PERUGIA - E' gia' diventato un punto di riferimento importante per la citta' il ristorante dei fratelli Menchetti di Arezzo in via Cortonese, frequentato anche dalla Perugia bene.
Segno che la qualita' paga sempre e che gli umbri sono abituati a mangiare bene nonostante la ristorazione del capoluogo a prima vista non lo dimostri.
Mentre l'amministrazione continua a penalizzare il centro storico la modernita' di Menchetti incontra le esigenze della popolazione più dinamica. A cominciare da orari flessibili da metropoli (dopoteatro) e non da bottegai.
Oltre alla mitica pasta friabile del forno aretino, condita con materie prime di qualita' (dai funghi freschi alla Mortadella) e di grande leggerezza, tante le attenzioni.
Taglieri rialzati, coltelli che tagliano, bei calici, secchiello per le birre e ieri sera addirittura lo smalto delle cameriere in pendant a chiara, rossa e scura (ma e' stato un caso). Consumazione obbligatoria.
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mercoledì 28 settembre 2011
lunedì 26 settembre 2011
L'Alta Ristorazione in Italia
L’enogastronomia è un «linguaggio universale» del nostro Paese, ambasciatrice d'italianità. Il ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla ha deciso di celebrare la XXXI Giornata mondiale del turismo, domani al XXXI piano del Pirellone con «L’Arte della ristorazione come protagonista dell’offerta turistica italiana».
"Condivido in pieno le scelte fatte - commenta Gualtiero Marchesi - al di là dell’attenzione che mi hanno riservato, e mi auguro che, da questo momento in poi, all’alta ristorazione sia riconosciuto, anche in Italia, lo stesso ruolo che ha in altri Paesi. La cucina è la cultura di un popolo e quando è fatta bene diventa un messaggio che viaggia nel mondo, crea turismo e quindi Pil".
Bene, benissimo, era ora. Ma nel paese in cui la Kraft fattura 700 milioni di euro e ogni giornata è mondiale per qualcosa, concentriamoci su cosa ha detto Marchesi: "la cucina è la cultura di un popolo e quando è fatta bene...".
Smettiamola con le ricette veloci che strizzano l'occhio ai prodotti industriali, teniamo separata la cultura gastronomica con la "g" maiuscola (e sia pure non di massa) dall'intrattenimento superficiale, mandiamo in giro dei veri ambasciatori della cucina italiana e non degli ex rappresentanti.
domenica 25 settembre 2011
La Disfida del Lampredotto
FIRENZE - Madonne e Messeri fiorentin/questa è la disfida del gregge garfagnin
Mangiafarro e bruciafarin son quelli/del cucinar imberbi 'l centopelli
Or voglion educar con un complotto/l'arte gigliata del ghiotto lampredotto.
ch'armò le man del candido Donati/dotato saltator di carboidrati.
Forestier masticator di torte d’erbi/ e del bollir la gala più superbi,
ignoravan de’ lampredottai/ quel genio conditor ch’è Luca Cai
Ma il guanto della pugna conviviale/ infiammò della Passera il piazzale
e la “cucina bruta” del cuochino/ si ritrovò di fronte ‘l Magazzino.
In mezzo a due poltiglie colorate/ che pareano di pomi marmellate
sparite le medicee spezie tante/ a principiar da pepe, sale e piccante
nel bellettato ricettar di frodo/ che mise a dieta pure il denso brodo
si perser il boccon del lampredotto/ da Tornabuoni a piazza Gualfredotto
e a un pallido lindor di quintoquarto/ ridusser la ricetta dal gran parto
L’alta frattaglia reser così bell’e morta/ i mangiator di bischeri in la torta
E consoleasi vorran di quella lagna/ con vino pizzichino di Sciampagna
Ma la tripperia non chiede l’frizzantino/ tocca berci Chianti Rufina o Pomino
gazzettieri o mangiamozzarelle/ le penne in riva al Serchio son pur quelle.
