venerdì 15 gennaio 2010

Frank Bruni, il Critico a Dieta




PERUGIA - Ho finito ieri sera di leggere Born Round, the secret history of a full time eater, l'autobiografia di Frank Bruni, il critico gastronomico del New York Times fino all'anno scorso (le sue recensioni hanno continuato a uscire fino a fine 2009), prezioso regalo di un'amica dalla Grande Mela e non ancora tradotto.

Bruni confessa di essere omosessuale e di essere stato bulimico. Se l'evoluzione dei conflitti interiori con tanto di mamme, ricette casalinghe e spaccato sociale italo-americano vi appassionano, leggetevi il libro. Se preferite il gossip sulla critica gastronomica newyorkese partite da pagina 200 circa.

Il libro infatti diventa interessante dal momento in cui il Bruni corrispondente del Times da Roma accetta l'incarico di food critic a New York e racconta gli italiani "pig obsessed" ma più magri degli americani perché "ate less", si mangia meno, e va a fare il suo apprendistato a Parigi (of course).

Bruni, come ogni buon giornalista, è ossessionato dal proprio lavoro. Il che si traduce nell'ossessione della dieta e in quella dell'anonimato. La prima domina la sua vita e non da del critico l'idea che sia un vero amante del cibo: "I'd abandon the double-cut pork chop after two bites from its edge, where the meat had a band of fat attached to it" ed è solo uno dei tanti esempi, per non citare le maratone in palestra.

Torna nei ristoranti più volte soprattutto per mangiare meno each, si muove con tre amici per assaggiare più piatti, fa girare i medesimi durante la cena... Ma l'ossessione dell'anonimato, più che condivisibile come onestà verso i lettori, raggiunge estremi talvolta anche tragicomici.

Come quando prenota con nomi falsi, ma cambia spesso e non si ricorda quello giusto all'arrivo al ristorante. Oppure usa cognomi tipo Pitt, Crowe, Clouney finendo inevitabilmente per suscitare maggiore interesse anziché il contrario.

Fino alla sortita di Jeffrey Chodorow, ristoratore del Mix, Ono, Kobe Club e altri, che stufo delle sue stroncature acquista una pagina sul Times per 44mila dollari e ci pubblica una lettera aperta per criticarlo e bandirlo dai suoi locali.

Bruni ci andrà, ovviamente, con parrucca e occhiali... Estremizzazioni, è vero, però figlie dell'aspirazione a un lavoro "part of what had made me attractive to my bosses as a reviewer was my independence".

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