate e quindi in diversi stati di evoluzione, saranno a disposizione degli appassionati. Altre annate delle
stesse aziende accompagneranno poi la cena, con il menu che l’executive chef, Vito Mollica, ha messo a punto con il preciso obiettivo di realizzare i migliori abbinamenti possibili nel sottile gioco di alternanze, affinità e contrasti fra i piatti studiati e le peculiarità di ciascun vino, dai più ricchi e opulenti Sauternes, ai più fruttati e floreali Barsac. «E’ un grande onore per me di poter abbinare i miei piatti ai vini liquorosi più grandi del mondo - spiega l'executive del Four Seasons - il vino è e il cibo sono una vera esperienza».

Tra i premiers Crus Classés: Château D'Yquem - Sauternes, Château La Tour Blanche - Sauternes, Clos Haut-Peyraguey - Sauternes, Château Suduiraut - Sauternes, Château Climens - Barsac, Château Guiraud -Sauternes, Château Rieussec - Sauternes; tra i seconds Crus Classés: Château de Myrat - Barsac, Château Doisy Daëne - Barsac, Château Doisy Védrines - Barsac, Château Filhot -Sauternes, Château Nairac - Barsac.

venerdì 15 aprile 2011

Chef italiani a Tokyo, Stelle della Solidarietà

La foto di gruppo scattata a Sendai (thank's to Bea Lombardi)

Ricordo ancora quel giovane in giacca, cravatta e valigetta che cinque minuti a mezzanotte cambiò strada per accompagnarmi all'entrata della metro di Guinza per me introvabile. Io presi il mio treno, lui con ogni probabilità perse il suo. Ma anche se non avessi vissuto da gaijin la solidarietà giapponese, sarei commosso dalla riconoscenza dei cuochi italiani a Tokyo. 

di Beatrice Lombardi (From Toscana to Japan)

TOKYO - Molte sono state le cose dette sugli eventi che hanno devastato la costa orientale dell’Honshu in Giappone. Molte. A volte troppe. Spesso sono state scovate le storie piu’ tristi, quelle piu’ emotivamente coinvolgenti, quelle senza speranza o quelle che raccontano di brandelli di vita rimasti appesi fortuitamente da qualche parte e non spazzati via dalla furia dello tsunami.

Spesso sono state raccolte le testimonianze degli italiani che rientravano in patria, spaventati, terrorizzati, e che si erano lasciati alle spalle tutto quello che avevano costruito dal momento in cui avevano deciso che il Giappone diventasse casa. Ma quello che non e’ mai stato raccontato e’ quello che gli italiani, che non sono scappati, che non sono fuggiti, che – anche con la paura negli occhi – hanno scelto di restare per questo paese, hanno fatto nel momento piu’ difficile: ricambiare il rispetto ricevuto per altro rispetto. Dare per il piacere di dare, con il cuore in mano. E quando si tratta di cuore gli Italiani sono imbattibili.

La comunita’ si e’ subito attivata, grazie anche alla chiesa di Yotsuya dove sono stati convogliati gli aiuti. Vestiti, coperte, biancheria, spazzolini e dentifrici, giocattoli, riso, pane, acqua sono arrivati senza nemmeno chiedere, senza nemmeno coordinare. Tutti si sono improvvisati imballatori, magazzinieri cosi’ che gli aiuti potessero essere facilmente trasportati nelle zone colpite dal sisma da altri gruppi di volontari che hanno guidato di notte durante i fine settimana per vedere di nuovo sui volti della gente un sorriso di speranza.

Anche se tutta la comunita’ ha lavorato alacremente ed incessantemente, credo che sottolineare l’impegno di Elio Orsara e Salvatore Cuomo sia quanto mai doveroso. Elio e Salvatore sono entrambi ristoratori e grazie alla loro passione e professionalita’ hanno reso il nostro paese famoso ancor di piu’ in Giappone. Elio, nato a Cetraro nella provincia di Cosenza, e’ il proprietario del ristorante Locanda Italiana e da poco ha aperto anche una panetteria/alimentari, mentre Salvatore, nato a Napoli, ha tappezzato Tokyo con i suoi locali che servono vera pizza napoletana e che portano il suo nome.

