lunedì 8 febbraio 2010

Addio alla Fornace di Mastro Giorgio

GUBBIO - Le ultime cene sono spesso più emozionanti delle prime per il senso d'irripetibilita' di cui sono cariche. Come qualche sera fa alla Fornace di Mastro Giorgio, da Giuseppe Rosati.

Una cena finita a rhum JM, un distillato che mi fu fatto assaggiare la prima volta da un amico francese alle 11 del mattino sotto i quasi 40 gradi del Vinexpo del 2003.

E cominciata con coratella, ma soprattutto pappardelle sull'oca e oca per secondo, come faceva mio nonno che degli eugubini era avversario balestriere, ma amico a tavola.

Una cena/madelaine perch' la Fornace chiude. Giuseppe si sposta alla Madia, li' accanto, con la sua cantina da esilio napoleonico (tosco franca) e una cucina più da trattoria.

Ma dal Tartufo d'oro, dalle cene di Marchese a quelle carbonare della politica, a un rhum che ha unito quel che una strada umidiccia divideva, il ricordo della Fornace non chiudera' mai.

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1 commento:

  1. eh? cosa? ci sono stata ieri a pranzo... non ne sapevo niente! ho mangiato delle fettuccine al tartufo da urlo (i paccheri alle cime di rapa meritavano invece al massimo un bisbiglio) ma trovo che facciano una bella cucina. che peccato... in bocca al lupo per quella che sarà, certamente, un'ottima trattoria.

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