giovedì 3 maggio 2012
Allergeni del vino in etichetta
Maledetta primavera delle allergie, adesso ci si mette anche il vino. Dal primo luglio entra in vigore l’obbligo per le aziende produttrici di scrivere in etichetta se un vino contiene allergeni. Lo prevede il Regolamento Ue 1266 del 2010. Nel mirino del legislatore comunitario sono finiti “albumina” e “caseina” che l’industria vitivinicola ha utilizzato dai tempi di Pasteur per chiarificare il vino.
Ancora oggi a Bordeaux molti chateau preferiscono chiarificare i loro cru classé utilizzando il bianco dell’uovo come si faceva una volta. Ma dal primo luglio le seppur minime tracce di proteine animali lasciate da queste pratiche enologiche dovranno risultare in etichetta. Era già accaduto per i “solfiti”, l’anidride solforosa che si usa soprattutto per stabilizzare il vino, dichiarati nelle retro etichette statunitensi dal 1985 e in quelle europee dal novembre del 2005. Alla dicitura “contiene solfiti” oggi si affiancherà quella “contiene allergeni”.
Il Regolamento avrebbe dovuto entrare in vigore nel maggio del 2009 ma fu prorogato: «dal momento che la modifica delle norme relative all’etichettatura ha ripercussioni sul settore industriale, in particolare sulle piccole e medie imprese, le quali hanno bisogno di un periodo di adeguamento». La proroga è stata estesa e vale ancora oggi per i vini immessi sul mercato o etichettati prima del 30 giugno 2012 e fino all’esaurimento delle scorte. Dal primo luglio, allergeni nero su bianco.
Se l’Europa continua così le retroetichette del vino diventeranno una sorta di bugiardino da farmacia. Perderanno la poesia di violetta, frutti di bosco, cuoio e degli altri descrittori di profumi a favore di indicazioni terapeutiche. Passeremo dal romanticismo dei consigli sugli abbinamenti con gli arrosti o con la selvaggina, al terrorismo sugli ipocondriaci. I guru del marketing dovranno trovare nuovi spazi per i messaggi commerciali, tanto piene di indicazioni scientifiche saranno le informazioni sulle bottiglie.
La Coldiretti ha spiegato che «le proteine dell’uovo come quelle del latte – la discussione riguarda anche caseina, lisozima e derivati – vengono utilizzati come chiarificanti dei vini e, quando aggiunti in quantitativi definiti dai protocolli enologici, vengono eliminati con le successive filtrazioni. Per questo, scrivere “contiene” ovalbumina (o caseina) come si fa per i solfiti – che sono realmente presenti nel vino – può apparire uno scrupolo eccessivo».
Stando alle prime statistiche dei consulenti enologici, quasi tutti i produttori si sono organizzati per chiarificare i vini con la colla di pesce, che nel frattempo è stata tolta dalla lista degli allergeni. L’obiettivo è evitare di dover riportare in etichetta: “contiene allergeni”. «I miei clienti hanno preferito eliminare le proteine animali e vegetali» - ha spiegato l’enologo Lorenzo Landi. Ci avevano spiegato che il vino del contadino era più buono, oggi ci tolgono la tradizione di chiarificare con l’albume d’uovo. In nome della salute. E del vino antistaminico.
Articolo apparso sul Corriere Nazionale di oggi
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
1 commento:
secondo i principi dell'omeopatia, dosi infinitesimali di allergeni possono costituire il rimedio contro le allergie da essi stessi causate. con un approccio diverso sulle retroetichette potrebbe comparire la scritta "uso consigliato per gli intolleranti al lattosio e compagnia bella", anzichè "contiene allergeni".
da non sottovalutare il conseguente aumento delle vendite !-)
Posta un commento