Ma, nonostante il lavoro e gli affari entrambi non si sono dimenticati che il successo che hanno, non e’ solo dovuto alle loro straordinarie capacita’, ma anche grazie a questo popolo che ha saputo e sa apprezzare la buona cucina. Cosi’ in questi giorni hanno infornato piu’ pane, cucinato piu’ porzioni e messo sottovuoto salumi e formaggi, con un obiettivo in mente: aiutare chi ha perso tutto a ritrovare la forza per rialzarsi e ricominciare. Ed allora, Elio in collaborazione con la Camera di Commercio, l’Istituto di Cultura, l’Associazione Donne Italiane e la Misericordia Japan ha organizzato dei mercati il cui incasso e’ stato devoluto in beneficenza, e non si e’ sottratto al compito di guidare di notte per portare ogni sorta di aiuti alla gente di Rikuzentakata.

Salvatore, invece, ha fortissimamente voluto che 30 pizzaioli su dei camion-pizzeria equipaggiati con forni rigorosamente a legna impastassero, infornassero e donassero pizza ai cittadini di Sendai. E nonostante le macerie, e le costanti scosse di assestamento, che spaventano ancora, si e’ rivisto il Giappone che ci piace, che ci affascina, il Giappone che Elio e Salvatore amano: il Giappone ordinato, silenzioso, in fila, in attesa di qualcosa che porta un sorriso, una speranza, una rinascita.

lunedì 11 aprile 2011

Vinitaly, Bolgheri 2008 boni deh

VERONA - Questa e' la lavagnetta nel Salotto di Bolgheri a Vinitaly dove si degustava in anteprima l'annata 2008 e dove un livornese deve aver lasciato il suo commento in vernacolo.

Dal panel, Le Macchiole mi e' parsa tra primi e secondi vini, l'azienda più in palla quest'anno, approfittando della presentazione del Paleo 2007, rispetto all'annata 2008 in uscita.

Ottimo come sempre Le Serre Nuove dell'Ornellaia, mentre l'Ornellaia sotto le aspettative per una complessita' ancora reticente a esprimersi.

Profondo ed elegante il Grattamacco, morbido e modern il Guado al Tasso, sotto tono sia Villa Donoratico, sia Argentiera.
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domenica 10 aprile 2011

Vinitaly, lo chef Di Pirro a Poggio Antico

VERONA - Sarà ufficializzato questa mattina al Vinitaly il nome del nuovo chef di Poggio Antico. Dopo la partenza di Oliver Glowig sarà Giovanniluca di Pirro a prendere le redini del ristorante sotto il Passo del Lume Spento, vicino al golf ilcinese, immerso tra i cipressi più alti della denominazione.

Quando il tedesco pluristellato ha annunciato di trasferirsi all'Aldovrandi di Roma avevamo sottolineato proprio da queste pagine come di Pirro fosse l'unico rimasto a difendere l'alta cucina nella Docg del Brunello.

A convincere lo chef del Giardino a trasferirsi fuori dal paese sarebbe stata la possibilità concessagli di portare con sè la carta dei vini e delle birre senza sottostare al monomarca Poggio Antico imposto a Glowig. Un bel colpo che già alcuni produttori affezionati clienti di di Pirro come Angelo Gaja avrebbero dimostrato di apprezzare.

sabato 9 aprile 2011

Vinitaly, Tappo a Vite Vs. Sughero

VERONA - Meglio il tappo a vite o il tappo di sughero? Degustazione molto curiosa a Vinitaly di due Salco evoluzione 2005 Nobile di Montepulciano selezione, tappati a vite e col sughero.

Due campioni alla cieca dei quali il secondo, poi rivelatosi sughero, mi e' piaciuto di più per un tannino maggiormente disteso, maggiore pulizia ed eleganza nei profumi.

Campioni quasi indistinguibili a prima vista, dopo cinque anni di bottiglia, eppure tanto diversi per l'ossidazione al naso del primo e un minore equilibrio al palato.

Colpa dell'imbottigliamento e della quantita' di ossigeno che entra in bottiglia, come per i formati diversi (in una magnum il rapporto ossigeno-vino e' inferiore a quello della 0,75).

Alla fine la differenza tra il tappo a vite (che pure e' migliore per brevi affinamenti) e il sughero sembra la stessa che divide una sveltina protetta da una notte d'amore.