Cari figli buccellati di Napoleone/ non sfidate gli eredi di Leopoldo Canapone
che per bollir con senno l’abomaso/ abbisogna dei Lorena il naso
sennò dei gustator di farro la gran spocchia/ finrà in pallor tal, com’è spannocchia
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martedì 20 settembre 2011
Il Blog delle Sagre/ Le tagliatelle fritte Monterubbianesi
di Stefania Pianigiani
MONTERUBBIANO - La mia cara Monterubbiano, che in questo momento si trova divisa tra due provincie, Fermo e Ascoli Piceno, fino a quando non si capirà esattamente cosa hanno intenzione di fare nella sedi delle caste romane…se levare o mettere, oppure ometterle tutte e due….mah…
Nel frattempo, i monterubbianesi hanno altro a cui pensare, in quanto son tutti presi, da altri giramenti….quelli delle “Tagliatelle Fritte”, palle di pasta, besciamella e altri ingredienti segreti, che devono assemblare, infarinare e impanare prima di friggere… Uomini e donne, tutti con i compiti assegnati, ognuno alla propria postazione di battaglia…
Le “Tagliatelle Fritte”, sono il fiore all’occhiello del paese, tanto da essere conosciute fuori dai territori Piceni e alle quali è dedicata una sagra che dura ben tre giorni. Ogni anno il 10, 12 e 13 agosto, gli abitanti del borgo, danno vita a questa sagra molto particolare: le tagliatelle vengono lessate in abbondante acqua salata, dopo di che amalgamate con altri ingredienti.
La formula è segreta, e mi par giusto che resti così…uno può tentare di indovinare gli ingredienti, ma alla fine resta sempre basito, su come si formino queste delizie, simili ad arancini, ma ancora molto misteriose…..
Il consiglio è di presentarsi presto a cena, onde evitare file chilometriche e rischiare di mangiare alle dieci! Da alcuni anni il comune si è attrezzato, mettendo a disposizione dei forestieri, bus navetta gratuiti, che fanno la spola con il piccolo centro storico e il parcheggio fuori dal paese.
A Monterubbiano, sembra di tornar indietro nel tempo, con le vecchie e lunghe tavolate disposte per le vie, le luminare che fanno tanto festa patronale come la “feria” portoghese, i profumi di fritto e brace che si spandono per l’aria..
Stranamente alla cassa, non si riempie un modulo o si fanno crocette su un foglio prestampato, ma si prendono dei biglietti con sopra scritto quello che si vuole..tagliatelle fritte,olive all’ascolana , panino con salsiccia, patatine fritte, cocomero. Da bere, acqua , rosso Piceno e quest’anno anche birra artigianale!
Alla fine si esce fuori con un mazzo di carte stile scala quaranta! Le tagliatelle fritte costano 7, 50 euro per tre “palle” condite con un ragù di carne molto “lento”, dove prevale il pomodoro, le olive, costano 4 euro, forse un pochino eccessive, il panino con la salsiccia 3,50 euro.
Fatta la fila, trovato il posto, non resta che gongolarsi beatamente con ogni boccone ingerito! Il paradiso per una sera è qui! Dopo si smaltisce il tutto con il ballo in piazza, il gioco della ruota dove si vincono le “lonze”, e una bella passeggiata ai giardini di San Rocco. Ma non vi preoccupate, se non ce la fate a capitare nei giorni di sagra, a Monterubbiano le tagliatelle fritte le trovate tutto l’anno al Ristorante Da Pazzi,oppure alla pasta fresca di Francesco Conti. E’ un occasione in più per venire a visitare questa perla marchigiana, ricca di chiese, monumenti, e una splendida vista che spazia dall’Adriatico ai Sibillini.
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mercoledì 14 settembre 2011
Lampredotto con le Bacchette
FIRENZE - Questa e' la Firenze che ci piace. Quella che serve il suo piatto di strada per antonomasia come fosse internazionale: il lampredotto con le bacchette.
E' successo al Magazzino in piazza della Passera. Non un luogo a caso se questo scorcio fu voluto da un inglese nel dedalo di stradine tra Pitti e via Maggio, dove abitava Ottone Rosai e dove c'erano i bordelli.
