giovedì 30 giugno 2011

Perugia da Bere

PERUGIA - Se a Perugia ci fosse un personaggio come fu a Firenze lo Slatin Locchi della Guida all'incontro direbbe che nel capoluogo umbro finalmente c'e' un locale anti branco.

Si chiama Handmade cafe', e' verso il Giometti in quel complesso nuovo sulla destra andando verso la Cortonese e il proprietario e' uno di Parma.

Uno che finalmente ha pensato a un locale con un lungo bancone bar, tra i pochi in citta' per quanto sembri impossibile. Difficile altrove veder gente a bere da sola, avrebbe una sfiga che fa provincia.

Ma dalla colazione di produzione propria, al pranzo, all'aperitivo, Gabriele come Benozzo porta in Umbria un tocco di colore e qualita'. Bella la scelta dei gin, carino il fuori più riservato.

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martedì 28 giugno 2011

Il Blog delle Sagre alle Gaite Cena a Santa Maria


di Sara Bardelli

BEVAGNA - Bevagna, Mercato delle Gaite, metà Giugno di ogni anno. Probabilmente è l'unica sagra in cui vado davvero volentieri, per una serie di motivi che vanno dalla ridente bellezza del paese al retrogusto culturale della festa.


Una sagra per me ha senso quando affonda le proprie radici in una storia da raccontare, in un prodotto da valorizzare, in uno scopo da raggiungere che non sia solo la cassa. Anche se c'è da dire che spesso i piccoli paesi debbano molto, in termini sociali, a queste manifestazioni, più o meno sensate che siano.


L'impressione che si ha è che la gente di Bevagna lavori tutto l'anno per rendere perfetti e sempre più "medievali" il contesto, le botteghe dei mestieri e persino i menu delle gaite (che sono i rioni, i quartieri). Parte integrante della festa è infatti anche la gara gastronomica fra di esse.


Cena in Gaita Santa Maria di venerdì 24 Giugno. Piatti e bicchieri di coccio, posate vere e birra di qualità per cominciare. L'"antipasto medievale" consta di un'insalata di farro bella pepata, del lonzino di maiale di buona stagionatura, una fetta di pecorino con fico secco ma succoso, e un profumato panino alla cipolla. I ravioli di cacio e zafferano si lasciano ben mangiare nonostante la salsina pannosa (per fortuna non troppo).


Il piatto forte, e uno di quelli in gara, è il "civiere de porco selvatico": uno spezzatino di cinghiale tenero, saporito, abbondante e cucinato con sapienza. Anche le fave alle erbe aromatiche non sono da meno. Abbiamo speso 36 euro (diviso due) per un antipasto, un primo, un secondo, un contorno, un'acqua e una birra non industriale. Come direbbe Aldo, consumazione consigliata.

lunedì 27 giugno 2011

Da Bottura a Modena


MODENA - Massimo Bottura è il migliore chef italiano del momento. Non è tanto per la classifica della San Pellegrino che lo pone quarto al mondo, o per il riconoscimento dei colleghi cuochi che hanno visto giusto nel porlo al vertice. E non c'entra nemmeno il cosmopolitismo del giapponese addormentato all'ingresso del ristorante come un Cattelan o una Woodman (fino al 16 in mostra a Torino) mentre la moglie aspettava a tavola.

C'entra una cucina pronta a scrivere la storia della gastronomia italiana. L'Osteria la Francescana di Modena è la migliore esperienza gastronomica che ogni appassionato possa fare di questi tempi. Sia il gourmet di testa, che gode più con le idee che col palato perché come ha detto Eric de Rothschild "la raffinatezza è un'espressione di cultura". Sia il gourmet di pancia, alla ricerca del boccone perfetto. In questo momento, Bottura soddisferà entrambi.


Farò solo due esempi di un lungo menu che lo chef ci ha fatto l'onore di servire personalmente, non senza reciproca emozione credo. Il mio boccone perfetto è stato un foie gras marinato con miso e servito con una brodo freddo molto orientaleggiante. Qui c'era la purezza del sapore del fegato grasso, non condito come nel patè né arrostito come nella scaloppa. Con un finale minerale, fresco come un sushi.