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Vinitaly, Balzini White Label

VERONA - Un "vino morbido come un disordinato velluto" scriveva Pablo Neruda. I Balzini festeggia vent'anni. Ancora Barberino val d'Elsa, centro geografico della Toscana.

Bella degustazione a parte il solito giornalista gretto che si lamenta perche' e' in inglese nonostante la scelta di rispetto e modernita' dei produttori.

La carrellata di cabernet sauvignon e sangiovese quasi sempre a meta' conferma i trend delle annate con un monumentale 2001, un bellissimo 1998 e un divertente 1987.

Un filo conduttore forte di note tipo After Eight (cioccolato e menta) accompagnate da una leggera sensazione di selvaggina di pelo, con tannini maturi (a parte il '99) e bella sapidita'.

Uno stile che rispecchia questo produttore, un commercialista prestato al vino con astuzia socratica e la terra della Val d'Elsa.

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Vinitaly, I Saporito Aprono a Maggio

VERONA - C'e' una data indicativa di meta' maggio per l'attesa apertura della nuova Leggenda dei Frati di fronte alle cantine Cecchi a Castellina in Chianti.

Nella colonica dell'azienda vitivinicola si lavora febbrilmente ma ieri Filippo e Nicola Saporito con le rispettive mogli erano nel backstage trasformato in cucina dello stand Cecchi per una colazione con diversi volti noti della critica enogastronomica non solo Toscana.

C'erano la schiacciata con la gota cotta, la purea di piselli e ricotta fresca, la carne cruda al coltello e rapette, un mini hamburger con il Chianti classico riserva di famiglia e il Vermentino premiato come miglior etichetta qui a Vinitaly.

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venerdì 8 aprile 2011

Pizze Firmate e alla Moda

VERONA - Dopovinitaly al Bar Eni in viale del lavoro ieri per una birra e uno spritz defatiganti (non faccio benzina qui comunque) con 'Ino, Anna Morelli e altri.

Poi cena da Sapore' poco fuori Verona. E' una pizzeria impegnata, nel senso gastronomico del termine, e firmata dall'antipasto al dolce dai prodotti Slow Food e eatalyani.

Sul modello dei Tigli, gia' celebre scoperta di Paolo Marchi (credo), e' una focacceria dove con farine grezze e lievito naturale preparano pizze farcite e variamente condite.

Buona quella cotto, zucchine e burrata, la burrata e pomodori confit, quella al crudo su tutte, davvero ottima. Ma presentare una pizza come fosse la zuppa ai tartufi di Bocuse, fa un po' sorridere.

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Vinitaly, Vino in Orci di Cera d'Api

FIRENZE - Abbiamo ancora in tanti nel cuore e forse in cantina il ricordo dello Scirus di Filippo Ferrari.

Il giovanissimo enologo fiorentino nonostante la dolorosa separazione dall'azienda di famiglia continua la sua ricerca nel vino d'eccellenza.

Sentiremo parlare del Noesis, vino bianco biologico affinato in orci rivestiti di cera d'api (sperimentazione di Ferrari) che assorbe una particolare dolcezza ottima per valorizzare la malvasia e addomesticare il trebbiano.
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Vinitaly, Primo Flaccianello Bio

VERONA - Presentato ieri al Vinitaly il primo Flaccianello della Pieve "biologico". Nell'annata 2008 il lavoro di Giovanni Manetti arriva in bottiglia.

Elegante in stile 2004, più sottile del grande 2006 e rappresentativo di questo produttore raffinato, sempre sobrio, parco nelle iniziative.

Con questo nuovo vino da uve allevate senza prodotti chimici e fitofarmaci, il Chianti classico fiorentino si candida a capofila del bio di eccellenza in Toscana con Flaccianello e prima ancora Rampolla e Querciabella.
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lunedì 4 aprile 2011

Trattoria da Bibo, la Miglior Bistecca

FIRENZUOLA (FIRENZE) - Lo sapevate che a Firenze il prosciutto Joselito gran riserva, lo jamon iberico allevato a ghiande, il prosciutto migliore del mondo non si trova in alcuna gastronomia? Per mangiarlo bisogna farsi tutto il passo della Futa e dopo aver scollinato fermarsi nella osteria da Bibo a Traversa Fiorentina, nel comune di Firenzuola.