Luca Cai e' un cuoco giramondo col gusto della schietta ospitalita' e anche se all'ultima Rotta del Vino ha fatto un "arrosto" o se non preferisco il suo sushi di lampredotto a uno di toro, mangiare questa zuppa con le bacchette e' geniale.
Dovrebbero servirlo tutti cosi' quando non si mangia questa frattaglia nel panino. E' uno dei piatti più amati dai turisti giapponesi (e solo da loro) notoriamente più gourmet di altri.
E' comodo per non far sgusciare le pieghe della gala, efficace per saggiarne anche al tatto la turgidita', e sufficiente a sentirsi in una citta' più cosmopolita.
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E' successo al Magazzino in piazza della Passera. Non un luogo a caso se questo scorcio fu voluto da un inglese nel dedalo di stradine tra Pitti e via Maggio, dove abitava Ottone Rosai e dove c'erano i bordelli.
Luca Cai e' un cuoco giramondo col gusto della schietta ospitalita' e anche se all'ultima Rotta del Vino ha fatto un "arrosto" o se non preferisco il suo sushi di lampredotto a uno di toro, mangiare questa zuppa con le bacchette e' geniale.
Dovrebbero servirlo tutti cosi' quando non si mangia questa frattaglia nel panino. E' uno dei piatti più amati dai turisti giapponesi (e solo da loro) notoriamente più gourmet di altri.
E' comodo per non far sgusciare le pieghe della gala, efficace per saggiarne anche al tatto la turgidita', e sufficiente a sentirsi in una citta' più cosmopolita.
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lunedì 12 settembre 2011
La Rotta del Vino 2011
ROSIGNANO MARITTIMO - Cristiano Tomei dell'Imbuto di Viareggio ha dominato l'ultima edizione della Rotta del vino del porto di Cala de' Medici.
Lo chef viareggino neo papa' da pochi mesi ha vinto il primo premio gastronomico e quello della combinata, confermando quell'entusiasmo che il diventare padri puo' infondere e un suo momento di grazia.
Sul podio terzo anche Michele Martinelli della Locanda omonima a Nibbiaia (ottimo il suo baccala' in panure di zafferano) e secondo il Lunasia rappresentato dai secondi di Luca Landi (nella foto il loro piatto del primo giorno).
Da segnalare il ristorante Le Nuvole che avrebbe meritato sicuramente di più per i suoi piatti sempre ben amalgamati e il verace piccione di Del Duca a Volterra. Brava anche la cuoca di Bacco e la Volpe, ex Casina delle Ostriche per i suoi piatti schietti di pesce povero.
Tra i vini hanno svettato Grattamacco 2008 tra i rossi importanti e Le Ripalte 2009 tra quelli freschi mentre per i bianchi finalmente interessante il trebbiano bio di Cosimo Maria Masini.
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Lo chef viareggino neo papa' da pochi mesi ha vinto il primo premio gastronomico e quello della combinata, confermando quell'entusiasmo che il diventare padri puo' infondere e un suo momento di grazia.
Sul podio terzo anche Michele Martinelli della Locanda omonima a Nibbiaia (ottimo il suo baccala' in panure di zafferano) e secondo il Lunasia rappresentato dai secondi di Luca Landi (nella foto il loro piatto del primo giorno).
Da segnalare il ristorante Le Nuvole che avrebbe meritato sicuramente di più per i suoi piatti sempre ben amalgamati e il verace piccione di Del Duca a Volterra. Brava anche la cuoca di Bacco e la Volpe, ex Casina delle Ostriche per i suoi piatti schietti di pesce povero.
Tra i vini hanno svettato Grattamacco 2008 tra i rossi importanti e Le Ripalte 2009 tra quelli freschi mentre per i bianchi finalmente interessante il trebbiano bio di Cosimo Maria Masini.
