![]() |
| Giulio Gambelli al centro durante una delle ultime degustazioni |
Gambelli era considerato l'enologo che più di ogni altro capiva il Sangiovese prima ancora che fossero selezionati i cloni migliori. E quando un'uva era perfetta, ruotava l'indice della mano destra sulla guancia con la semplicità della gente di terra.
Per chi non lo avesse conosciuto, bastino i nomi dei vini a base di uva sangiovese che seguiva. Montevertine, Poggio di Sotto, Soldera, Ormanni, Villa Rosa, Bibbiano, San Donatino e spero di non scordarne altre importanti. Qui trovate un video della degustazione in Versilia.
Martino Manetti, che mi ha informato della notizia dalla Svizzera, ma anche Tommaso Marzi Marrochesi che lo presentò per il premio a Poggibonsi, o lo stesso enologo considerato modernista Nicolò d'Afflitto, erano tra i suoi più sinceri amici ed estimatori, insieme ad alcuni colleghi come Carlo Macchi o Ernesto Gentili.
Ma Gambelli aveva insegnato a fare vino a molti altri produttori di Montalcino e del Chianti classico, tanto da creare l'appellativo di "gambelliano" per il sangiovese vero, traslucente, rubino o granato che fosse, ma soprattutto profondo sia al naso sia al gusto.
A me, per esempio, è sempre piaciuto molto anche il meno famoso San Donatino della famiglia di Leo Ferrè. Ecco Gambelli era capace di valorizzare anche quella nota selvatica del Sangiovese senza volgarizzarlo. L'anno scorso alle Logge a Siena, convinsi un'amica della bontà di questo vino, prima di allora da lei ignorato, con una riserva 2006.
Gambelli è morto, ma continuerà a vivere nelle sue grandi bottiglie grazie al principale privilegio che il vino concede a chi sa aspettarlo: il tempo. Mi unisco così all'appello di Martino Manetti. Stasera stappate un grande sangiovese gambelliano, in ricordo del Maestro.

1 commenti:
Sconcerto dolore, sofferenza, un grande ci ha lasciato,
quel video riprende un momento memorabile da me organizzato grande Aldo, fallo girare. ciao Lido
Posta un commento