Nel febbraio del 2009, scoprendo questo ristorante a dieci minuti dall'uscita dell'A1 di Roncobilaccio, scrissi che era la linea gotica della trattoria. Perché ai fornelli non c'è una cuoca di casa, ma un giovane oste che chiude la pasta fresca prima di bollirla, sceglie i vini con gusto senza stare a pensare se sono o meno da... osteria e fa probabilmente la miglior bistecca della provincia.

Facile ripetere lo slogan trito e ritrito dell'importanza delle materie prime salvo poi verificare chi investe davvero nella qualità. L'esempio del prosciutto Joselito è emblematico. Nella provincia di Firenze l'unico a venderlo è Alessandro Cianti, il figlio di "Bibo". Altrimenti bisogna arrivare a Prato in una nota gastronomia.

Ma già dal pane cotto a legna e l'extravergine portato in tavola con la taste huile, la focaccia calda e la carta dei vini fanno intuire le attenzioni alla qualità. Ottimi i ravioli e i tortelli di patate. Ma soprattutto la bistecca. Che si sceglie. Da un vassoio dove lombate e costate arrivano crude, alte quattro dita (da cuoco) e spiegate per razza e frollatura.

L'ultima volta che ci sono stato ho assaggiato una ex fattrice di vent'anni per capire come fosse, ma per mangiare ho scelto un'ottima bavarese che aveva la giusta marezzatura (per me il gusto delle carni grasse texane e giapponesi è eccessivo) con grande tenerezza e soprattutto gusto davvero persistente.

Bibo le bistecche le cuoce anche sull'osso perché mantengano il calore interno ma restino al sangue e le serve su piatti bollenti con un goccio d'extravergine e una foglia d'alloro. Dettagli, come quando alla richiesta del Podere Fortuna, il pinot nero del Mugello, per portare l'annata migliore (2005) ha stappato una magnum per due persone.

E quando ha portato in tavola i rhum Samaroli, mentalmente ero già alle curve del passo della Futa, ma ho rifiutato senza rimpianti col piacere di un cibo ottimo, di un locale semplice e di un cuoco giovane. Consumazione obbligatoria.

venerdì 1 aprile 2011

Basta antiche trattorie, c'è la Futura Osteria

La carne battuta al coltello
ABBADIA ISOLA - In attesa che la Leggenda dei frati traslochi di fronte alle cantine Cecchi a Castellina, nella vecchia sede di Abbadia Isola, non senza un po' di stranguglioni vari, ha aperto la Futura Osteria con sempre i fratelli Saporito e Samuele Bravi.

I tortellini al burro e salvia
Che nome fantastico, da solo vale il viaggio per l'intelligenza di questi ragazzi. E basta con le antiche osterie, le antiche locande, le vecchie trattorie, i piatti tradizionali, del buon ricordo, come una volta. L'identità della cucina, se la pensiamo in chiave temporale, non esiste perché ogni stagione ha la sua. Pensate soprattutto a come l'uso dei grassi (dallo strutto all'extravergine) abbiano cambiato il gusto di piatti "tradizionali".

Il polpettone con una maionese al prezzemolo (credo)
La sala è la stessa della "Leggenda", ma le sedie e i bagni più sbarazzini. La lavagna dei piatti del giorno è un pannello di lettere colorate componibili tipo asilo e sotto il primo disegno di uno dei bimbi Saporito. Un maiale. Il ragazzo promette bene.


La foto appena in tempo del crème caramel
 Si mangia con meno di 30 euro. La tartara è veramente battuta al coltello e che carne (qui vengon fuori le origini quasi Chianine dell'Ombretta?). Di primo ci sono i torellini con burro e salvia, tout là. E di secondo si sceglie tra i fegatelli (subito saporiti, poi dolci della cottura rosa e con l'allungo della marinatura nel vinsanto) o un polpettone che se non mi fidassi di questa gente, mai ordinerei al ristorante.

Snella la carta dei vini con spazio alle scelte locali ed economiche, coerenti insomma con il progetto. Ottimo il pane nero fatto in casa, le cui piccole pagnotelle rimaste sono state offerte ai clienti à emporter e prima serviti in tavola senza salamelecchi. Una cucina rock.