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sabato 10 settembre 2011
Il Bucaniere San Vincenzo
SAN VINCENZO - Il Bucaniere di Fulvietto Pierangelini ha finalmente (ri)aperto meno di due mesi fa a San Vincenzo. Una moderna palafitta sul mare, maestosa ed essenziale.
Dietrologi stiano a casa. Non troveranno da alimentare credenze bibliche sulle "colpe" dei padri che ricadono sui figli per tre generazioni (se non in forma di due bravissimi allievi).
In questo stabilimento balneare Fulvietto porta in tavola la sua campagna da rigoroso norcino e il mare dei pescatori locali con un immenso lavoro nei dettagli.
Piccole e saporite cappesante con crema di finocchi e tartufo, il rischiosissimo sandwich di ricciola od ombrina al culatello ma che piacera' anche ai puristi per come si rincorrono salmastro e nocciola, spaghetti alla razza mantecati con suo collagene e il primo maialino della stagione.
Un privilegio assaggiare questa carne novella disintossicante delle tante "porchette" chiamate pure maialino altrove, cotta com'era in modo tradizionale e col suo pro-fondo e una purea toscana alla Robouchon.
C'e' il gusto dell'ospitalita' in questa terrazza sul mare oltre alla ricercatezza delle materie prime se anche dopo aver rinunciato al dolce arriva col caffè' una tazzina di cioccolato sciolto da leccarsi (letteralmente) le dita.
Una bella novita' per la Toscana costiera e non solo vacanziera, bagnata dal mare e da un ottimo Vosne Romanee, a circa 15/20 euro a portata (di più per il maialino).
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Dietrologi stiano a casa. Non troveranno da alimentare credenze bibliche sulle "colpe" dei padri che ricadono sui figli per tre generazioni (se non in forma di due bravissimi allievi).
In questo stabilimento balneare Fulvietto porta in tavola la sua campagna da rigoroso norcino e il mare dei pescatori locali con un immenso lavoro nei dettagli.
Piccole e saporite cappesante con crema di finocchi e tartufo, il rischiosissimo sandwich di ricciola od ombrina al culatello ma che piacera' anche ai puristi per come si rincorrono salmastro e nocciola, spaghetti alla razza mantecati con suo collagene e il primo maialino della stagione.
Un privilegio assaggiare questa carne novella disintossicante delle tante "porchette" chiamate pure maialino altrove, cotta com'era in modo tradizionale e col suo pro-fondo e una purea toscana alla Robouchon.
C'e' il gusto dell'ospitalita' in questa terrazza sul mare oltre alla ricercatezza delle materie prime se anche dopo aver rinunciato al dolce arriva col caffè' una tazzina di cioccolato sciolto da leccarsi (letteralmente) le dita.
Una bella novita' per la Toscana costiera e non solo vacanziera, bagnata dal mare e da un ottimo Vosne Romanee, a circa 15/20 euro a portata (di più per il maialino).
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venerdì 9 settembre 2011
Osteria Buonumore Viareggio
VIAREGGIO - E' con poco margine di smentita il ristorante di pesce col migliore rapporto qualita' prezzo della Toscana, l'Osteria Buonumore a Viareggio (3396920936).
Una baracca chiara con le sedie colorate nel cuore della pineta di Viareggio, dove l'odore di salmastro che sale dal porto lungo via Marco Polo s'infrange con quello dei pini di via Capponi.
La mamma di Simona (che e' la cuoca) arriva con la lavagna. Pochi piatti e pochi vini, ma tutti di estrema pulizia. Basti pensare che il crudo non e' condito che con extravergine, frutta e verdura (l'ombrina con pesche sottili, la palamita col pomodoro e le cicale con l'uva).
Le linguine all'acciughe (sic) sono al dente e mantecate da crude con la loro grassezza. Il fritto si mangia con le mani senza sporcarle. Qualita' e serieta' a 15 euro a portata, con schiettezza e la simpatia del cane Nina.
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Una baracca chiara con le sedie colorate nel cuore della pineta di Viareggio, dove l'odore di salmastro che sale dal porto lungo via Marco Polo s'infrange con quello dei pini di via Capponi.