Il piatto di testa invece è stato il branzino e coniglio, dove il branzino è il coniglio del mare e il coniglio il branzino di terra. Per pregio, quantità, consistenza, immagine, sapore, le analogie si rincorrono grazie all'apertura mentale dello chef cha ha messo in collegamento due mondi opposti. Un piatto alla bastarda come diceva Veronelli, nella sua massima espressione. Il branzino con un sughetto di coniglio alla cacciatora e il coniglio con una salsa di canocchie.


Tra i piatti nuovi da segnalare le sfere di acqua di mare gelificata, ripiene di caviale, bianchetto, coriandolo e servite con ricci di mare, ironia edibile delle kitschissime boule à neige. Ma anche la tazzina di brodo di canocchie (in Toscana si chiamano cicale). Un'infinita serie di novità, con la velocità e la cultura di una cucina kaiseki del Mediterraneo. E chi dice che lo chef fa troppi piatti dimostra di non conoscere la vena creativa e i suoi meccanismi. Henry Miller diceva che per dirsi scrittori bisogna scrivere non meno di 10mila parole al giorno. Varrà anche per gli chef.

giovedì 23 giugno 2011

I 62 anni di Edoardo Raspelli


MILANO - Con alcuni giorni di anticipo (lui è nato esattamente il 19 giugno 1949), Edoardo Raspelli ha festeggiato al  Lime Light di Milano (in via Castelbarco 11), i suoi 62 anni.  E che compleanno per l'ex cronista di nera oggi al centro della gastronomia in tv.


Il giornalista e critico gastronomico milanese, da 14 anni conduttore di Melaverde è ora anche attore (con Victoria Cabello e Vittoria Belvedere nella sitcom del Gorilla e con Riccardo Sardonè e Susanna Messaggio nel film Asfalto Rosso di Ettore Pasculli). Per lui festa con trecento personaggi di spettacolo, moda, sport e cultura.

martedì 21 giugno 2011

Sagra dello Gnocco di Case Nuove di Ponte della Pietra II


PERUGIA - La curiosita' per il cibo della Sagra degli gnocchi di Case Nuove di Ponte della Pietra era troppa ormai e ieri sera ci sono tornato. Ecco cosa ho scoperto.

Di lunedì non c'era coda e questa volta sono stato io a rimpiangere l'attesa, per non poter indugiare più a lungo di fronte alla giovane dai colori mediterranei che stava alla cassa.


Mi sono informato poi in cucina dalla signora Gabriella. Gli gnocchi non sono fatti alla sagra, ma acquistati al pastificio Due Erre del quartiere. E non di patate, ma con farina di patate: per legge, mi dicono.

I condimenti pero' sono preparati in loco. Sia il sugo d'oca (con tanto pomodoro e poca carne) sia agli scampi "freschi" come confermato da un'Ape maleodorante.

Il personale e' molto gentile, di gran lusso la posateria Inox con tanto di stecchino nella busta sigillata del coperto. Fresca la birra e confermo, trattasi di Goretti, il vino alla spina.


Gli gnocchi alla fine sono piacevoli come in una osteria popolare, la porzione abbondante, e a parte la cottura generosa o il quasi impercettibile formaggio, comunque corretti (12,5/20).

Si puo' comprendere quindi, senza dietrologie sulla vicinanza con le rotative del Corriere dell'Umbria, perche' abbia ricevuto dai lettori la "forchetta d'oro" di miglior sagra della regione. Consumazione infrasettimanale.

domenica 19 giugno 2011

Sagra dello gnocco di Case Nuove di Ponte della Pietra


PERUGIA - Avrei voluto raccontarvi la prima sagra di una serie di recensioni con l'intento d'informare i lettori su quelle mascherate da festa dell'Unità senza bandiere e quelle veramente tradizionali.

Purtroppo andando ieri sera alla sagra dello gnocco di Case Nuove del Ponte della Pietra, vicino a Sant'Andrea delle Fratte, frazione di Perugia, ho scoperto che il cronista gastronomico da sagra e' una figura a parte.

