LONDRA - Ho letto gia' i risultati della nuova classifica italiana dei Fifty Best della San Pellegrino. Tra l'altro sono gia' in parte pubblicati su Winenews.
Quando sara' terminato l'embargo alle dieci di oggi (tra un quarto d'ora) si sapra' che per gli italiani e' andata male, malissimo a dirla tutta. Io sono contento solo per gli amici del Dinner di Londra.
Ma la mia considerazione molto terra terra e' chiamamoli 50 Good, non 50 Best. E se la formula delle selezioni non funziona cambiamola, non ostiniamoci a sostenere che Chateaubriand e' meglio di Troigros perche' oggettivamente non e'.
La cucina italiana che e' come l'inglese per le lingue la più diffusa nel mondo non puo' essere relegata dietro a qualche exploit sud americano. Il mio non e' campanilismo.
La 50 Good sta diventando quello che la degustazione di Spurrier nel 1976 a Parigi fu per Bordeaux e Napa Valley. Ok, ci avete fatto scoprire i nordici e suddisti come all'epoca i cabs della California. Ora ridateci Cracco e i Troigros.
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