La mamma di Simona (che e' la cuoca) arriva con la lavagna. Pochi piatti e pochi vini, ma tutti di estrema pulizia. Basti pensare che il crudo non e' condito che con extravergine, frutta e verdura (l'ombrina con pesche sottili, la palamita col pomodoro e le cicale con l'uva).
Le linguine all'acciughe (sic) sono al dente e mantecate da crude con la loro grassezza. Il fritto si mangia con le mani senza sporcarle. Qualita' e serieta' a 15 euro a portata, con schiettezza e la simpatia del cane Nina.
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giovedì 8 settembre 2011
Vino e convivio Capannori
CAPANNORI - E' una delle enoteche del Centro Italia col miglior rapporto... umano. Volevo dire rapporto qualita'/prezzo ovviamente, per i Borgogna e Champagne che si comprano bene come i supertoscani. Poi...
Ho ripensato alla Giuseppina che mi ha chiamato "cocchino" come si fa spesso nelle case toscane e umbre coi figli. A Lido Vannucchi che mi ha fatto assaggiare un distillato di caglio di latte dal sapore primigenio e una torta di pane e pere nata dall'amore di una donna per il marito povero.
Non sorprenda che sedersi a tavola in mezzo agli scaffali delle grandi bottiglie con un Morey Saint Denis '96, un vermiglio e sudante prosciutto di Mangalica o i filetti di Angus con le cappelle di porcini possano passare in secondo piano rispetto alle emozioni di una familiare e preparata ospitalita'.
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Ho ripensato alla Giuseppina che mi ha chiamato "cocchino" come si fa spesso nelle case toscane e umbre coi figli. A Lido Vannucchi che mi ha fatto assaggiare un distillato di caglio di latte dal sapore primigenio e una torta di pane e pere nata dall'amore di una donna per il marito povero.
Non sorprenda che sedersi a tavola in mezzo agli scaffali delle grandi bottiglie con un Morey Saint Denis '96, un vermiglio e sudante prosciutto di Mangalica o i filetti di Angus con le cappelle di porcini possano passare in secondo piano rispetto alle emozioni di una familiare e preparata ospitalita'.
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mercoledì 7 settembre 2011
Le Schiacciatine di Vale'
FORTE DEI MARMI - Le schiacciatine di Vale' nella piazza del Forte sono un mito per un paio di generazioni di fiorentini.
Eppure questi dischi di pasta dal diametro di una bordolese cotti nel forno elettrico conditi col sale grosso sopra sono a ben assaggiare un piatto sbagliato.
Troppo salate o troppo sciocche, troppo bruciacchiate o viceversa morbide, ma uniche per luogo, tempo e immagine come tante specialita' che hanno fatto di un'imperfezione la loro unicita'.
La signora che le infila nei sacchettini di carta a velocita' da non tenere il conto e' identica a dieci anni fa quando la piazza era il ritrovo dei giovani di buona famiglia.
Le code sulla Firenzemare non sarebbero sopportabili senza il profumo delle schiacciatine da passarsi in auto. Infine ho sempre avuto una simpatia per i cibi (da certi formaggi e salumi) pur imperfetti che invitano a una buona bevuta.
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Eppure questi dischi di pasta dal diametro di una bordolese cotti nel forno elettrico conditi col sale grosso sopra sono a ben assaggiare un piatto sbagliato.
Troppo salate o troppo sciocche, troppo bruciacchiate o viceversa morbide, ma uniche per luogo, tempo e immagine come tante specialita' che hanno fatto di un'imperfezione la loro unicita'.
La signora che le infila nei sacchettini di carta a velocita' da non tenere il conto e' identica a dieci anni fa quando la piazza era il ritrovo dei giovani di buona famiglia.
Le code sulla Firenzemare non sarebbero sopportabili senza il profumo delle schiacciatine da passarsi in auto. Infine ho sempre avuto una simpatia per i cibi (da certi formaggi e salumi) pur imperfetti che invitano a una buona bevuta.
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