Non sono riuscito ad assaggiare gli gnocchi perche' arrivato alla cassa mi hanno consegnato un menu numerato 167 quando il contatore digitale segnava 32. Ho calcolato un minuto di media a numero. Postulato anche che fosse un 132 avrei dovuto aspettare oltre mezz'ora. Ed erano le dieci. Ma questa è, secondo il sondaggio del Corriere dell'Umbria, la miglior sagra della regione.

Per cosa? Gnocchi agli scampi con scritto "fresco" in stampatello nel menu! Gnocchi alla crema di tartufo; gnocchi alla Grifo (pomodoro e pinoli), tris di gnocchi. In alcune delle prossime serate (la sagra è cominciata il 17 e finisce il 26) ci saranno anche gli gnocchi al sugo d'oca, la specialità. A 5 euro a piatto. Una birra da 0,40 litri a 2,60. Il vino alla spina si suppone di Goretti pubblicizzato in carta.

Venti euro in due per due piatti, due birre e una patatina. Con l'orchestrina, una decina di bancarelle con avanzi di libri tra i quali "Giardinaggio fai da te" e un paio di copie posticce del Main Kampf. Consumazione sconsigliata.

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sabato 11 giugno 2011

Mistificazioni

FIRENZE - Dopo aviaria, muccapazza, suina e batterio killer ricevo e volentieri pubblico un elzeviro di Ennio Flaiano, che non ringrazierò mai abbastanza, per il finesettimana.

E' strano, oggi a colazione affettando un salame ho trovato un dente. Ero ancora preso dallo schifo di questa scoperta, quando dalla bottiglia del latte e' uscita una vivace lucertola.

Ah, ho pensato, io non mangero' più, mi costringero' a un regime spartano di pane e acqua minerale.

Nell'acqua della bottiglia ho visto galleggiare un foglietto e l'assurda idea di un naufrago che affida cosi' al caso le sue ultime speranze mi ha deciso a rompere la bottiglia e a recuperare il messaggio.

A matita, nel foglio erano scritte queste parole: "Sono una giovane imbottigliatrice, mi annoio, chi trova questo biglietto mi scriva, inviando fotografia, scopo eventuale amicizia". Seguiva il nome e l'indirizzo.

Quanto al pane, spezzettandolo ci ho trovato dentro una piccola lima. Era, ho saputo poi, il pane speciale che il nostro nuovo fornaio, uomo senza scrupoli, fa per le famiglie dei carcerati che vogliono evadere, stanchi di attendere l'amnistia di Pasqua.

Ho protestato egualmente e il fornaio, fissandomi con un dolce sorriso: "Stia zitto, le conviene" ha detto: "dovrei farle pagare la differenza, perche' la lima e' di acciaio tedesco. E poi, una lima in casa serve sempre".

Siamo dunque a questo punto: che non si e' più sicuri di niente, e in tutto cio' che serve al nostro nutrimento si puo' nascondere l'insidia. Ennio Flaiano

giovedì 9 giugno 2011

Il Salviatino, a Firenze (o a Fiesole?)

La zuppa di molluschi di Carmine Calò, il nuovo chef
FIRENZE - I soliti anti-guide avevano malignato l'anno scorso sull'inserimento del Salviatino nella guida ristoranti de L'Espresso sotto Firenze e non alla voce Fiesole.

La lussuosa struttura allora appena aperta e' ricavata da una delle "regge fiorentine" (fiesolane?) come era chiamato un gruppetto di ville in collina abitato tra Otto e Novecento da alcuni intellettuali.

Qualche risolino nei corridoi per dire che no, la villa e' a Fiesole! Eppure l'indirizzo ha il cap di Firenze. Ma e' all'interno del comune di Fiesole. Lana caprina se non fosse per il disappunto del navigatore che dice "ricalcolo" e trova l'ingresso a un indirizzo di Firenze.

Il fatto e' che Il Salviatino e' separato dalla strada da un giardino all'inglese che sale fino alla Villa, partendo dal comune di Firenze e arrivando al comune di Fiesole. C'e' voluto un po' (grazie Nadia!) ma ora siamo sicuri.

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martedì 7 giugno 2011

Etichetta d'Origine Obbligatoria

FIRENZE - Pasta, pane, carne di maiale, coniglio, frutta e verdura trasformata, derivati del pomodoro (diversi dalla passata), formaggi, derivati dei cereali, carni di pecora e agnello, latte a lunga conservazione. Sono tutti prodotti sulle tavole degli italiani senza etichetta d’origine, nonostante una legge approvata a fine febbraio all'unanimità dal Parlamento preveda il contrario. Ma ancora mancano i decreti attuativi.

domenica 5 giugno 2011

L'Ossigenatore

FIRENZE - La foto e' buia, mossa e poco chiara, ma lo spisciacolio di vino che scende rende l'idea dell'oggettino col quale ci hanno servito un Haut Marbuzet del '95 ieri sera.

Si chiama ossigenatore, assomiglia a un salva goccia usa e getta ma e' svasato in alto. Obiettivo, con i cinque o sei fori che ha al centro, e' far uscire il vino dalla bottiglia smuovendolo e quindi ossigenandolo.

L'effetto a versare e' quello di una vecchia prostata, la differenza a non metterlo e' quella che passa tra una fonte naturale per gravita' e un annaffiatoio automatico.

Non ce l'ho col ristoratore che me l'ha servito, nelle intenzioni del quale l'accessorio serviva a recuperare il tempo della stappatura per una bottiglia invecchiata (ma era anche agli altri tavoli) e anche perche' poi abbiamo optato per toglierlo.

E' a quel punto che ci siamo accorti che funzionava davvero! E saremmo stati anche suggestionati, ma senza la bottiglia sembrava più fresca, l'idea che l'ossigeno sia nemico del vino per me resta valida.

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sabato 4 giugno 2011

Locanda Martinelli a Nibbiaia


NIBBIAIA (LIVORNO) - Sarà una delle novità della Guida Espresso Toscana 2012. Nessun mistero anche perché la Locanda Martinelli (tel. 0586.740161) è stata inaugurata a luglio dell'anno scorso e Michele Martinelli è conosciuto nella regione da tempo.


La prima volta che ho scritto di questo talento cristallino della cucina è stato per Vanity Fair nel novembre del 2007. Martinelli aveva da poco lasciato i palazzi della regina Rania di Giordania per la quale aveva cucinato circa un anno.


E ogni giorno, lei in persona scriveva accanto al menu (in cinque portate quotidianamente diverse, immaginate lo stress anche se la spesa aveva budget illimitato) se i piatti erano good (raro), very good, excellent (frequente) oppure massimo della critica regale not good as usual (una volta).

Oggi i menu in originale tra quelli pubblicati anche su Vanity sono incorniciati nella Locanda. A Nibbiaia sulle colline dietro Castiglioncello. Dove Michele Martinelli ha deciso di ritirarsi (si fa per dire) con la bella moglie Evelyn e una splendida bimba.


Dopo aver incassato il plauso e i voti dei giurati (tra i quali lo scrivente ma soprattutto Vizzari, Fadda e Arrighi) vincendo la Rotta del Vino 2007 con una zuppa di pesce e verdure cotti a vapore, Martinelli è tornato a proporre la sua cucina sana e fresca, dalla leggerezza impalpabile, di quelle che mezz'ora dopo potresti ricominciare.

Il suo torcione di foie gras per esempio è di straordinaria pulizia e non solo per uno standard non francese. Il suo baccalà lasciato elegantemente virile. Gli assaggi di antipasto con il sandwich di pesce, il suo zimino, la raffinatezza del raviolo "bicolore" con i gamberi rossi. Una grande cucina, personale abbastanza da evitare che s'invochi il nuovo Pierangelini.


Una carta dei vini stringata, essenziale, con scelte eleganti, e l'ambiente di una casa ben arredata non priva di una saletta privata con tanto d'ingresso secondario. Diversi ex committenti vip gli hanno già fatto visita per la sua cucina, ma l'esperienza dello chef è a prova di paparazzi. Si spendono circa 40 euro.

venerdì 3 giugno 2011

La Toscana dei Tiranculi

FIRENZE - Un italiano su otto sceglierà quest'estate la Toscana, che si conferma la regione più ricercata, in aumento rispetto al 2010 quando era alle spalle dell’Emilia Romagna e del Lazio. Lo dice l’ultima analisi del Trivago Hotel Destination Trends che ha messo e confronto le ricerche hotel per il periodo luglio/agosto 2011 come riportato dall'agenzia 9 colonne.

Ma c'è di più. Anche molti più tedeschi, francesi e spagnoli del solito scelgono l'Italia per un motivo facilmente intuibile. E' uno dei pochi paesi del Mediterraneo rimasti sicuri. Nel Maghreb il Marocco perde il 50% di richieste, la Tunisia il 75% e l'Egitto il 71%. Ecco episodi come la rapina-killer di Napoli possono costare cari.

Ma ci sono altri piccoli raggiri a minacciare la ripresa del turismo. Girando i ristoranti di alcune zone di Firenze o del Chianti classico senese capita d'imbattersi in bottiglie d'acqua da 10 euro, servizio e coperto esorbitanti, burro al tartufo al posto dei tuberi, aperitivi tanto "graditi" quanto messi in conto.

Capita d'imbattersi in una serie di trucchetti cioè peggiori di quelli che si vedevano dieci anni fa, prima della crisi del 2001 e poi di quella del 2008. Mentre la Toscana continua a pullulare di eventi per recuperare presenze altrimenti uccel di bosco, il turismo privato silenzioso ha ricominciato a prendere delle tranvate che regalano qualche spicciolo in più ai soliti tiranculi e danneggiano gli altri.

Scrivetele e denunciatele. Noi amiamo la nostra cucina e i nostri vini e vogliamo lasciare con essi il ricordo di un'emozione non il dubbio di una costosa fregatura.

giovedì 2 giugno 2011

Apecchio Città della Birra


di Chiara Azalea

APECCHIO (PESARO-URBINO) - Prendi un paesino di 2000 anime nell’entroterra marchigiano, dove sgorga acqua purissima direttamente dal Monte Nerone e il clima favorisce la produzione di orzo di qualità. Aggiungi due Birrifici Artigianali di alto livello, in grado di combinare gli elementi e trasformarli in una vera e propria eccellenza. Il risultato è “Apecchio Città della Birra”, un nuovo progetto per eleggere il piccolo paese della provincia di Pesaro e Urbino a capitale internazionale della birra.

Le Tenute Collesi, fresche di una medaglia d’oro e quattro d’argento al World Beer Championship di Chicago, e il Birrificio Amarcord sono tra i promotori dell’iniziativa pensata da un gruppo di cittadini apecchiesi e realizzata in collaborazione con l’Amministrazione Comunale. Trasformare la città in icona della birra di qualità, intercettando un target di turismo.


Nasce l'alo-gastronomia, l’arte che comprende l'insieme delle regole che determinano la produzione e l'assunzione, da parte dell'individuo, della birra” con relativo contorno di progetti di convegni, mostre, manifestazioni, seminari e dimostrazioni nelle scuole, fino ad arrivare a un Beer Festival.


Dopo Colonnata, resa famosa dal rinomato lardo, Saronno sinonimo del suo amaretto, San Daniele patria del prosciutto, Acqualagna che si compete il primato nazionale con Alba come capitale del Tartufo, toccherà ad Apecchio diventare la nuova Città della Birra? Le premesse ci sono, alziamo i calici.

mercoledì 1 giugno 2011

Trippini a Civitella del Lago

CIVITELLA DEL LAGO - E' lontano d'accordo, ma in un paesino dal quale si dominano tre regioni con lo sguardo a nord sull'Amiata, al centro su Montefiascone e Orvieto, a sud sui Cimini.

Il coperto lo paga solo chi mangia un piatto e il posto in balaustra l'ho lasciato io alle coppiette in arrivo anche se Paolo Trippini che mi conosce me lo aveva offerto.

Quando non si fa prendere dalla vissanitudine questo giovane manda in sala piatti lineari come questo piacevolissimo risotto pomodoro e trota marinata, col tocco tralasciato nel menu dei fiori di sambuco.

Ma anche le quaglie nella zuppetta di ricotta, asparagi e caffè erano ottime. Una cucina non troppo locale, e' forse più umbra la cantina (a buoni prezzi). Merita più che l'uscita dall'autostrada, la gita fuori porta. Sui 45 euro.

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